Il dollaro ha risposto in modo eccellente alle parole di Powell che praticamente ha ammesso che la banca centrale dovrà fare di più per combattere un’inflazione e soprattutto un mercato del lavoro troppo tonico e resiliente. Situazione analoga anche in Europa con la BCE attesa ad un nuovo rialzo nel costo del denaro di 50 punti base. Intanto sullo sfondo cominciano a fallire banche americane che potrebbe rimettere in discussione la politica della FED.
Il dollaro ha tentato di riprendere la sua marcia ma ha trovato un euro caparbio sulla sua strada. I dati di inflazione europei peggiori delle attese hanno rimesso al centro le aspettative di manovre BCE più intense del previsto mentre negli Stati Uniti il mercato abbondona l’idea di vedere un taglio del costo del denaro nel 2023.
Bene ma non benissimo, questo il quadro emerso dall’ultimo verbale del FOMC. Una FED quindi non disposta ad accontentare il mercato e un dollaro che di conseguenza reagisce positivamente all’idea che il rialzo dei tassi di interesse in America non sia esaurito anche perché l’inflazione si mostra più resistente del previsto . Una interessante figura tecnica emerge intanto dai grafici di EurUsd
Il mercato ha congelato le sue posizioni dopo che il dato dell’inflazione americana ha mostrato un rallentamento minore delle aspettative. Si attenderanno i meeting delle banche centrali a marzo con la dinamica del cambio che probabilmente si manterrà in un ristretto range correttivo fino a quella data prima di prendere una direzione più precisa.
Il mercato prende atto delle parole di Powell che indicano ancora troppa esuberanza nel mercato del lavoro rendendo necessarie nuove manovre rinviando così al 2024 il ribasso nei tassi. EurUsd attacca senza troppa convinzione i primi supporti confermando per ora il trend rialzista.
La Federal Reserve non delude i mercati alzando come previsto i tassi di 25 punti base offrendo una prima prospettiva di stop fra un paio di riunioni. Il mercato comincia a scommettere su tagli nei tassi a fine 2023. La BCE aumenta come previsto di 50 punti base e Lagarde apre su un rallentamento del passo dopo marzo.
Il mercato crede che i rialzi di questa settimana che arriveranno dalla Federal Reserve saranno destinati ad essere ridimensionati a fine anno quando il rallentamento economico chiederà dazio. Questo spiega il rally delle borse e questo spiega la debolezza di un dollaro ormai prossimo a livelli critici di 1,10/1,12 contro euro
I gestori stanno rapidamente ricoprendo le posizioni di sottopeso sull’Europa che avevano caratterizzato il 2021. Situazione che sta favorendo la risalita di EurUsd anche sulla prospettiva di una FED meno aggressiva sui tassi e che, addirittura, entro fine 2023 potrebbe tagliare il costo del denaro se il rischio recessione si facesse più alto complice anche il raggiungimento del tetto sul debito.
Il 2022 è stato un anno ancora sfavorevole a EurUsd, ma la reazione arrivata a partire da settembre in avanti è stata talmente travolgente da invertire la tendenza. La FED si avvia a esaurire l’aumento dei tassi mentre la BCE continua a combattere l’inflazione. L’euro in questo contesto si avvantaggia anche per le minor preoccupazioni sul fronte dell’energia nel Vecchio Continente.
I verbali del meeting FED di dicembre confermano la linea dura della banca centrale nel contrastare l’inflazione. Nessun membro si è detto favorevole a ridurre il costo del denaro nel 2023. Intanto in Europa l’inflazione scende più velocemente del previsto, un fattore che potrebbe zavorrare l’euro nel breve termine.