La destituzione del Presidente venezuelano Maduro ha aperto nuovi scontri geopolitici all’interno di un sistema già di per sé teso. Russia e Cina immediatamente hanno sollevato critiche all’azione americana di sostituire la guida venezuelana prendendo praticamente una sorta di controllo politico e commerciale del paese, soprattutto per quello che riguarda il controllo delle risorse naturali.
Ma Trump sta alzando il tiro anche nel tentativo di preparare un possibile giudizio avverso proveniente dalla Corte Suprema sui dazi, ma pure sui file del caso Epstein che potrebbero vederlo coinvolto.
Il Presidente ha così allargato le sue mire verbalmente su altri paesi del Sud America come Messico e Colombia, ma anche sulla Groenlandia, territorio sotto il controllo politico danese ma che gli Stati Uniti vorrebbero “acquistare” perché ricco di materie prime e nelle mire di Russia e Cina. Il confronto-scontro con l’Europa dopo la questione ucraina rimane sul campo.
I dati americani confortano soprattutto lato non manifatturiero. L’Ism servizi è risultato ben superiore alle aspettative, in crescita rispetto al mese precedente. Soprattutto, è apparsa convincente la componente anticipatrice dei nuovi ordini, ai massimi degli ultimi quattordici mesi. In raffreddamento anche la componente dei prezzi pagati e questo è un messaggio rassicurante per una FED che può contare anche su una disoccupazione in calo, mentre i posti di lavoro creati a dicembre non sono stati più di 50 mila.
Il dato di inflazione in Eurolandia ha fissato nel 2% il dato su base annua, in perfetta sintonia con i tassi ufficiali. Mercati che finora hanno dato credito a Lagarde la quale ha promesso stabilità nella politica monetaria. Di questo non ne ha beneficiato l’euro che ha ripiegato fino a 1,16.
Certamente indispone questa incapacità della moneta unica di salire ulteriormente oltre le resistenze, ma sappiamo anche che fino alla fine di febbraio la stagionalità sorride al dollaro.
Il cambio più importante del pianeta non è riuscito in questo inizio di anno ad avere ragione delle resistenze. Un sentiment eccessivamente favorevole all’euro combinato a una stagionalità sfavorevole agevolano un processo di trading range che troverà in zona 1,15 un primo momento della verità. Qui passa la neck line di un potenziale testa e spalla che, se violata riporterebbe EurUsd fino a 1,125 con possibile estensione fino a 1,105 il 38,2% di ritracciamento di tutto il bull market recente.

Un fattore che rimane sotto traccia, ma dagli effetti potenzialmente esplosivi per EurUsd, è quello di una volatilità che rimane molto compressa. Le bande di Bollinger ancora una volta confermano, con la vicinanza tra bande superiori e inferiori che fanno risaltare un trading range che potrebbe uscire da qualsiasi lato avviando un nuovo trend nel 2026. Permangono valide le indicazioni di tenere sotto stretta osservazione 1,19 e 1,15 come i due livelli oltre i quali la volatilità su EurUsd potrebbe avere qualcosa da dire.
