Le due settimane di tregua concordate tra Stati Uniti e Iran dovranno essere messe a frutto nei colloqui avviati in Pakistan tra le parti nel tentativo di fissare una pace duratura. Sullo sfondo le tensioni belliche tra Israele e Libano che rendono ancora impraticabile lo stretto di Hormuz a cui ora si aggiunge la minaccia di blocco navale imposto da Trump dopo il fallimento del primo round negoziale.
Il prezzo di petrolio e gas rimane in tensione preoccupando e non poco le autorità monetarie e i Governi occidentali a serio rischio di dover gestire razionamenti energetici in estate e anche impennate nell’inflazione.
Il dato americano di marzo dei prezzi al consumo mette in difficoltà Trump. Con un aumento dell’inflazione del 3,3% rispetto al 2,4%, gli Stati Uniti rivivono una risalita dei prezzi che la banca centrale aveva magistralmente domato.
La FED, nel suo Beige Book, continua a mantenere valida l’idea di un possibile taglio nei tassi entro fine anno se la disoccupazione dovesse mostrare segnali di aumento permanente. Al tempo stesso Powell non sottostima i possibili impatti sull’inflazione ritenendo adeguato il costo del denaro attuale.
Stessi problemi in Europa con l’aggravante di una frammentazione politica che blocca ogni iniziativa diplomatico-economica comune, oltre che una politica energetica capace di sfruttare l’economia di scala del Vecchio Continente. I soliti temi ricorrenti in seno alla UE. Il rialzo dei tassi a lunga scadenza segnala comunque un rischio inflazione che la BCE dovrà considerare con prossimi aumenti del costo del denaro.
La lateralità sul cambio EurUsd prosegue con gli accordi di tregua che offrono l’opportunità all’euro di riprendere fiato e guardare con maggiore serenità alle prossime settimane, sia sul fronte dei rischi energetici che su quelli dell’aumento dell’inflazione.
Servirà tempo per smaltire le tossine, ma tecnicamente EurUsd ancora una volta ha avviato una fase di rimbalzo nel momento in cui il Macd ha raggiunto una fase di ipervenduto che già nel 2024 e nel 2023 aveva permesso alla moneta unica europea di risalire la corrente. Eventuali ritorni in zona 1.15 dovrebbero essere propedeutici ad uno spostamento dei prezzi verso la parte alta di 1.18/1.20 in uno scenario ancora di spiccata incertezza.

Le prossime chiusure mensili del Dollar Index saranno importanti per capire se effettivamente la direzione del biglietto verde durante la primavera-estate 2026 sarà bullish oppure no.
Stando all’oscillatore di momentum, se dopo essere entrato in ipervenduto scatta il segnale bullish, per il dollaro comincia una stagione positiva che spinge il biglietto verde almeno verso la linea centrale del canalone di regressione. Significherebbe, in caso di formalizzazione del segnale, un recupero di un almeno il 6-7% per il biglietto verde.
Siccome dal 2008 il segnale non si è mai rivelato falso, l’attivazione di questo evento si rivelerebbe una eccellente opportunità di ingresso.
Ma, e qui sta il punto, la tregua di due settimane concordata tra Iran e Stati Uniti ha per il momento evitato l’attivazione del segnale bullish. Il rimbalzo violento di EurUsd ne è stato la conferma confermando la non volontà del mercato per ora di affidarsi senza indugi al dollaro.
