Quello che sembrava un accordo in grado di sopire le tensioni per un po’ di tempo è durato qualche giorno, con gli attacchi americani e la risposta iraniana verso le base nel Golfo che interrompono una fragile tregua.
L’Iran accampa diritti di pedaggio verso le navi che transitano da Hormuz, Trump non ci sta. Il calo del prezzo del petrolio segnalava un eccessivo ottimismo da parte di un mercato che ora deve fare i conti con rinnovate tensioni.
Inevitabile andare così ai verbali dell’ultimo meeting della Federal Reserve, decisamente più hawkins delle previsioni e che a questo punto con una crescita certificata come vigorosa e i rincari prevedibili sui prodotti energetici, quindi aumento dell’inflazione, potrebbe alimentare le attese per un rialzo dei tassi magari dopo le elezioni di mid terms. Non facile la gestione della politica monetaria per Kevin Warsh che prima o poi dovrà affrontare le richieste di Trump, ovviamente di una politica dei tassi più distensiva.
In questo contesta suona fuori tempo la prudenza di una BCE che si è fatta ingannare evidentemente dalla quiete nel Golfo, senza tenere conto che ad esempio il prezzo del gas alla borsa di Amsterdam è fastidiosamente vicino ai 50 euro. Inoltre, c’è la questione militare con un vertice Nato che sancisce un necessario impegno europeo in maggiori spese anche a sostegno dell’Ucraina. E questo non potrà che avere un impatto inflazionistico anche solo per la competizione con il tessuto industriale delle materie prime necessarie per la produzione.
Il riaccendersi delle tensioni riporta dunque denaro sul dollaro che si mantiene in prossimità dei supporti di 1,14 contro euro, mentre a poco sono valsi gli sforzi della BOJ per tamponare i cali di uno yen sempre debolissimo.
Un grafico quello daily di EurUsd che non manchiamo di riproporre ogni settimana perché conferma la feroce battaglia che si sta consumando a ridosso della base di supporto di 1,14. Questa potenziale, almeno fin quando non abbattuta, linea del collo della figura di testa e spalle, rimane lo scoglio principale per un biglietto verde che in caso di cedimento si spingerebbe verso 1,12 prima, ma probabilmente anche più giù in seguito con le aspettative di inasprimento sui tassi da parte della FED che guiderebbero la forza del biglietto verde.

Il persistere a ridosso di supporti cruciali per EurUsd come 1,14 è un elemento che in un certo senso potrebbe giocare a favore di euro se il tempo passerà senza provocare fratture tecniche nette, ovvero sfondamento proprio di 1,14 e successivo affondo sotto 1,12.
L’ipervenduto settimanale che ha intercettato il minimo dell’inizio del 2025 ancora non si intravede a livello grafico e quindi appare prematuro pensare ad un bottom definitivo, ma il progressivo avvicinarsi a questa soglia aumenta le possibilità di tenuta da parte dell’euro. Inoltre i dati provenienti dal mercato futures evidenziano un sentiment decisamente depresso sull’euro ed entusiasta sul dollaro. Scenario tipico per un rimbalzo di EurUsd nei prossimi giorni.
