EurUsd outlook Settimanale del 8 Luglio 2024 – La Sorpresa del Voto Francese

  • Poche novità dagli USA in una settimana dove la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione FED ha confermato la non volontà per ora di tagliare i tassi. Lo stato dell’occupazione di giugno ha confermato le attese con oltre 200 mila posti di lavoro creati, deboli alcuni indicatori Ism.
  • Messe alle spalle le elezioni francesi con la sorpresa della vittoria della sinistra, il mercato si interroga su quale futuro attende la politica europea, ma anche quali saranno le decisioni che prenderà la BCE durante l’estate. Uno stallo appare lo scenario più probabile.
  • EurUsd rimbalza sui supporti e torna a posizionarsi nella metà del range che ormai da mesi ne accompagna l’evoluzione. Lo sguardo è soprattutto verso la resistenza di 1,10.

Tassi fermi e sguardo agli spread

La reazione a caldo dei mercati all’esito elettorale francese non è stata disastrosa per l’euro che al contrario ha tentato una risalita in grado di recuperare la media mobile a 200 giorni e andare anche oltre.
I bond francesi vedono limare in parte le perdite degli scorsi giorni alimentate dal timore di un governo di maggioranza di destra che poteva provocare delle scosse telluriche di bilancio non irrilevanti per gli Oat (titoli di stato francesi). Rimane comunque un dato di fatto che il paese è spaccato in tre correnti politiche e governare non sarà facile.

Sui mercati comincia anche a serpeggiare dall’altra parte dell’Atlantico l’idea che un’affermazione di Trump a novembre sarebbe “amica” dell’inflazione complici politiche di spesa e dazi imposte dal tycoon. E non a caso i rendimenti dei Treasury sono tornati a ridosso del 4.5% trascinando tutte le curve dei tassi globali.

Le minute della FED, del resto, hanno confermato che non c’è fretta di abbassare i tassi. Servono dati che possano confermare come il processo di convergenza verso il 2% è solido. Le sensazioni non bastano. L’atteso dato sul mercato del lavoro si è risolto in una sonnacchiosa seduta post 4 luglio. Oltre 200 milia posti di lavoro creati anche se la disoccupazione sale leggermente.

Difficile in questa situazione assistere ad una modifica sostanziale dello status quo con il Giappone che continua ad essere penalizzato da un combinato di rendimenti bassissimi, politica monetaria poco propensa ad aumentare i tassi e debito sul Pil oltre il 250%. Dell’Europa abbiamo parlato, mentre in UK le elezioni politiche hanno portato all’affermazione dei laburisti che si trovano però di fronte a fondamentali di bilancio non certamente eccellenti. Un’eventuale debolezza del dollaro sembra frenata dalla scarsa brillantezza dei concorrenti.

L’euro reagisce bene al voto francese

La reazione di EurUsd dopo il voto francese è stata eccellente quasi che i mercati abbiano tirato un sospiro di sollievo. EurUsd, sceso per poco tempo sotto 1,07, testata la linea di supporto è ripartito verso l’alto con decisione salendo anche oltre la media mobile a 200 giorni. Ovviamente lo spazio per salire e proseguire questo sfiancante trading range c’è tutto e ci porterebbe a proiezioni in zona 1,10. Prima di tutto c’è però da superare la down trend line ribassista che unisce i massimi crescenti da dicembre 2023.

EurUsd (grafico daily) – un alternarsi di massimi e minimi ma ancora nessuna direzione

L’ultima zampata dell’euro è servita per allontanare il cambio dai supporti che contano ma anche per riaprire la pratica parete superiore del trading range. Che troverà in 1,10 un livello di resistenza molto solido e interessante oltre il quale cambierebbero tutte le prospettive per i prossimi mesi.
Qui passa la trend line ribassista che unisce i due massimi decrescenti del 2023 e qui EurUsd potrebbe mettere alla prova la volontà dei compratori di dollari Usa di continuare a mantenere le posizioni lunghe sul biglietto verde. Il passaggio tecnico sarebbe molto delicato.

EurUsd (grafico daily) – il mercato guarda con attenzione a 1,10

EurUsd outlook settimanale del 1 Luglio 2024 – Il rischio Eurozona che i mercati non vedono

  • Borse che stazionano sui massimi storici nonostante una FED ancora hawkins sui tassi e che non sembra voler accontentare mercati desiderosi di vedere un costo del denaro più basso.
  • Disastro Biden nel confronto tv con Trump in vista delle elezioni di novembre.
  • Rimane la Francia il baricentro dell’attenzione di mercati che stanno cercando di interpretare come la politica (anche monetaria) influenzerà il futuro della UE e dell’euro. Il primo turno elettorale francese ha confermato la vittoria della destra e la sconfitta di Macron
  • EurUsd che rimane depresso ma ancora lontano dai supporti più delicati di area 1,05. La reazione post elettorale è comunque stata positiva.

Pochi dati e solito ritornello

La settimana scorsa ha vissuto sull’onda prevalentemente di due eventi. Il primo confronto Trump-Biden e l’attesa per l’appuntamento elettorale francese dove Macron si gioca una buona fetta della sua permanenza all’Eliseo. L’appuntamento finale del doppio turno francese sarà per il 7 luglio, ma certamente questo stato di tensione si avverte sull’euro e sul mercato obbligazionario europeo dove gli spread francesi rimangono larghi. I primi risultati confermano la sconfitta di Macron e la vittoria della destra, ma anche la sorpresa della sinistra.
Le voci della BCE si sono alzate ripetutamente da parte di banchieri centrali desiderosi di gettare acqua sul fuoco di nuovi tagli nei tassi che il mercato richiede a gran voce in Europa dopo aver visto un’inflazione e una crescita in rallentamento.
Le notizie giunte da paesi come Canada, Australia e Norvegia di recente non sembrano incoraggiare, anche se la Gran Bretagna sta invece vedendo rallentare più del previsto i prezzi al consumo.
Una settimana avara di dati anche negli Stati Uniti dove per il momento la Federal Reserve sembra aver messo in chiaro come intende muoversi sul costo del denaro.
Prima servono segnali di rallentamento dal mercato del lavoro e poi si comincerà a ragionare sul se e quando intervenire. Curva dei rendimenti ancora invertita e mercati azionari ai massimi storici non cambiano quindi la musica di sottofondo dei mercati.
Il primo confronto tv tra Trump e Biden in vista delle elezioni di novembre si è risolto decisamente a favore del primo con il Presidente in carica in evidente difficoltà.

La Francia deprime l’euro

Prosegue noioso e sfiancante il trading range di EurUsd. L’assenza di notizie di rilievo ha mantenuto l’euro ben lontano dalla zona di pericolo, ma allo stesso tempo il dollaro americano si mantiene distante da quella fascia di resistenza che creerebbe le premesse per una ripartenza della moneta unica.
Sicuramente l’uscita da questo ampio rettangolo che va avanti da fine 2022 sarà destabilizzante per una delle due valute, ma fino a quando non ci saranno novità di rilievo sul fronte della politica monetaria (soprattutto americana), mantenere biglietti verdi per sfruttare il carry di rendimento rimane l’unica soluzione operativa accettabile.
Vedremo se gli esiti parziali (il secondo round è previsto il 7 luglio) delle elezioni francesi e i primi sondaggi post confronto Biden-Trump, altereranno un percorso che finora ha avuto nella bassissima volatilità una caratteristica peculiare.

EurUsd (grafico daily) – i supporti critici sono ancora lontani

I tassi di interesse americani hanno rappresentato, nell’ultimo anno, un’eccellente guida per quello che poi è stato l’andamento del Dollar Index. Salgono i tassi e sale il dollaro. Scendono i tassi e scende il dollaro. Fino alla divergenza in corso.
Spiegabile probabilmente con una forza del biglietto verde causata più dai demeriti altrui (elezioni francesi e svalutazione dello yen) che non da un cambiamento nella politica monetaria che ormai la FED sembra aver confermato come stabile almeno fino a settembre.
Non c’è fretta e voglia di modificare l’attuale stato dei tassi di interesse, almeno fino a quando non giungeranno segnali di concreto rallentamento dal mercato dell’occupazione e forse anche dalle borse in continuo aggiornamento dei massimi storici.
Evidente come in questa fase un nuovo rialzo dei rendimenti sui Treasury darebbe ulteriore vigore a un dollaro a quel punto desideroso di forzare non solo i nuovi massimi sullo yen, ma anche il critico livello di 1,05 contro euro.

Dollar Index (linea nera grafico weekly) vs rendimento Usa 10 anni (linea rossa) – la divergenza tra tassi in discesa e dollaro in salita

EurUsd outlook settimanale del 24 Giugno 2024 – La Francia mette pressione all’euro

  • Si ripetono le dichiarazioni di prudenza sui tassi di interesse da parte di esponenti FED che preferiscono attendere nuovi dati prima di dare la conferma al mercato che i tassi verranno tagliati nel 2024. Una buona notizia per il dollaro.
  • Rimangono ampi gli spread francesi rispetto a quelli tedeschi in vista dell’evento elettorale del 30 giugno che mette sotto pressione anche l’euro. L’incertezza sull’evoluzione politica francese condiziona il mercato obbligazionario, azionario e valutario europeo decisamente più volatile.
  • EurUsd rimane nella parte bassa del trading range ma lontano dal supporto chiave di 1,05. Per il momento è preferibile attendere uno spostamento più deciso del cambio verso zone di supporto/resistenze più consistenti.

Elezioni francesi e FED sotto la lente

Tiene naturalmente banco la Francia e la sua crisi politica che a breve troverà una soluzione con le elezioni politiche. L’’euro che per il momento subisce, ma relativamente. Lo spread tra Francia e Germania è schizzato oltre i 70 punti base, ai massimi degli ultimi 10 anni sui timori che un Governo sovranista potrebbe affidarsi alla spesa pubblica in maniera più consistente (vedi pensioni) per rilanciare la crescita, soprattutto dando seguito alle pulsioni avverse all’euro che, almeno a parole, sono state pronunciate dalla Le Pen in varie occasioni.

Macron non arriva comunque all’appuntamento del 30 giugno con i numeri dalla sua parte.
Il rating francese è stato appena tagliato ad AA con un deficit previsto costantemente sopra al 5% fino al 2025 dalla Commissione Europea. Per il momento però la moneta unica non sembra aver subito particolari scossoni, segno che i mercati non temono una Frexit. Aspettando le elezioni si può al contrario dire che forse proprio questo movimento dei bond transalpini rappresenta una buona opportunità per ricomprare moneta unica, almeno a giudicare da quello che è accaduto in passato in fasi simili di scenario di stress sugli spread.

La Fed ha sostanzialmente annunciato un taglio nei tassi nel 2024, il mercato non ci crede e ne sconta due e questo è il motivo per il quale il dollaro non guadagna tanto terreno nonostante i tormenti europei e giapponesi. Gli esponenti FED però continuano ad usare una retorica attendista, segno che la voglia di muoversi sul fronte del costo del denaro è poca.

Oltre alle elezioni francesi ci sarà da attendere l’11 luglio per il dato di inflazione americano e il deflatore del Pil del 26 luglio per capire meglio le intenzioni di Powell e dell’intera FED nell’ultimo meeting estivo previsto per il 30 e 31 luglio. L’ultima campanella prima del FOMC decisivo (e pre elettorale) del 17-18 settembre.

Euro debole ma non troppo

Osservando il grafico di EurUsd non emergono particolari segnali di stress. Il cambio rimane nella parte bassa di un range che vede nella zona di 1,05 il supporto chiave per il mese di luglio quando ci sarà maggiore chiarezza sul fronte politico europeo e dell’inflazione americana. Per il momento l’operatività continua ad essere quella di andare short all’avvicinamento di 1,10 e long in zona 1,05-1,06.

EurUsd (grafico daily) – pressioni ribassiste per l’euro ma senza esasperazioni

Il Dollar Index e la sua conformazione grafica sono comunque intriganti.
Il tentativo di abbattere i supporti non è andato a buon fine negando una figura di inversione di tendenza che sembrava prendere forma. Il rilancio dell’azione bullish da parte del dollaro getta adesso uno sguardo attento poco sopra 106. Dovesse essere perforata la resistenza che contiene il biglietto verde dalla fine della scorsa estate si aprirebbe un inaspettato fronte valutario americano che a quel punto significherebbe addio ribasso nei tassi nel 2024.

Dollar Index- (grafico daily) – il dollaro nega la rottura ribassista e rilancia

EurUsd outlook settimanale del 17 Giugno 2024 – La FED mette una pietra sopra i tassi

  • Il mercato si è illuso di un dato di inflazione in rallentamento a maggio, ma la FED ha gelato le speranze confermando che nel corso di quest’anno ci sarà quasi certamente un solo taglio dei tassi. C’è ancora troppa crescita economica e il rischio è quello di un second round dell’inflazione.
  • In Europa le elezioni politiche non provocano sconvolgimenti almeno a livello complessivo, seppur soprattutto la Francia è stata scossa da un evidente spostamento a destra che costringe il Presidente Macron ad indire nuove elezioni politiche. Spread francesi in allargamento ed euro in calo.
  • EurUsd si muove nella parte bassa del trading range. I tormenti francesi, ma anche la prospettiva di una FED più accomodante l’anno prossimo permettono al cambio di rimanere ancora flat a livello tecnico.

Europa, scossoni politici

Prima del FOMC i mercati ci speravano. L’inflazione di maggio in America aveva mostrato un rallentamento ulteriore a 3,3%, ancora più intenso sul dato core a 3,4%. Powell ha però gettato acqua sul fuoco confermando che al massimo sarà uno solo il taglio nel costo del denaro nel 2024. Il braccio operativo di politica monetaria non ha ancora ravvisato le condizioni per avere evidenze che l’inflazione stabilmente stia convergendo verso il 2%. Il mercato prezza adesso un taglio pieno nel mese di novembre e questo anche a causa di dati sullo stato dell’occupazione molto confortanti e che di fatto rischiano di aumentare le pressioni salariali.

Dall’Europa intanto sono arrivate due sentenze. La prima, quella dell’avvio di una fase di easing da parte della BCE che però sembra già mettere le mani avanti. Lagarde ha infatti precisato che potrebbe passare molto tempo prima del prossimo taglio nel costo del denaro. Il mercato non arriva al 100% di probabilità nemmeno a dicembre 2024 e anche in questo caso, come per gli Stati Uniti, saranno i dati a definire il nuovo percorso di alleggerimento nel costo del denaro.

I dati di produzione industriale continuano intanto a fornire numeri poco incoraggianti e ad aprile il calo su base annua è stato del 3% con la Germania che continua a rimanere il fanalino di coda della UE.
La seconda sentenza emessa la scorsa settimana è quella elettorale. Tutto sommato il Parlamento europeo si sposta più a destra ma non ci sono grandi scossoni a livello di maggioranza parlamentare che dovrebbe sostenere una ricandidatura di Ursula Von der Leyen come nuovo Presidente della Commissione Europea.

I problemi piuttosto arrivano dalla Francia dove il Presidente Macron, uscito sconfitto, ha indetto nuove elezioni che potrebbero incoronare il partito della Le Pen come leader del paese. Volano gli spread Oat-Bund, scende la borsa francese, in calo l’euro.

Volatilità “stabile”

Si è mosso EurUsd dopo i vari eventi accaduti in Europa e America su tassi e politica. Un po’ di volatilità che però non ha creato le condizioni per nessun movimento di rottura dei supporti e delle resistenze chiave. Almeno per ora. Prima una discesa violenta di quasi 200 figure da 1,09 e 1,07 in seguito all’instabilità politica francese che ha costretto il Presidente Macron ad indire nuove elezioni. Poi la FED e il dato di inflazione che hanno creato le premesse per un rimbalzo di nuovo a 1,08 sulla sensazione che comunque in Europa gli equilibri politici consentiranno la formazione in tempi rapidi di una nuova Commissione Europea. E poi un nuovo affondo sempre con la Francia a fare da imputato principale.
E così la settimana si è conclusa in calo per EurUsd, ma ancora sopra ai primi supporti critici i 1,065 con 1,05 a fare da primario spartiacque.

EurUsd (grafico weekly) – i supporti per il momento reggono nonostante la crisi francese

In una fase stabile come questa lo sguardo può spaziare lontano e allora aggiorniamo il modello ciclico che prevede un massimo o minimo di spessore su EurUsd esattamente fra un anno. Un modello che dalla crisi del 2008 ha sempre fatto molto bene e che per questo è da tenere in dovuta considerazione. Per vedere aumentare le probabilità che questo punto di svolta sia un massimo serve uno strappo deciso sopra le resistenze di 1,10/1,12. Per un minimo la rottura ribassista di 1,05.

EurUsd – (grafico monthly) – fra 1 anno ci sarà un importante evento ciclico

EurUsd outlook settimanale del 3 Giugno 2024 – Una finestra favorevole all’euro

L’attività economica non rallenta e la FED non lascia trasparire nessun segnale di apertura sui tassi che, di conseguenza, si adeguano risalendo verso l’alto. Le borse attendono i meeting di BCE e la FED per avere un quadro più chiaro sull’evoluzione delle rispettive politiche monetarie In Europa l’inflazione rialza la testa e questo elemento potrebbe indurre la BCE a prendersi un altro periodo di aspettativa prima di tagliare il costo del denaro a giugno. Soprattutto in Germania i dati hanno stupito EurUsd ritorna sui propri bassi ma evita di scendere sotto supporti importanti come quelli di 1,08. Potremmo quindi essere di fronte ad una opportunità di ingresso long sulla valuta unica europea.

Anche in Europa l’inflazione non molla

La decisione BCE sui tassi si avvicina e il dato preliminare dell’inflazione europea di maggio è un passaggio fondamentale per comprendere se a Francoforte agiranno veramente in questa direzione oppure si lasceranno intimidire da qualche segnale contrastante emerso nelle ultime giornate. L’inflazione torna infatti a salire in Germania nei dati preliminari di maggio. Il 2.4% supera il 2.2% precedente con il dato core al 3%. Stessa sorte anche per l’inflazione spagnola salita al 3.8%. Italia e Francia toccano il 2.7%.

Il dato aggregato europeo sale anch’esso oltre le attese al 2.6% con il dato core al 2.9%. Se sembra fuori discussione il taglio di giugno scendono le probabilità di una seconda sforbiciata entro novembre. Intanto negli Stati Uniti che condannano Donald Trump con ben 34 capi d’accuso, il Beige Book non ha fornito ovità rilevanti, se non la conferma della persistenza di una crescita delle attività abbastanza diffusa a livello regionale che impone alla FED un doveroso wait and see. Un attendismo che ha spinto i rendimenti dei Treasury ad un livello più elevato rispetto alle scorse settimane rimettendo l’euro un pò sotto pressione e comunque sempre in un contesto di volatilità molto bassa.

Un pull back per i ritardatari

Tecnicamente il pull back di EurUsd potrebbe essere un’occasione di ingresso long per ritardatari. Come si può chiaramente vedere dal grafico il sostegno offerto dalla media mobile di breve periodo e dalla precedente down trend line, ha permesso al cambio di evitare un pericoloso ritorno sotto 1.08 che avrebbe rimesso in discussione tutta la struttura grafica. La capacità di reazione dell’euro potrebbe essere un indizio della volontà del cambio di portarsi a ridosso delle resistenze che contano in attesa del meeting BCE.

EurUsd (grafico daily) – un ritorno sui vecchi supporti che sa tanto di occasione di ingresso

Questo grande clima di incertezza è ben sintetizzato anche dal grafico del Dollar Index. Se per quello che riguarda EurUsd abbiamo capito quanto importante è 1,08, per il Dollar Index non ci sono molti dubbi circa il fatto che il biglietto verde ha reagito in modo per ora eccellente a ridosso dei supporti che contano e che sostengono il bull market da gennaio. Quindi grande attenzione al prossimo movimento perché una ripartenza definitiva sopra 106 segnalerebbe la concreta possibilità di un dollaro forte in estate, periodo stagionalmente non favorevole comunque al dollaro. Segnali quindi contradditori da EurUsd e Dollar Index che dopo i meeting delle rispettive banche centrali potrebbero finalmente sciogliere qualche dubbio sulla strategia estiva.

Dollar Index – (grafico weekly) – per il dollaro una bella reazione sui supporti

EurUsd outlook settimanale del 27 Maggio 2024 – Bassa volatilità

  • In una settimana avara di dati macro e in attesa di quelli molto importanti di inizio mese, il mercato si riposiziona aspettando di avere un quadro più preciso delle intenzioni della FED sulla revisione dei tassi.
  • In Europa l’attesa è tutta per la BCE che continua a mandare messaggi ai mercati rassicuranti sul fatto che a giugno è altamente probabile che ci sarà il primo taglio nei tassi di interesse.
  • EurUsd si muove all’interno di un range sempre più stretto dopo aver fallito per l’ennesima volta il tentativo di assalto alle resistenze. Volatilità pronta ad esplodere?

La BCE si muoverà per prima

La pubblicazione dei verbali FED relativi all’ultimo FOMC ha deluso i mercati.
I verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve hanno mostrato una banca centrale orientata a tassi alti, per un periodo più lungo del previsto. L’inflazione, come Powell aveva annunciato, fatica a scendere come da previsioni e addirittura alcuni membri del board sarebbero pronti ad alzare il costo del denaro se necessario. Nulla di nuovo ma vedendolo scritto sulla carta il mercato ha preso atto che di tagli anticipati per ora non se ne parla. Sembra quindi farsi sempre più strada l’ipotesi di tassi oltre il 5% per tutto il 2024 anche considerando l’evento elettorale di novembre che difficilmente Powell vorrà disturbare con manovre nel costo del denaro che potrebbero favorire uno dei candidati.

Nelle varie dichiarazioni si percepisce in modo evidente che fino a quando il mercato del lavoro non piegherà la testa difficilmente verranno mossi i tassi di interesse. Diverso l’orientamento in Europa con una Lagarde che esplicitamente ha dichiarato che, vista l’inflazione dell’area euro sotto controllo, esiste una forte probabilità che la Bce tagli i tassi di interesse nel meeting del 6 giugno. Anche in questo caso i dati di inflazione e crescita economica che arriveranno da qui alla data prevista di giugno saranno decisivi nell’influenzare la decisione finale di una BCE che in caso di taglio dei tassi si muoverebbe d’anticipo sulla FED, evento inusuale (ma già accaduto) da quando è nata l’autorità monetaria di Francoforte.

Il dato composite europeo è stato però fonte di contraddizione continuando la sua corsa sopra i 50 punti, livello al quale si avvicina sempre più la manifattura. Siamo ai numeri più elevati da maggio 2023, ma sono stati soprattutto i dati di crescita dei salari a sorprendere con un +4.7% trimestrale che supera il 4.5% dell’ultimo trimestre 2023. Numeri che offrono meno certezze alla BCE.

Ancora trading range

Dal 2017 a inizio 2023 le medie mobili a 50 e 200 giorni si sono incrociati appena quattro volte sempre confermando tendenze destinate a durare per diverso tempo. Dal 2023 a oggi, quindi poco più di 1 anno, sono state ancora una volta quattro gli incroci dando una chiara idea della confusione che regna sovrana nelle sale operative. I death (ribassista) o golden (rialzista) cross tra le due medie mobili per eccellenza (50 e 200 giorni) solitamente rappresentano una conferma di un trend. Nell’ultimo anno sono state invece una trappola per tori e orsi micidiale con tanti falsi segnali che hanno impedito ai trader di sviluppare strategie efficaci. Fino a quando non si uscirà dal range che vediamo qui sotto difficile avere margini operativi efficaci.

EurUsd (grafico daily) – l’incertezza espressa dalle medie mobili a 50 e 200 giorni.

Volatilità compressa ai minimi termini su EurUsd come si desume dalle bande di Bollinger mai così vicine tra loro dall’inizio del 2020. Riproponiamo un grafico visto qualche settimana fa. Poco da dire se non che ancora una volta il mercato (e l’esposizione long short dei traders sul mercato futures) conferma di non sapere che direzione prendere a causa di banche centrali che ancora rimangono poco orientate a scoprire le carte. Tecnicamente sopra 1.10 o sotto 1.06 (meglio 1.05) potremmo assistere ad una maggiore direzionalità. Per ora stand by.

EurUsd – (grafico weekly) – movimenti sempre più contenuti

EurUsd outlook settimanale del 20 Maggio 2024 – L’inflazione penalizza il dollaro

  • L’inflazione sale ma meno delle attese dando fiato alle attese di chi spera in ripetuti tagli nei tassi americani entro la fine dell’anno. Borse ai massimi storici e dollaro in difficoltà confermano la view dei mercati.
  • In Europa giugno sembra essere il mese nel quale la riduzione del costo del denaro sarà un dato di fatto anticipando così la FED. Intanto l’economia dell’Eurozona fornisce qualche segnale positivo di risveglio
  • EurUsd tenta l’attacco alle prime resistenze e a questo punto si muove verso la parte alta di un trading range ancora lungi dall’essere finito.

Inflazione USA, raffreddamento lento

L’inflazione offre una mano all’euro che approccia nuovamente livelli di resistenza che, se violati, potrebbero aprire le porte ad un rally della moneta unica. Ma questo lo vedremo tra poco nella consueta sezione dedicata all’analisi tecnica di EurUsd.

Il market mover della settimana, come da attese, è stato il dato di inflazione americano di aprile che ha mostrato un incremento mensile dello 0.3% contro lo 0.4% di marzo, mentre il dato annuale è salito del 3.4% contro il 3.5% atteso.

Tanto è bastato al mercato per uscire soddisfatto da una due giorni nella quale Powell si è mostrato più minaccioso del solito dicendo che la fiducia su un rientro dell’inflazione è scesa rispetto all’anno scorso. Ma ha anche ribadito che è improbabile che le prossime mosse sui tassi siano al rialzo. Un’ambiguità che nasconde il desiderio della FED di tenersi le mani libere per eventualmente rimandare ogni decisione sui tassi al 2025, soprattutto ora con le borse ai massimi storici e l’inflazione che fatica a sradicare il 3% come dato annuo nella sua versione core.

Ma sono stati soprattutto i dati flat delle vendite al dettaglio (contro attese di +0.4%) a galvanizzare gli investitori di fronte alla possibilità che un rallentamento economico trovi la pronta opposizione della FED con misure anticipate di taglio dei tassi. Escludendo auto e benzine le vendite al dettaglio sono infatti scese dello 0.1% e questo ha dato il via a importanti vendite di dollari Usa.

Dall’altra parte dell’Atlantico si continua a rafforzare l’idea che a giugno la BCE taglierà il costo del denaro, la prima di una serie di mosse comunque limitata per il resto dell’anno. La ripresa di Eurolandia, seppur lentamente, sta proseguendo con dati macro incoraggianti. Se la BCE interverrà a giugno anticiperà la FED nella manovra di taglio dei tassi, evento non certamente ordinario nella breve storia di Francoforte.

Attacco alle resistenze

La salita dell’euro degli ultimi giorni potrebbe semplificare il lavoro della BCE a giugno. Tagliando i tassi la banca centrale avrebbe margine per gestire un eventuale ribasso nel valore della moneta unica sotto livelli di supporto che avevamo già definito chiave. Adesso area 1,085 diventa importante. E lo si capisce dalla difficoltà che ha il cambio nel riuscire a scalfire una resistenza oltre la quale si aprirebbero le porte a 1,098, massimo di marzo.

L’ipercomprato segnalato dal Rsi potrebbe essere il primo alert di arrivo del corrente rally. Se la storia di questa lunga fase laterale si ripeterà conosciamo già il finale con un rientro del cambio verso il basso dopo aver testato la parete superiore tra 1,10 e 1,12. Eventuali break rialzisti quindi potrebbero rappresentare l’ennesima trappola per tori e per questo ribadiamo ancora prudenza prima di abbandonare il dollaro.

EurUsd (grafico daily) – ipercomprato e possibile trappola per tori

Il grafico mensile che segue ci mostra la performance annuale di EurUsd e come si vede il trading range in corso finora ha prodotto un risultato sostanzialmente nullo.
Bassa volatilità e incertezza sull’evoluzione delle politiche monetarie hanno ovviamente avvantaggiato finora chi ha preferito il più ricco rendimento dei dollari americani a quelli dell’euro, ma proprio questa incapacità del biglietto verde di spingersi più avanti potrebbe anche nascondere una debolezza prospettica che avvantaggerebbe l’euro nel momento in cui dovesse venire confermata l’uscita dal trading range sopra 1,10/1,12.

EurUsd – (grafico monthly) – nell’ultimo anno invarianza assoluta

EurUsd outlook settimanale del 13 Maggio 2024 – Verso il taglio dei tassi in Europa

  • In attesa degli importanti dati sull’inflazione, il mercato americano galleggia sull’idea che la FED taglierà i tassi solo a partire da settembre. Le previsioni di crescita economica ancora vigorosa sembrerebbero supportare questa tesi.
  • In Europa dati macroeconomici misti sembrano confermare l’idea che la BCE a giugno apparterà un primo taglio nel costo del denaro. Più incerta la visione sui mesi successivi.
  • EurUsd prosegue nel suo percorso laterale di bassa volatilità che adesso prevederebbe una fase di maggiore debolezza del dollaro, ma sempre all’interno di un range piuttosto stretto e non direzionale

Aspettando l’inflazione americana

In una settimana avara di dati importanti, il mercato si sta muovendo tatticamente in previsione dei dati di inflazione e vendita al dettaglio che usciranno nei prossimi giorni e che disegneranno in modo più accurato i contorni delle aspettative sui tassi di interesse nella seconda parte del 2024. Attualmente il mercato sconta con una certezza importante un paio di manovre da parte della FED da settembre in avanti.

In seno alla banca centrale americana si nota comunque un tono ancora leggermente orientato verso la prudenza. Sulla base dei dati macro attualmente pervenuti non sembra esserci nessuna fretta di abbassare il costo del denaro e quindi, come sempre, saranno le prossime informazioni in arrivo dai mercati a farci comprendere meglio se sarà necessaria una sforbiciata sui tassi da parte della banca centrale.

Certamente la FED di Atlanta non ha contribuito in modo positivo ad alimentare queste aspettative, indicato in una previsione del 4,2% su base trimestrale la crescita reale dell’economia del secondo trimestre 2024.

In Europa i dati economici appaiono contrastanti. Alle buone notizie arrivate dalle vendite al dettaglio hanno fatto da controaltare i dati piuttosto deboli di marzo relativi alla produzione industriale. Soprattutto Spagna e Germania hanno visto arretrare i loro indicatori con questo ultimo paese che continua a vivere un momento particolarmente infelice per effetto del combinato debolezza del settore auto più domanda fiacca in arrivo dal mercato cinese, molto importante per Berlino.

A questo ovviamente si aggiunge una politica monetaria restrittiva che a giugno potrebbe però offrire la sponda ad una prima manovra di alleggerimento del costo del denaro. Dopo la Repubblica Ceca e la Svizzera anche la Svezia ha infatti tagliato i tassi in Europa; questo potrebbe essere un antipasto di quello che faranno Lagarde e soci nel meeting del prossimo mese.

Ancora nessun segnale chiaro da EurUsd

Ricordando sempre che la stagionalità attuale non è favorevole storicamente al dollaro, anche l’analisi tecnica sembra convincersi che per il biglietto verde è necessaria una fase di reset dopo la corsa delle ultime settimane. A spiegarci perché l’indicatore Relative Momentum Index. Simile al ben più celebre Rsi, l’Rmi ci mostra cosa accade al Dollaro Index dopo che viene toccata la soglia di ipercomprato sopra i 70 punti.

Oltre ad intercettare regolarmente dei top di mercato, l’indicatore lancia un messaggio molto chiaro. Prima di rientrare lunghi sul dollaro è opportuno attendere che lo stesso Rmi torni a visitare la terra dell’ipervenduto. La sintesi finale è che quindi appare ancora prematuro andare lunghi di dollaro in questo momento.

Dollar Index (grafico daily) – per il dollaro c’è un ipercomprato ancora da smaltire

Il grafico settimanale delle bande di Bollinger conferma l’ìncertezza di EurUsd nel prendere una direzione precisa. Come si vede chiaramente dalla figura, da inizio 2023 il cambio oscilla all’interno di uno stretto range compreso tra 1,05 e 1,10 che impedisce la fuoriuscita e quindi la direzionalità più precisa del cambio in prospettiva. Non si possono per il momento fare discorsi strategici, ma solo tattici che prevedono di andare long o short a seconda del supporto/resistenza interessati.

EurUsd – (grafico weekly) – trading range ancora dominante e bassa volatilità

EurUsd outlook settimanale del 6 Maggio 2024 – Per il dollaro altro attacco a vuoto

  • Il meeting della FED di maggio conferma le attese. Una mancanza di progressi nel percorso di rientro dell’inflazione non permette di abbassare la guardia sui tassi che probabilmente non scenderanno nel 2024. Intanto dalla disoccupazione qualche segnale di rallentamento.
  • In Europa si continuano a guardare i dati macro compresi i preliminari di inflazione che potrebbero dare semaforo verde a quel taglio dei tassi tanto atteso dai mercati a giugno.
  • EurUsd rimane nella parte bassa di un trading range che però, nonostante una FED hawkins sui tassi, non riesce ancora ad abbattere i supporti di area 1,05. Il rimbalzo seguente è un segnale che forse il dollaro ha esaurito la benzina?

La guardia sui tassi rimarrà alta, ma dall’economia segnali di prime fragilità

Il dollaro forte sta creando qualche tensione finanziaria a livello globale. Alcuni paesi emergenti abbassando il costo del denaro contribuiscono all’indebolimento della valuta nazionale. In Giappone il rialzo dei rendimenti sui Treasury americani sta provocando un’emorragia valutaria sullo yen per il momento rintuzzata dagli interventi della Bank of Japan. Eppure, la FED è decisa sul piegare l’inflazione e le sue aspettative.

Nell’ultimo meeting di politica monetaria i tassi sono rimasti invariati nella forchetta 5,25%-5,50% con il comunicato finale che ha ribadito come lo stato dell’economia e dell’occupazione sorprendentemente positivi stanno impedendo il raggiungimento del target di inflazione del 2% nei tempi previsti.
Questo prelude alla necessità di continuare ad utilizzare l’arma dei tassi in modo appropriato per far convergere nel medio periodo l’inflazione verso il 2% previsto.

Notizia che ovviamente ha riportato i tassi di interesse sui titoli di stato a breve termine americani sopra al 5% in previsione di un non taglio nel 2024. Ovviamente tutta la curva dei rendimenti si è alzata dando supporto ad un dollaro americano che comunque non sembra trovare la forza di piegare le resistenze dell’euro.

In chiusura di settimana però alcuni dati come l’ISM manifatturieri, tornato sotto l’asticella dei 50 punti, e le buste paga emesse ampiamente al di sotto delle 240 mila previste, hanno fornito al mercato buoni motivi per ritornare su azionario e obbligazionario nella speranza che questi primi segnali di rallentamento convincano la FED verso un ammorbidimento del costo del denaro prima dell’inverno.

La resilienza dell’euro

La FED non si muove e il mercato continua a navigare nell’incertezza.
Non si può dire che i trader non abbiano per il momento a loro disposizione fonti certe di guadagno. Si vende quando EurUsd arriva in zona 1,10 (o sopra), si va long quando al contrario viene sollecitata la base inferiore del trading range in zona 1,05. Ci siamo avvicinati nuovamente a questa soglia tecnica che lo ribadiamo, in caso di sfondamento verso il basso proietterebbe il cambio ben sotto la parità.
In assenza di temi andare long di EurUsd quando il cambio scende vicino a questi supporti è una buona idea e la chiusura di settimana lo ha confermato. Adesso attenzione a 1,08, livello oltre il quale l’euro potrebbe accellerare.

EurUsd (grafico daily) – lateralità e incertezza, ma l’euro c’è

L’analisi grafica del Dollar Index conferma un bull market che però nelle ultime sedute ha subito un uno – due micidiale a causa prima dell’intervento dello BOJ a difesa dello yen, e poi dei dati non esaltanti arrivati dal mercato del lavoro americano che hanno allontanato l’euro dalla zona di pericolo. Per il momento nulla di clamoroso con una tendenza che rimane rialzista per il DXY, ma attenzione a zona 104 la cui perforazione comincerebbe a mettere in difficoltà il bull market del biglietto verde incapace di arrampicarsi fino ai massimi del 2023. Altro segnale di debolezza?

Dollar Index – (grafico daily) – ancora bull market per il dollaro, ma…

EurUsd outlook settimanale del 29 Aprile 2024 Il dollaro ha fallito il match point

  • Ormai i mercati si sono rassegnati ad una FED in modalità hold per quasi tutto il 2024. Ma ogni dato macro negativo è il benvenuto per confidare in una inversione a U di Powell e soci sul costo del denaro. Ma se al dato negativo si abbina un’impennata dell’inflazione l’incubo stagflazione fa storcere il naso ai mercati.
  • Lagarde continua a prendere tempo sussurrando agli investitori che giugno sarà il mese decisivo per i tassi di interesse. Intanto i dati macro europei cominciano a migliorare e questo alimenta l’incertezza sulla politica monetaria.
  • EurUsd ancora una volta ha dato prova di una grande capacità di tenuta dei supporti di area 1,05 che hanno respinto puntualmente gli assalti del biglietto verde.

Se l’America rallenta e l’Europa accelera

I mercati hanno le idee abbastanza chiaro su cosa dovrebbe succedere sui tassi. La BCE farà un taglio, forse due, nel corso del 2024 con la prima mossa a giugno, mentre la FED forse solo alla fine del 2024 comincerà a mettere mano alla politica monetaria qualora l’inflazione cedesse un po’ di terreno rispetto ai livelli attuali e soprattutto la crescita economica perdesse vigore. E i dati Pmi hanno cominciato in effetti a registrare qualche incertezza negli Stati Uniti, mentre in Europa a sorpresa hanno cominciata a migliorare.

Ma è stato soprattutto il dato sul Pil americano del primo trimestre a creare tensione. Non solo è risultato abbondantemente sotto le attese (+1,6% contro stime di +2,5%), ma sono state le tensioni registrate sui prezzi saliti nella versione core del 3,7% (contro 3,4%) a innervosire le borse sul timore di stagflazione.

Due bei grattacapi per Powell e Lagarde che si trovano a gestire, da fronti opposti, una politica monetaria che ovviamente altererà anche le valutazioni delle rispettive monete. Un esempio perfetto è il Giappone. Nonostante la rimozione del tasso zero da parte della Bank of Japan a marzo, lo yen è stato martellato dalle vendite arrivando ai minimi dagli anni 90. Il motivo? La crescita dei rendimenti giapponesi è stata insufficiente a fronte di un aumento dei tassi sui Treasury che rende preferibili i titoli di stato Usa (e quindi il dollaro) continuando a sfruttare lo yen come moneta ideale per fare carry trade.

La ripresa dell’euro in tal senso appare un segnale che le due politiche monetarie di Eurolandia e USA forse non si allontaneranno così tanto, soprattutto perché la Germania, ex locomotiva d’Europa, sembra indicare che una ripresa non travolgente ma interessante è in corso come testimoniato dall’indice IFO.

I supporti tengono, niente da fare per il dollaro

Persiste uno scenario di ipervenduto su EurUsd come già visto la scorsa settimana. L’indicatore RSI nella classica versione daily sembra in effetti preludere a una reazione del cambio proprio in corrispondenza del supporto di 1,05 che avevamo individuato come fondamentale per la tenuta dell’euro.

Ovviamente una considerazione che va presa in considerazione in uno scenario di EurUsd che non interrompe la sua fase laterale che dall’inizio del 2023 sta accompagnando il rapporto di cambio. In caso di sfondamento di 1,05 verrebbe infatti formalizzata la più classica delle figure di testa e spalla ribassista con conseguenze prospettiche per l’euro che a quel punto alimenterebbero attese bearish particolarmente gravose per la moneta unica europea. Ma questa ipotesi non sembra per il momento probabile.

EurUsd (grafico daily) – l’ipervenduto ha favorito il rimbalzo dell’euro

C’è sempre la media mobile a 200 giorni a fare da spartiacque tra una fase laterale che ha appunto 1,05 come base inferiore, e un rialzo inaspettato quando importante per il futuro dei mercati dell’euro. Superare la media mobile a 200 giorni (oggi posizionata in area 1,10) non è una novità per EurUsd visto che ci ha provato senza successo ben due volte nel 2023. Riuscire nell’intento aprirebbe prospettive decisamente nuove per trader e investitori a quel punto probabilmente indirizzati verso la copertura maggiore del rischio di cambio dollaro americano. Scenario finora mai preso in considerazione da nessun analista, ma non scartabile a priori.

EurUsd – (grafico daily) – per l’euro c’è sempre quella media mobile da superare per cambiare passo

Plus500
Visita Opinione

Servizio CFD. 82% dei conti al dettaglio di CFD perdono denaro.