Lo spettro di una recessione globale si aggira tra le stanze della Casa Bianca con Trump che prova in tutti i modi di rassicurare mercati ed elettori circa la fine della guerra con l’Iran in poche settimane. A quanto pare con scarso successo visto che l’azionario è debole, i tassi salgono e il prezzo del petrolio sfida nuove vette.
L’effetto inflattivo che vedrà passare sui prezzi al consumo gli aumenti di petrolio, gas e altre materie prime impattate da questa crisi, appare inevitabile con le banche centrali che non potranno fare altro che prendere atto del contesto e tornare ad aumentare i tassi per frenare una esuberante domanda di beni e servizi.
Il ritorno dell’inflazione o peggio di una crisi economica, è ciò che Trump vuole evitare a tutti i costi per non trovarsi in autunno di fronte agli elettori con nessun risultato significativo per il popolo americano.
Nemmeno la Federal Reserve con il suo nuovo Presidente potrà correre in soccorso di Trump. Aumentare i tassi in queste condizioni sarebbe come gettare benzina sul fuoco.
Stessa situazione in Europa dove la BCE si prepara ad un ritocco nel costo del denaro per frenare un’esuberanza nei prezzi che rischiano di tornare al 3% con il dubbio che questo non affossi la crescita spingendola in recessione.
Un contesto complicato che vede il dollaro americano come porto sicuro di molti investitori con i recenti movimenti tecnici che fanno sospettare il desiderio di andare ancora più su da parte della currency statunitense.
Tecnicamente il grafico mensile di EurUsd che abbina l’oscillatore di momentum al prezzo, non sembra indicare come esaurita la fase correttiva (per ora laterale) dell’euro.
Il segnale bearish scattato a settembre 2025 ancora non ha prodotto danni elevati alla moneta unica, ma ancora non è giunto a esaurimento.
Quindi per andare short sul biglietto verde ci sarà da aspettare ancora un pò.

La battaglia in corso sul cambio EurUsd è qualcosa che avrà impatti sull’andamento del resto dell’anno in base all’evoluzione delle prossime settimane, sicuramente decisive sul fronte bellico.
Non sfugge infatti come il tentativo di break ribassista di EurUsd di inizio marzo e fermato da 1,14 ha visto i compratori di euro ritornare alla ribalta ma per poche sedute, prima che una nuova reazione li scacciasse indietro. Il ritorno sopra 1,16 sarebbe stato fondamentale per ragionare su una stagione di euro crescente, ma il doppio tentativo fallito di risalire oltre il precedente supporto, ora resistenza, suona sospetto.
Il mercato non attenderà all’infinito prima di prendere una decisione e più si staziona sotto 1,16, più probabile diventa un ulteriore affondo del dollaro per tentare di recuperare in prima battuta area 1,12.
