I verbali dell’ultimi meeting che ha visto Powell alla guida del FOMC hanno messo in evidenza un orientamento della FED preoccupato del rialzo dell’inflazione e che sembra escludere nuovi tagli nei tassi di interesse. I Fed Funds hanno spostato a 75% le probabilità di un ritocco all’insù di 25 punti base anche se alla guida ci sarà Kevin Warsh che dovrà fare da equilibrista tra un’economia che viaggia a ritmi ancora sostenuti, con l’inflazione che morde e Trump che pretenderà un taglio nei tassi prima delle elezioni di Mid Terms.
Il FOMC del 16 e 17 giugno sarà chiarificatore in tal senso. Giusto ricordare che tra le prime dichiarazioni di Warsh c’è la volontà di cambiare il tasso di inflazione di riferimento e la convinzione che l’intelligenza artificiale sarà un fattore capace di aumentare la produttività e disinflattivo nei prezzi.
Intanto in Europa comincia il conto alla rovescia prima di un aumento dei tassi da parte della FED con il dato di inflazione di aprile salito al 3% dal 2.6% che fa scattare un primo campanello di allarme a Francoforte. Diversi governi tra cui l’Italia chiedono scostamenti di bilancio a Bruxelles per contrastare il caro energia.
Sul fronte della guerra con l’Iran siamo ancora nella fase di tregua con i negoziati in corso che ancora non permettono al prezzo del petrolio di scendere in modo consistente visti i reciproci blocchi navali su Hormuz. Sembra chiaro che ogni giorno che passa è benzina sul fuoco di un’inflazione che senza adeguate contromisure sui tassi rischia di radicarsi in tutta la catena produttiva. Il maxi aumento dei prezzi alla produzione americani del 6% in aprile ne è la dimostrazione. Intanto su EurUsd prosegue lo stallo.
Il grafico di EurUsd chiarisce molto bene il trading range che sta bloccando il cambio, ma anche una configurazione potenzialmente di testa e spalla ribassista che in caso di formalizzazione con la rottura della neck line di 1,14 aprirebbe le porte ad un bear market dell’euro inaspettato. Stagionalmente fino alla fine dell’estate sarà complicato per il dollaro riuscire a forzare i supporti, ma se a quel punto l’euro sarà stato incapace di abbattere 1,19-1,20 uno scenario di fine anno bullish sul biglietto verde non sarebbe da escludere.

Altro grafico che riproponiamo in questo rapporto e che conferma che c’è una potenziale di ritorno di forza del dollaro nel confronto dell’euro è quello che associa ai prezzi mensili del cambio l’oscillatore Macd.
Dal 2008 in avanti, quando la linea del segnale ha tagliato il Macd dall’alto verso il basso, si è avuta la conferma di una fase positiva della valuta americana destinata a rafforzarsi per diversi mesi ancora. Segnale che ancora manca ma che sembra in procinto di arrivare con il raggiungimento di livelli particolarmente alti di Macd. Da seguire anche perché dalla fine dell’estate comincerà un periodo stagionale pro dollaro.
