Kevin Warsh lascia invariati i tassi nella seconda riunione a capo della FED del suo mandato di Presidente e colleziona il secondo calo consecutivo dei mercati azionari post FOMC.
Evidente come i mercati non abbiano gradito due cose. La prima è la spaccatura nel board con tre membri che volevano un aumento del costo del denaro per contrastare l’inflazione.
La seconda è l’assenza di “guidance”, ovvero di indicazioni sul percorso che terrà la FED nei prossimi mesi a cui Powell aveva abituato mercati che dovranno farsene una ragione. L’incertezza sulle mosse della banca centrale più importante del mondo sarà la regola e come sappiamo l’incertezza non è un fattore positivo.
Warsh ha preso atto che la crescita economica rimane tonica e l’inflazione ancora non preoccupa pur rimanendo sopra al 2% di target e probabilmente ci rimarrà ancora per un po’.
L’attuale costo del denaro è ritenuto adeguato peril Presidente della FED, non della stessa opinione mercati che hanno messo mano alle vendite di bond e dollari con il decennale americano di nuovo vicino al 4,75% e il trentennale ai massimi degli ultimi 20 anni.
I mercati temono che la FED perda il controllo dell’inflazione e stanno richiedendo un premio per il rischio più alto. E anche il dollaro su questo fronte ha subito le vendite.
Rendimenti in ascesa anche in Europa con la BCE che inevitabilmente si troverà costretta a muoversi sui tassi a settembre qualora i costi dell’energia così importanti nella catena produttiva europea, non si ridimensioneranno. In questo contesto l’euro ha contenuto gli assalti del dollaro ai supporti di 1,14.
EurUsd reagisce al test dei supporti di 1,14 e lo fa in una maniera che lascia intravedere la possibilità che la moneta unica europea provi quanto meno a mettere sotto pressione la resistenza di 1,155, down trend line che parte dai massimi del 2026. Ma si potrebbe anche vedere qualcosa di meglio.
Gli oscillatori che a giugno avevano toccato l’ipervenduto stanno mostrando la seria intenzione di anticipare questa rottura il che potrebbe essere un’indicazione che nelle prossime settimane area 1,155 sarà quanto meno sollecitata e perforata marginalmente raggiungendo l’obiettivo teorico del doppio minimo in formazione.

Se i grafici giornalieri fanno emergere la possibilità di un rimbalzo di EurUsd, sui grafici più lunghi a scala mensile questa opzione appare ancora non praticabile. Il dollaro avrebbe dunque ancora qualcosa da dire.
Il secondo grafico abbina al cambio l’oscillatore stocastico di momentum (SMI) e ci fa comprendere come la fase di normalizzazione, dopo i picchi di fine 2025, è ancora in corso. Solo quando l’ipervenduto dell’oscillatore si farà più marcato si potrà cominciare a ragionare su un bottom primario per EurUsd. Ancora non ci siamo.
