Prime crepe sul Dollaro – Analisi Tecnica EurUsd 25 Giugno 2019

Spot EurUsd: 1.1390

Scala temporale Giornaliera: Supporti (1.1180, 1.1140, 1.1105) Resistenze (1.1448, 1.1570,1.1815)

Strategia: Long a 1.1210

Stop loss: 1.1210

Take profit: 1.1440

Le colombe volano da entrambi i lati dell’Atlantico

Le banche centrali americana ed europea hanno tenuto banco la settimana scorsa mostrando atteggiamenti decisamente dovish e per il momento favorendo una maggiore debolezza del Dollaro americano.

Dopo l’annuncio da parte di Draghi di un nuovo piano di stimoli monetari qualora crescita ed inflazione non dovessero migliorare nei prossimi mesi, Trump ha scatenato la sua ira su Twitter accusando l’Europa di utilizzare la leva del cambio per danneggiare l’economia americana. Probabilmente distratto ed assonnato Trump non si è reso conto che da novembre 2018 l’Euro prova a scendere sotto questo livello tecnico ma con scarsa fortuna. Addirittura la chiusura della settimana scorsa ha visto un Euro in deciso rafforzamento.

Ma forse il messaggio del Presidente americano era indirizzato a Powell la cui poltrona sembra essere sempre più in discussione a giudicare dai rumors che provengono da Washington.

La FED ha lasciato i tassi invariati, ma ha fatto capire al mercato che se i prossimi dati macro confermeranno un rallentamento di inflazione e crescita economica già nel meeting di luglio ci sarà spazio per una riduzione del costo del denaro. L’ultimo FOMC è risultato spaccato in due con 8 membri a favore di un taglio immediato ed 8 a favore di stabilità. A giudicare dalle attese del mercato la riduzione dei tassi dovrebbe comprendere due manovre nel corso del 2019.

L’easing monetario sta comunque attraversando il mondo con diverse banche centrali che hanno già avviato politiche di riduzione dei tassi per contrastare il rallentamento. Ultima in ordine di tempo la Russia, mentre l’Australia si prepara a nuovi tagli dopo dati disastrosi del mercato immobiliare.

Contribuisce ad uno scenario di bassa inflazione (se non deflazione vera e propria) il continuo calo nel prezzo delle materie prime che a sua volta risente del rallentamento cinese. Il petrolio ha sfiorato nei giorni scorsi quota 50 $ al barile prima di rimbalzare violentemente sulle tensioni Stati Uniti – Iran.

Tornando alla BCE, Draghi ha paventato la riapertura delle misure di Quantitative Easing o addirittura un nuovo taglio nel costo del denaro (già ora a -0.4%) per cercare di risollevare aspettative inflazionistiche precipitate a livelli infimi. Basti pensare che prima del meeting BCE l’inflazione attesa espressa dallo swap rate a 5 anni era scesa a 1.15%, sotto i minimi già depressi del 2016. Quasi a dire che tanto sforzo fatto dalla banca centrale non ha prodotto nulla di duraturo.

Immediata la reazione sul mercato obbligazionario con nuovi record negativi per i rendimenti del Bund decennale sceso sotto 0.3% ed un cospicuo restringimento degli spread tra periferici e Bund probabilmente perché gli stessi saranno i principali beneficiari di un nuovo QE. Saremmo curiosi di sapere cosa ne pensa il futuro Governatore della BCE visto che anche questo è un fattore da tenere in considerazione.

Cedono le resistenze

Dal punto di vista tecnico il grafico migliore per seguire l’evoluzione di EurUsd ed adottare eventuali strategie, è quello che mostra la media mobile a 200 giorni. Finalmente, visto il nostro trade long, le resistenze su EurUsd stanno cedendo. La chiusura di venerdì è border line ma se questa settimana verrà fiaccata definitivamente la resistenza offerta da 1.136 (e la seduta di ieri sembra confermare) allora per l’Euro si prospettano rialzi interessanti.

Sopra questo livello ogni strategia short su EurUsd sarebbe quindi da chiudere, mentre quelle long da incrementare.

EurUsd (grafico daily) – in corso la rottura rialzista della media mobile a 200 giorni

E che il movimento futuro direzionale possa essere particolarmente interessante lo si percepisce dalla compressione della volatilità accumulata da EurUsd in questi mesi.

Come ben espresso dalle bande di Bollinger su scala settimanale vediamo come lower e upper band sono di nuovo ridotte ai minimi termini come distanza l’uno dall’altra. Sembra di rivivere la fase iniziale del 2014 a cui seguì la caduta fragorosa dell’Euro.

EurUsd (grafico weekly) – volatilità ridotta ai minimi termini come nel 2014


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