Azioni Tesla TSLA

Introduzione a Tesla

Se andiamo alla ricerca di una società capace di sorprendere investitori e addetti ai lavori nell’ultima decade di questo ventunesimo secolo, molto probabilmente una buona parte degli indizi ci condurrà verso Tesla.

L’azienda americana oggi associata all’industria dell’auto elettrica, in realtà genera i suoi ricavi anche con altre attività collaterali, come la produzione di pannelli fotovoltaici o i sistemi di stoccaggio energetico. Ad esempio, è notizia di pochi giorni fa che il business delle colonnine elettriche (i cosiddetti Supercharger Tesla) potrebbe aprirsi ai veicoli elettrici di altre case permettendo alla società di sviluppare l’enorme vantaggio competitivo accumulato nelle “pompe di benzina” del futuro.

La storia di Tesla

Associata alla figura di Elon Musk, uno degli uomini più ricchi del mondo, in realtà Tesla Motors nasce nel 2003 in California dall’idea di Martin Eberhard e Marc Tarpenning. I due imprenditori americani decisero, in onore dell’inventore Nikola Tesla, di lanciarsi in un business che General Motors aveva deciso di abbandonare dopo l’insuccesso del modello EV1. Solo un anno dopo, Elon Musk, fondatore di PayPal, fiutò l’affare ed entrò nella società diventando CEO solo cinque anni più tardi. Il mercato stava intanto cominciando ad apprezzare il primo modello di Tesla, la Roadster. La prima auto a utilizzare batterie con celle agli ioni di litio lasciò però nel 2009 spazio alla celebre Model S, la prima berlina completamente elettrica che raggiunse nel 2015 il numero di 100 mila modelli prodotti. Nel 2016 Tesla divenne main stream con la Model 3 che in una sola settimana dal lancio ricevette 325 mila prenotazioni.

In quale settore di mercato opera Tesla?

Il settore principale nel quale opera Tesla è naturalmente quello automobilistico capace di generare l’85% del fatturato complessivo. Musk però non ha dimenticato il beneficio della diversificazione del business. Le tante acquisizioni degli ultimi anni hanno così messo definitivamente alle spalle il 2013, anno nel quale era stata valutata la vendita della società a Google a causa delle difficili condizioni di bilancio.

La costruzione della rete di Supercharger, l’investimento in stabilimenti completamente automatizzati destinati alla produzione di batterie per ridurre una delle componenti più onerose dei modelli di Tesla, ma anche l’acquisto di società attive nel settore fotovoltaico piuttosto che nei sistemi di produzione automatizzata passando dall’intelligenza artificiale alle attività spaziali, hanno reso Tesla una delle società più ambite dai media, ma anche dagli investitori di tutto il mondo.

Chi sono i competitor di Tesla

Nel 2017 l’aumento parabolico delle quotazioni di borsa delle azioni di Tesla a Wall Street portò la capitalizzazione della società a livelli superiori a quelli dei suoi due principali competitor americani nell’industria dell’auto, General Motors e Ford. Un incredibile contro senso per molti analisti che continuavano a guardare i volumi di auto prodotte e non le prospettive future del business elettrico nel quale Tesla si era guadagnata il ruolo di pioniera.

Per fornire un metro di misura utile a comprendere il fenomeno, i ricavi della solo componente auto di Tesla nel 2020 sono stati di oltre 29 miliardi di dollari mentre Ford e General Motors hanno superato i 100 miliardi di dollari. Eppure Tesla capitalizza in borsa oltre 600 miliardi contro i 55 miliardi di Ford e gli 82 di GM.

Chi sono gli azionisti principali della società?

Elon Musk oltre che CEO è il principale azionista della società con oltre il 17% di quota posseduta seguito a debita distanza dai più grandi fondi di investimento americani come Vanguard (6%) e BlackRock (5%). Nessuno al momento può mettere in discussione il dominio di Musk sul business di Tesla.

Utili e ricavi passati e futuri

Il fatturato di Tesla viene generato per il 50% negli Stati Uniti con la Cina che segue a ruota per un 20%. Secondo i dati di bilancio di fine 2020, Tesla ha prodotto ricavi per 31,6 miliardi di dollari con un incremento di oltre 7 miliardi rispetto al 2019. Il settore automotive ha fatto la parte del leone con ricavi in ascesa del 31% rispetto all’anno precedente. Un’impennata nei ricavi che ha fatto cambiare colore anche all’utile finale di bilancio. Da una perdita netta di 870 milioni di dollari ad un utile di 721 milioni nel 2020.

Per il 2021 le previsioni degli analisti indicano in quasi 50 miliardi il volume di fatturato previsto con un utile per azione che dovrebbe praticamente raddoppiare i 2,24 dollari del 2020 salendo a 4,38 dollari per azione.

Ciò che spaventa maggiormente gli investitori che ancora non hanno ancora comprato azioni Tesla è il rapporto attuale tra il prezzo e gli utili. Il P/E di oltre 600 è frutto dell’esplosione di prezzo del titolo in borsa. Naturalmente il mercato ci sta dicendo che con questi utili ci vorranno circa 600 anni per recuperare l’investimento, un’apparente follia legata però all’attesa di una decisa impennata dei profitti nei prossimi anni.

Le performance di Tesla in borsa

La quotazione al Nasdaq delle azioni Tesla (TSLA) risale al 2010 e da allora il prezzo è letteralmente decollato toccando un massimo storico a inizio 2021 a 900$ prima di ripiegare quasi il 40% sull’onda del discusso investimento in bitcoin che lo stesso Elon Musk ha, in modo contraddittorio, prima sostenuto e poi abbandonato almeno in parte a causa dell’elevata impronta inquinante della criptovaluta più capitalizzata al mondo. Rimane comunque un dato di fatto che coloro che hanno deciso di comprare azioni Tesla nel 2019, a oggi hanno più che quintuplicato il valore del proprio capitale investito.

Negli ultimi 12 mesi la performance è stata stellare e superiore al 200%, ma anche dalla quotazione sul Nasdaq del 2010 i numeri sono decisamente interessanti. Il 57% annuo composto raccolto a oggi da chi ha comprato Tesla il primo giorno di contrattazioni fa impallidire il già ricco 16% ritornato dallo S&P500 in questo arco temporale.

Pro e contro del business di Tesla

Ovviamente non sono tutte rose e fiori per Tesla. Il bear market nel quale l’azione è caduta in questa prima metà del 2021 è frutto di una discutibile e a volte controversa presenza mediatica di Elon Musk. L’attivismo dimostrato dal capo di Tesla nel mondo delle criptovalute è stato prima delizia e poi croce della quotazione del titolo. Grande spinta verso l’alto nel periodo in cui bitcoin toccava i massimi storici, debacle clamorosa nel momento in cui bitcoin perdeva il 50% del suo valore. Poi ci sono business “alternativi” non necessariamente redditizi che potrebbero drenare fondi al core business. Le esplorazioni spaziali di SpaceX sono tutte da verificare sotto il profilo della sostenibilità contabile e casi come quello recente di SolarCity (rischio di multa fino a 2 miliardi di dollari per una causa intentata dagli azionisti di minoranza di Tesla per l’acquisto poco trasparente di SolarCity) possono rappresentare costosi incidenti di percorso.
Il rischio principale non sembra essere tanto quello di un flop del business elettrico verso il quale stanno convergendo tutte le principali case automobilistiche mondiali, quanto una rapida erosione del vantaggio competitivo a favore di società più strutturate e abituate a competere con margini di profitto compressi.

L’aver scelto Tesla come auto dei sogni per la maggior parte di italiani e tedeschi (ricerca Vandel 2021), due popoli che di motori se ne intendono, mette però in luce uno dei fattori di forza principali della società guidata da Musk, il valore del brand e il vantaggio competitivo acquisito in un settore come quello dell’auto elettrica ancora poco affollato di marchi specializzati. Come già dimostrato in passato con PayPal, Musk potrebbe a un certo punto voler monetizzare il valore di Tesla per andare a scommettere su nuovi business visionari, lasciando camminare da sola quel gioiello tecnologico di nome Tesla.

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