EurUsd outlook settimanale del 2 Marzo 2026: Ritorna la guerra L’economia va, la FED non vuole ridurre i tassi Il caos dazi dopo la sentenza della Corte Suprema americana non fa bene al dollaro che ferma la sua ripresa immediatamente alle porte di 1,17. Chiaramente l’Europa non uscirebbe vincente da una vicenda che rischia di […]
Poche novità arrivate in settimana dall’America se non per la notizia di venerdì con cui la Corte Suprema ha bocciato i dazi di Trump. Intanto la FED conferma la sua volontà di mantenere una politica monetaria improntata alla prudenza nonostante il raffreddamento dell’inflazione. Inflazione che scende anche in Europa dove c’è il rischio di abbandono anticipato da parte di Lagarde nel 2027. EurUsd sempre in area 1,18.
Gli Stati Uniti sono in ripresa economica, ma creano pochi posti di lavoro, soprattutto concentrati su specifici settori. Questo l’esito di un dato sull’occupazione che ha confermato un calo della disoccupazione. L’inflazione continua la sua frenata.Per EurUsd l’ennesimo assalto alle resistenze di 1.19 sembra essere fallito.
Gli Stati Uniti continuano a fornire numeri molto solidi quanto a crescita economica nonostante la politica dei dazi e le incertezze geopolitiche. Anche l’Europa sta rispondendo bene in questo contesto con la BCE che preferisce mantenere fermi i tassi al 2%. Dopo il forte rialzo EurUsd sembra non riuscire a superare le resistenze chiave di 1,19 confermando l’importanza di questo livello anche per il futuro.
La FED mette in stand by la politica monetaria per un po’, probabilmente fino alla primavera inoltrata quando scadrà il mandato di Powell con il neopromosso Kevin Warsh pronto a subentrare. Intanto montano le tensioni geopolitiche e commerciali con Trump sempre protagonista. EurUsd sembra essere un buon termometro della sfiducia crescente nei confronti dell’America con un ritorno immediato in zona 1,20 prima della chiusura di mese sotto l’importante resistenza di 1,19.
Trump prova a far rivivere all’Europa un Liberation Day moment, ma fallisce nel suo intento trovandosi di fronte un blocco compatto (assieme al Canada) che lo fa desistere dalle mire espansionistiche in Groenlandia. Intanto prosegue la ricerca del candidato alla FED che dovrà sostituire Powell. Dollaro che subisce questa fase di incertezza indebolendosi.
Proseguono le tensioni a livello geopolitico. Dopo il Venezuela sembra essere il regime iraniano il prossimo bersaglio dell’amministrazione Trump con le rivolte popolari che stanno facendo salire le tensioni nel paese medio orientale. A questo si sommano le tensioni con l’Europa collegate alla Groenlandia. Il dato dell’inflazione americana intanto conferma il proseguimento di una tendenza declinante dei prezzi al consumo. Dollaro ancora in leggera ripresa
Trump continua a catalizzare l’attenzione dei media dopo la destituzione del presidente venezuelano. Si alzano i toni della sfida con Cina e Russia, ma anche con l’Europa viste le mire di Trump sulla Groenlandia. E poi c’è il Sud America come terra di conquista. I dati confermano un raffreddamento dell’inflazione sia in Europa che in America. Negli States cala la disoccupazione ma i posti nuovi di lavoro sono pochi. Ripiega EurUsd.
Chiuso un 2025 particolarmente negativo per il dollaro amerciano si cominciano a vedere le prime previsioni sul 2026 delle grandi case di investimento con alcuni elementi sfidanti che attendono il biglietto verde. Non solo l’analisi tecnica dei prezzi, ma anche eventi cruciali come le elezioni di medio termine negli USA e il cambio di guida alla FED sono market movers in irrilevanti.
L’America non è riuscita a creare lavoro nell’ultimo trimestre a causa dello shutdown e probabilmente di consumatori meno propensi a spendere a causa di un’inflazione che fatica a scendere. Trump rassicura il paese confidando nel futuro Presidente della FED che abbasserà i tassi. Il dollaro subisce un contesto dove rimane la grande incertezza sull’evoluzione della guerra in Ucraina.