Non sono mancate le punzecchiature tra Trump e Powell nell’ultimo meeting della Federal Reserve presieduto da un Presidente che ha certamente dimostrato di saper governare con abilità la politica monetaria gestendo la fine del QE e una fiammata inflazionistica che non si vedeva dagli anni 70.
Per il momento nessun taglio dei tassi in America, l’incertezza geopolitica impone presidi forti mantenendo l’attuale costo del denaro. Lo stesso mercato obbligazionario non crede a tagli nei tassi e preoccupato per l’inflazione fa salire i tassi decennali americani ormai al 4,5%. Powell resterà nel board FED fino alla scadenza e il neo Presidente Warsh dovrà andare alla conta per prendere decisioni con il rischio concreto per Trump di non riuscire a “governare” la FED. Ma a quel punto le elezioni di mid terms saranno cosa fatta.
La palla ora passa a Warsh eletto praticamente con i soli voti dei repubblicani, per la prima volta nella storia per un Presidente della FED. Warsh professa indipendenza dalla politica, il mercato giudicherà.
Stabili anche i tassi della BCE al 2%, ma sembra probabile un inasprimento del costo del denaro a giugno di 25 punti base per fronteggiare il rischio, che ormai è una certezza, di aumento dell’inflazione.
Intanto l’economia europea va in stallo come segnalato da alcuni dati del Pil. Ad esempio, la crescita del primo trimestre in Francia è stata zero.
Sul fronte geopolitico permane l’incertezza con i rispettivi blocchi navali di Usa e Iran dello stretto di Hormuz che fanno di nuovo impennare il prezzo del petrolio preoccupando soprattutto Europa e Asia. Situazione complessa che potrebbe sfociare in un nuovo inasprirsi delle tensioni belliche.
Difficile in questo momento prendere una posizione ben precisa su EurUsd. Emergono infatti diversi segnali che sono in contrasto tra loro sia lato intermarket che di sentiment e fondamentale. Oggi ne analizzeremo uno, ma la prossima settimana ne vedremo un altro di segno diametralmente opposto. La stessa analisi tecnica vive in una specie di limbo con il cambio incapace di avvicinarsi sia alla parete superiore che quella inferiore del trading range che va ormai avanti dal Liberation Day. Fin quando non emergeranno segnali forti sopra 1.19 oppure sotto 1,14 su EurUsd difficile prendere posizioni strategiche nette sul cambio più famoso del pianeta.

In una situazione di stallo sul cambio più famoso del mondo, questa settimana analizziamo un grafico intermarket che conferma la confusione che regna sotto il cielo di EurUsd.
Il grafico mette a confronto il cambio su scala invertita con lo spread tra Francia e Germania. Un differenziale di rendimento che recentemente ha rimbalzato da minimi che a loro volta avevano colpito la up trend line rialzista. Il segnale è interessante perchè, se dovesse trovare seguito, in altre situazioni è stato un fattore che ha messo sotto pressione l’euro. I casi del 2021 e del 2024 spiegano bene quanto il termometro Francia abbia inciso finora sulla salute dell’euro.
