La guerra nel Golfo torna più intensa che mai, dopo una tregua durata pochi giorni e che aveva illuso per un ritorno alla normalità nel passaggio dallo stretto di Hormuz delle petroliere. Tra Usa e Iran è battaglia vera e diventa abbastanza complicato prevedere le conseguenze di uno scontro sul quale la diplomazia farà fatica ad entrare fintanto che i cannoni continueranno a tuonare.
A questo si aggiunge la tensione nel Mar Rosso, l’altra via di sbocco del petrolio arabo che rischia di finire sotto il ricatto degli Houthi.
Trump sembra a questo punto dare quasi per scontato che perderà le elezioni di mid terms, anche a giudicare dai nuovi dazi imposti ad esempio sul Canada. A questo punto meglio concentrarsi sul rinnovo della Presidenza fra due anni mantenendo una forte pressione sul regime di Teheran ed accettando l’effetto collaterale di prezzi delle benzine alle stelle in piena stagione estiva.
La Federal Reserve sarà chiamata ad intervenire sui tassi in settimana e non viene esclusa una sorpresa di aumento del costo del denaro. Warsh potrebbe prendere la scusa di un ritorno dell’inflazione ora evitando una mossa analoga a ridosso delle elezioni.
Nella settimana della non decisione della BCE sui tassi di interesse, montano sul reddito fisso le preoccupazioni per un ritorno dell’inflazione a causa della rinnovata fiammata nei prezzi di gas e petrolio. Se il Bund tedesco decennale è ampiamente sopra il 3% e l’Oat francese al 4%, sono le curve swap ad indicarci di come il mercato si attende almeno due ritocchi all’insù nel costo del denaro entro 12 mesi, uno sicuro a settembre.
Questo è il motivo che tiene a galla un euro che perde marginalmente in chiusura di settimana la zona di supporto di 1,14 contro dollaro che in caso di cedimento imporrebbe serie riflessioni sul percorso da qui a fine anno di EurUsd.
EurUsd non riesce ad allontanarsi con decisione da una zona di supporto che si presenta sempre più critica soprattutto perché la moneta unica europea sembra incapace di allontanarsi. Sappiamo che in caso di formalizzazione del break ribassista di 1,14 ci sarebbero i supporti di 1,12 a frenare l’esuberanza del dollaro americano, ma a quel punto la figura di inversione di testa e spalla sarebbe cosa fatta e non si potrebbe escludere nel breve un affondo sotto 1,10.

Se il Dollar Index riuscirà in chiusura di mese a permanere sopra quota 100 ci sono concrete possibilità che la correzione del biglietto verde sia finita qui.
Il grafico di lungo periodo del Dollar Index segnala quanto importante sia stato il test dei supporti di lungo periodo coincidenti con una sequenza a zig zag di natura correttiva. Attenzione quindi ai prossimi movimenti di un biglietto verde che potrebbe fare faville nei prossimi mesi se riuscisse a scalfire definitivamente le resistenze tecniche.
