Continua a rimanere attuale la guerra nel Golfo Persico con l’Iran che chiudendo lo stretto di Hormuz impedisce l’export di petrolio agli altri paesi, mantenendo così alta la tensione sul prezzo del greggio che costringe i primi rilasci di riserve strategiche da parte dei paesi consumatori.
Situazione non semplice con la reazione iraniana che rischia di prolungare tempi ed allargare il conflitto creando ulteriori tensioni. Preoccupata anche la Cina e l’Asia intera principali destinatari del petrolio in arrivo dal Medio Oriente.
Il rapporto sull’inflazione negli Stati Uniti di febbraio non ha provocato grandi reazioni. Seppur in aumento (+2,4%) era atteso ed ora si guarda soprattutto alle conseguenze che potrà avere la guerra sui prezzi alla produzione e al consumo. I costi energetici, a partire dal prezzo alla pompa di benzina, sono in netta crescita. Trump non potrà certo permettersi di arrivare alle elezioni di mid terms in queste condizioni e per questo cerca di infondere sicurezza.
Le aspettative di inflazione a 2 anni sfiorano ormai il 3%, quelle a 5 anni sono vicine al 2,7%. L’obiettivo della FED del 2% è pura utopia e per questo la banca centrale non farà nulla sui tassi questa settimana. Non a caso i rendimenti decennali hanno valicato quota 4.25%.
Il Dollaro comincia a subodorare che solo una recessione potrebbe portare ad un taglio dei tassi e si prende la rivincita.
Anche in Europa cominciano a farsi largo ipotesi di possibili aumenti dei tassi se l’inflazione dovesse improvvisamente virare verso l’alto dopo l’ottima fase di contenimento da parte della BCE degli scorsi mesi.
EurUsd che perde i primi supporti critici. Uno sfondamento di 1,15 ha delle implicazioni immediate sul biglietto verde che ci portano a pensare ad una discesa fino almeno a 1,12. Un cambio di prospettiva che potrebbe arrivare dalla FED qualora fosse formalizzato un cambio di atteggiamento sui tassi.
Gli ultimi giorni hanno visto un rialzo dei rendimenti sui bond americani favorendo così la ripresa del dollaro anche in un contesto di ricerca della sicurezza. Da qui l’euro deve reagire.

L’impennata delle quotazioni del gas naturale quotato in Europa hanno trovato un immediato riscontro nella caduta dell’euro.
Rappresentato a livello grafico su scala invertita, EurUsd ha infatti una perfetta correlazione inversa con il prezzo del gas naturale.
Quando il costo dell’energia sale come in questo momento, l’euro perde terreno. Questo pone una seria ipoteca sulla possibilità di vedere l’euro molto più in alto nei prossimi mesi se le tensioni non rientreranno a breve.
