EurUsd outlook settimanale del 20 Luglio 2026: L’illusorio calo dell’inflazione

  • America che vede rallentare l’inflazione a giugno, in un contesto di tensioni geopolitiche e di scontri militari che tornano a riaccendersi nel Golfo Persico. La FED è divisa ma il mercato pensa che prima delle elezioni di mid terms sarà necessario un ritocco all’insù.
  • Europa che nuovamente si trova a fare i conti con il rialzo dei prezzi energetici e quindi di inflazione importata che potrebbe indurre la BCE a nuove misure nei prossimi mesi, ovviamente a discapito della crescita. Preoccupa soprattutto il gas naturale ai massimi da quattro mesi.
  • I supporti di 1,14 continuano a impedire al dollaro un cambio di passo che potrebbe arrivare solo con la certezza di un aumento dei tassi da parte della FED.

La FED è pronta a combattere l’inflazione, forse

In una Federal Reserve dove le opinioni divergenti si sprecano, Kevin Warsh può essere soddisfatto del calo nei prezzi al consumo di giugno principalmente innescato da un ridimensionamento nei prezzi energetici già in parte annullato a luglio con lo scoppio di nuovi scontri bellici nel Golfo Persico tra Iran e Usa che riportano la speculazione sui prezzi di gas e petrolio a causa della chiusura dello stretto di Hormuz.
I prezzi al consumo americani su base mensile sono scesi dello 0,4% portando il tendenziale annuo a 3,5%. Invariato il dato core che si attesta a 2,6% su base annua, mentre i prezzi alla produzione limano anch’essi qualcosa.
Dinamica che Warsh ha commentato come un fattore positivo, ma la Fed non tollererà un livello di inflazione persistentemente elevato e quindi non avrà remore a muovere il costo del denaro verso l’alto se necessario, soprattutto con un’economia così resiliente. E infatti il mercato sconta un aumento del costo del denaro entro ottobre di 25 punti base, manovra che non sarà semplice da far digerire a Trump soprattutto poco prima delle elezioni di mid terms.
Evidente che le rinnovate tensioni nel Golfo con la nuova chiusura di Hormuz e una tregua che appare fragilissima, alzano le aspettative degli operatori richiedendo una guardia alta da parte delle banche centrali per evitare un second round di aumenti sui prezzi al consumo.
Anche in Europa le tensioni soprattutto sul prezzo del gas impensieriscono BCE e Governi con la guerra in Ucraina che rimane una spina nel fianco est di Eurolandia che ancora sembra lontana dall’essere rimossa. I tassi di Bund sopra il 3% e Oat francesi decennali vicini al 4% confermano che anche gli operatori sono preoccupati per l’inflazione e chiedono premi maggiori per acquistare reddito fisso.

Area 1,14, una zona di prezzo per ora invalicabile per il dollaro

Non ci sono eclatanti novità da EurUsd. L’avvio di nuove tensioni belliche temporaneamente ha portato il cambio sotto 1,14, ma poi l’inflazione inferiore alle attese ha rispedito il cambio sopra quella che sembra essere una soglia di supporto granitica.
Al tempo stesso il persistere su certi livelli senza allontanarsi troppo, è fattore di preoccupazione per l’euro perché basta poco per violare definitivamente quello che appare la soglia di equilibrio tra le due valute in questo momento storico.

EurUsd (grafico daily) – l’euro si aggrappa a 1,14

Se c’è un’asset class che sta subendo la forza del dollaro quella è l’oro. Come si può apprezzare dal grafico il massimo del metallo giallo è arrivato in corrispondenza del punto di massima forza di EurUsd, mentre ora, con l’euro in affanno sui supporti, l’oro staziona sotto quota 4000 l’oncia.
La correlazione tra i due è evidente e in un certo senso rientra nella normalità storica. Un dollaro forte è incompatibile con un oro in trend rialzista e oggi il mercato sta seguendo le prescrizioni canoniche cha abbiamo conosciuto sui libri di analisi intermarket.
Ovviamente lo sfondamento al ribasso di 1,14 da parte di EurUsd suonerebbe come indizio di uscita dall’oro.

EurUsd linea nera vs Oro linea arancio (grafico daily): se il dollaro sale l’oro va giù