EurUsd outlook settimanale del 12 Gennaio 2026: Quella voglia coloniale di Trump

  • La voglia di conquistare nuove risorse e rotte commerciali di Trump sembra voler inglobare tutto il Sud America. Dopo il Venezuela è la Colombia il paese che il tycoon vorrebbe destabilizzare lato politico. Intanto si alzano i toni dello scontro con Cina e Russia. Bene l’economia americana ma pochi i posti di lavoro creati.
  • L’Europa guarda preoccupata alle tensioni con l’America mentre l’inflazione ripiega al 2% in pieno target BCE.
  • EurUsd non riesce a superare le resistenze critiche nel rispetto di una stagionalità non positiva. Probabile un proseguimento del trading range anche se il cambio ripiega ora a 1,16.

Si alzano le tensioni geopolitiche

La destituzione del Presidente venezuelano Maduro ha aperto nuovi scontri geopolitici all’interno di un sistema già di per sé teso. Russia e Cina immediatamente hanno sollevato critiche all’azione americana di sostituire la guida venezuelana prendendo praticamente una sorta di controllo politico e commerciale del paese, soprattutto per quello che riguarda il controllo delle risorse naturali.
Ma Trump sta alzando il tiro anche nel tentativo di preparare un possibile giudizio avverso proveniente dalla Corte Suprema sui dazi, ma pure sui file del caso Epstein che potrebbero vederlo coinvolto.
Il Presidente ha così allargato le sue mire verbalmente su altri paesi del Sud America come Messico e Colombia, ma anche sulla Groenlandia, territorio sotto il controllo politico danese ma che gli Stati Uniti vorrebbero “acquistare” perché ricco di materie prime e nelle mire di Russia e Cina. Il confronto-scontro con l’Europa dopo la questione ucraina rimane sul campo.
I dati americani confortano soprattutto lato non manifatturiero. L’Ism servizi è risultato ben superiore alle aspettative, in crescita rispetto al mese precedente. Soprattutto, è apparsa convincente la componente anticipatrice dei nuovi ordini, ai massimi degli ultimi quattordici mesi. In raffreddamento anche la componente dei prezzi pagati e questo è un messaggio rassicurante per una FED che può contare anche su una disoccupazione in calo, mentre i posti di lavoro creati a dicembre non sono stati più di 50 mila.
Il dato di inflazione in Eurolandia ha fissato nel 2% il dato su base annua, in perfetta sintonia con i tassi ufficiali. Mercati che finora hanno dato credito a Lagarde la quale ha promesso stabilità nella politica monetaria. Di questo non ne ha beneficiato l’euro che ha ripiegato fino a 1,16.
Certamente indispone questa incapacità della moneta unica di salire ulteriormente oltre le resistenze, ma sappiamo anche che fino alla fine di febbraio la stagionalità sorride al dollaro.

EurUsd, niente da fare con le resistenze

Il cambio più importante del pianeta non è riuscito in questo inizio di anno ad avere ragione delle resistenze. Un sentiment eccessivamente favorevole all’euro combinato a una stagionalità sfavorevole agevolano un processo di trading range che troverà in zona 1,15 un primo momento della verità. Qui passa la neck line di un potenziale testa e spalla che, se violata riporterebbe EurUsd fino a 1,125 con possibile estensione fino a 1,105 il 38,2% di ritracciamento di tutto il bull market recente.

EurUsd (grafico daily): la neck line di 1,15 sarà decisiva nel disegnare il percorso futuro

Un fattore che rimane sotto traccia, ma dagli effetti potenzialmente esplosivi per EurUsd, è quello di una volatilità che rimane molto compressa. Le bande di Bollinger ancora una volta confermano, con la vicinanza tra bande superiori e inferiori che fanno risaltare un trading range che potrebbe uscire da qualsiasi lato avviando un nuovo trend nel 2026. Permangono valide le indicazioni di tenere sotto stretta osservazione 1,19 e 1,15 come i due livelli oltre i quali la volatilità su EurUsd potrebbe avere qualcosa da dire.

EurUsd (grafico weekly): volatilità ai minimi termini sul cambio

EurUsd outlook settimanale del 5 Gennaio 2026: Altra annata di dollaro debole in arrivo?

  • Dazi, indipendenza della FED, concorrenza delle crypto, geopolitica, elezioni politiche, sono diversi i temi che potrebbero incidere sulle valutazioni del dollaro nel 2026. Un report di J.P.Morgan ci offre una lettura interessante.
  • La sfida 2026 per l’Europa sarà quella di aumentare la sua indipendenza dagli Stati Uniti dimostrando la capacità di rimanere unita di fronte agli eventi economici e geopolitici che inevitabilmente la coinvolgeranno nel nuovo anno.
  • EurUsd ha chiuso il 2025 non lontano da livelli di resistenza cruciali. L’analisi tecnica sarà decisiva nel catturare le intenzioni dei prezzi nel 2026.

Le sfide americane del 2026

In assenza di dati macro causa festività natalizie e di fine anno e in attesa delle nuove informazioni che arriveranno dai mercati nelle prossime sedute, può essere interessante fare una sintesi di un interessante report di J.P.Morgan pubblicato a fine 2025.
J.P.Morgan ha espresso la sua opinione sul futuro del dollaro americano. Dopo un ciclo rialzista di circa 14 anni culminato a inizio 2025 con un cambio effettivo reale ai massimi dagli anni ’80, il dollaro ha imboccato secondo gli analisti americani una nuova traiettoria ribassista che dovrebbe proseguire nei prossimi anni, salvo shock disordinati. 
La forza del dollaro è stata alimentata da tre pilastri: crescita statunitense superiore al resto del mondo, migliori rendimenti reali e straordinaria performance dell’azionario USA, fiducia nelle istituzioni (stato di diritto, indipendenza della Fed, ruolo del dollaro come bene rifugio).
Questi pilastri stanno però cambiando. I dazi USA e la minore apertura commerciale ridurranno nel tempo il disavanzo delle partite correnti e quindi la domanda USA di beni esteri, costringendo Paesi come Cina e Germania a stimolare la domanda interna e trattenere più capitale “in casa”, invece di reinvestirlo in asset denominati in dollari. Allo stesso tempo, la reflazione in Giappone e il rialzo dei rendimenti locali incentivano gli investitori giapponesi, principali detentori stranieri di Treasury, a rimpatriare capitali, indebolendo ulteriormente il dollaro. E poi c’è la FED e il rischio che il suo nuovo Presidente non prenda decisioni indipendenti dagli umori di Trump. Ma anche il ruolo delle criptovalute come potenziale mezzo di pagamento concorrente al dollaro è messo tra i fattori di rischio per un biglietto verde che dovrebbe secondo JPM progressivamente indebolirsi.
Stimato in circa un 7% di eccesso di valutazione rispetto all’euro, gli analisti americani confermano l’opportunità di coprire parte degli attivi in dollaro nonostante un costo dell’hedging che sta scendendo ma rimane storicamente elevato.
Considerando che la preferenza relativa anche di valutazioni per le borse ex US tende storicamente a coincidere con una debolezza della valuta locale e che lo status di bene rifugio non pare essere in questo momento una caratteristica del biglietto verde, una minor esposizione al dollaro pare essere il messaggio di sintesi finale di questa analisi in buona parte condivisibile ma che dovrà passare per conferme di prezzo da parte del mercato.

EurUsd, quale 2026 ci attende?

Sotto il profilo squisitamente tecnico EurUsd ha fatto quello che doveva nel 2025. La gamba di rialzo sviluppata nel corso dell’anno è stata pari a quella 2022-2023 eguagliandola in ampiezza proprio a 1.19.
Era inevitabile una fase di stallo di fronte ad una resistenza così importante e quello che non dovrà succedere per l’euro sarà scendere sotto l’area di 1.12.
Ogni puntata verso il basso di EurUsd teoricamente rappresenterà una finestra di opportunità per coprire il rischio cambio dollaro, mentre uno strappo sopra 1.19 interromperebbe definitivamente una fase laterale preludendo a un 2026 ancora negativo per il biglietto verde.

EurUsd (grafico daily): attenzione a 1.19 e 1.12 in questo inizio di 2026

Manca l’evento formale, ma se si dovesse verificare il break ribassista della up trend line che guida il rialzo del dollaro dal 2011 avremmo una quasi certezza temporale su quando arriverà quello che si preannuncerebbe come un minimo di assoluto spessore per il biglietto verde.
Un ciclo di lunghissimo termine ci dice che ogni 200 mesi circa il dollaro ha realizzato nella sua storia un bottom dal quale sarebbe ripartita una rabbiosa reazione.
Nella primavera del 2028 potremmo cominciare ad affilare le armi per andare lunghi di dollari se dovesse cedere quella zona di supporto di 96/97 attualmente interessata dal mercato.
Il cambio di guardia alla FED nel primo semestre del 2026 potrebbe essere il market mover ideale per suscitare una debolezza più forte sul dollaro.

Dollar Index (grafico monthly): un minimo sul dollaro potrebbe arrivare non prima del 2028

EurUsd outlook settimanale del 15 Dicembre: Gli USA non vogliono bene all’Europa

  • Mentre la FED concede al mercato la riduzione dei tassi promesso preannunciando un altro taglio nei prossimi mesi, si fanno sempre più intensi gli scontri diplomatici tra Stati Uniti ed Europa. Trump vuole evidentemente usare l’Ucraina come grimaldello per scardinare la UE e la sua burocrazia.
  • In Europa si assiste a un nervoso balletto di incontri tra leader nel tentativo di avere voce in capitolo nella questione ucraina. La distanza con gli Stati Uniti si fa sempre più profonda. L’economia di guerra sta però risollevando l’economia.
  • EurUsd come previsto sta vivendo un dicembre brillante con il biglietto verde che subisce la decisione della FED di ridurre nuovamente il costo del denaro e il probabile arrivo di un Presidente vicino a Trump.

FED tagli sì, ma non troppi

Donald Trump voleva di più, ma Powell ha concesso solo 25 punti base di riduzione nel costo del denaro, decisione ampiamente scontata dai mercati da diverse settimane. La cautela serpeggia nel FOMC e fino a maggio, data in cui si insedierà il nuovo Presidente della FED, non si dovrebbe andare oltre un solo taglio nei tassi che scenderebbero quindi al 3.5% in attesa del cambio di guida probabilmente filo trumpiana e quindi decisamente più orientata alla riduzione del costo del denaro.
A frenare la banca centrale nel compiere mosse più aggressive la carenza di dati causa shutdown, ma anche un’inflazione che come ha dimostrato il deflatore del Pil fatica ad allontanarsi dalla zona 3% (ultimo dato 2.8%).
Da capire quanto tutto ciò sia effetto dazi, oppure effetto di un’economia ancora surriscaldata sul fronte immobiliare e finanziario visto il recente nuovo ritocco dei massimi storici da parte dei mercati. Quello che preoccupa la FED è un persistere dei tassi a lunga scadenza sopra il 4%, segno che il mercato vede tensioni inflattive nel medio periodo.
A questo si aggiunge una persistente tensione sul mercato del lavoro a causa del minor afflusso di immigrati che alza il costo del lavoro e le tensioni salariali.
Fin da subito la Federal Reserve si impegnerà ad acquistare sul mercato titoli a breve scadenza inizialmente per 40 miliardi di dollari (poi progressivamente meno), e fino ad aprile. Un nuovo QE non tanto necessario per creare liquidità ma per ricostituire le riserve bancarie e gestire meglio le recenti tensioni sul mercato della liquidità overnight.
A tenere banco però sono soprattutto le tensioni con gli ormai ex alleati europei stando alle dichiarazioni di Trump. Una pericolosa escalation attorno alla questione bellica ucraina che stando al piano di pace concordato tra Russia e Usa metterebbe ai margini l’Europa e costringerebbe l’Ucraina a una sostanziale resa.
Tensioni che proseguono e che rischiano di minare il processo di ripresa in corso ben rappresentato dalla contrazione dello spread tra rendimenti americani e tedeschi ormai arrivato ai minimi degli ultimi 2 anni sotto quota 140 punti base. Elemento di mercato che fa però bene all’euro.

EurUsd la stagionalità positiva si conferma

Sapevamo che dicembre sarebbe stato un mese tradizionalmente positivo per l’euro e la regola si sta confermando. A trascinare al rialzo la moneta unica europea non solo il taglio dei tassi americano a fronte di tassi in Europa stabili o addirittura visti in aumento da alcuni esponenti BCE nel corso del 2026, ma anche una contrazione dello spread di rendimento tra tassi decennali americani e tedeschi, indicatore a cui è sempre molto legato l’andamento di EurUsd.
Come vediamo dal grafico lo spread è ai minimi degli ultimi 2 anni e chi sembra in ritardo nell’aggiustamento di prezzo pare proprio EurUsd che dovrebbe posizionarsi a livelli superiori rispetto a quelli attuali, almeno stando a queste metriche.

EurUsd (linea nera scala invertita grafico weekly) vs spread 10 anni Usa-Germania (linea rossa): meno vantaggio di rendimento per i bond americani e dollaro più debole

Dal punto di vista tecnico non sembrano esserci grandi dubbi. EurUsd ha formalizzato una figura di testa e spalla rialzista che dovrebbe alimentare un rialzo capace di spingere il cambio fino sotto i massimi di area 1,18/1,185 nelle prossime settimane. La stagionalità, come detto, è favorevole all’euro, gli oscillatori sono ben impostati per un ulteriore allungo ed ora anche l’analisi grafica sembra supportare questo movimento.

EurUsd (grafico daily): testa e spalla rialzista formalizzato, i massimi estivi sono alla portata dell’euro

EurUsd outlook settimanale del 8 Dicembre: A grandi passi verso la FED

  • Dati contrastanti negli Stati Uniti in attesa della scontata decisione di taglio dei tassi da parte della FED. Il mercato si attende una maggiore visibilità sul 2026 quando Powell cederà la guida ad un Presidente più vicino a Trump.
  • In Europa sono usciti dati macro positivi con l’inflazione che rialza leggermente la testa. La BCE non si muoverà sui tassi adeguati all’attuale contesto.
  • EurUsd lentamente si allontana dai supporti di area 1,15 e sembra minacciosamente voler ripuntare alle resistenze chiave di 1,19 complice una stagionalità negativa a dicembre del dollaro.

Un quadro di crescita ancora non risolutivo

L’imminente taglio dei tassi da parte della Federal Reserve questa settimana è circondato da diversi dubbi su quanto poi sarà seguito da nuove manovre espansive nel corso del 2026.
Nelle ultime settimane il ritorno dei dati macro dopo lo shutdown e qualche dichiarazione contrastante da parte di esponenti FED ha riacceso la speculazione attorno ad un nulla di fatto addirittura fino a maggio, mese in cui Powell abbandonerà la guida della FED.
I rendimenti a lunga scadenza non sono riusciti a scalfire la soglia del 4% e questo potrebbe essere effettivamente un viatico per una pausa da parte del FOMC.
In realtà dati macro come l’Ism servizi hanno confermato una ripresa in corso sorprendendo verso l’alto con la componente prezzi in ulteriore raffreddamento.
Opposto però l’andamento dell’ISM manifatturiero sceso ai minimi da 6 sei mesi a questa parte e deludente pure la produzione industriale. A quanto pare, i dazi non hanno riacceso l’industria americana della manifattura.
Il mercato del lavoro non sembra in tensione stando alle richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione. I prezzi faticano però a rientrare verso l’obiettivo del 2% come confermato dal PCE uscito a +2,8% a novembre. Dato core in rialzo del 2,8%.
In Europa gli indici anticipatori Pmi hanno fornito risposte confortanti salendo ben oltre i 50 punti con l’inflazione che a sua volta in modo inatteso è risalita al 2.2%. La BCE non si muoverà a questo punto sui tassi di interesse.
L’incertezza americana, assieme al ritrovato sentiero di moderata crescita europea, riporta il denaro sull’euro che torna a puntare le resistenze su EurUsd come vedremo tra poco.

Dollaro, torna la debolezza?

Mettiamoci la stagionalità, mettiamoci il taglio dei tassi della FED e la prospettiva di una guida più dovish nel 2026, mettiamoci la necessità di ripianare i bilanci federali tinti di rosso negli ultimi anni, ma per il dollaro ancora non sembrano intravedersi buone motivazioni per rimanere o andare lunghi.
La volatilità su scala settimanale è decisamente compressa come possiamo apprezzare dalla vicinanza dei due estremi delle bande di Bollinger, superiore ed inferiore. Sopra 1,18 oppure sotto 1,15 qualcosa di importante dovrebbe accadere e quindi meglio stare all’erta.
A giudicare dall’impostazione assunta da un oscillatore di momentum come l’SMI il movimento prossimo dovrebbe essere verso l’alto permettendo all’euro un nuovo assalto a quella zona di 1,19/1,20 ora più agevolmente raggiungibile grazie ad un sentiment più equilibrato su euro e dollaro.

EurUsd (grafico weekly): la volatilità è sempre più compressa

Vogliamo riproporre il grafico giornaliero di EurUsd perché proprio qui si vedono chiaramente le intenzioni di mercati che hanno già forzato la down trend line di breve periodo completando una figura di testa e spalla rialzista che dovrebbe condurci almeno a 1,18 nelle prossime sedute FED permettendo.
A quel punto anche l’ipotetica figura di testa e spalla, stavolta ribassista con impatti di medio periodo, andrebbe in soffitta definitivamente e il raggiungimento di nuovi massimi sarebbe gioco facile per la moneta unica europea che a quel punto potrebbe guardare al 2026 come anno in cui piazzare un colpo fatale al dollaro americano.

EurUsd (grafico daily): alcune crepe si aprono nelle resistenze di EurUsd

EurUsd outlook settimanale del 17 Novembre 2025: Shutdown finito, ma con quali conseguenze?

  • Gli Stati Uniti pongono fine al più lungo shutdown della loro storia e tornano a concentrarsi sull’economia e sulle future mosse di una FED che a questo punto potrebbe tagliare il costo del denaro sulla prevedibile erosione della crescita e dello stato dell’occupazione. Messaggi contrastanti arrivano dai vari membri della banca centrale.
  • In Europa pochi dati in settimana tranne un deludente indice Zew tedesco al di sotto delle aspettative. Non cambiano le previsioni sui tassi BCE che rimarranno fermi al 2%.
  • EurUsd non si muove granché confermando la solidità dei supporti di area 1,15. Si attende il rilascio graduale dei dati americani per capire le prossime mosse del cambio.

La FED può tagliare i tassi, o forse non lo farà

La festa del Ringraziamento dovrebbe essere salva. La fine dello shutdown firmata da Donald Trump avverrà con una contestuale riapertura delle attività federali e con diversi dipendenti pubblici che potranno tornare al lavoro, ma anche con gli aiuti alimentari a tante famiglie in stato di bisogno che potranno ritornare a essere depositati sui conti correnti.
Per chi sta sui mercati saranno soprattutto i dati macroeconomici assenti da molto tempo a essere osservati con estrema attenzione. Soprattutto i dati sull’occupazione si teme daranno risposte non positive vista l’inattività di diversi servizi federali con ricadute inevitabili anche su quelli privati.
Anche la Federal Reserve si metterà al lavoro per estrapolare tutte le informazioni che servono per arrivare al prossimo FOMC preparata e prendere la decisione migliore. Che potrebbe essere quella di un taglio dei tassi salvo rigurgito dell’inflazione di novembre, ma anche un nulla di fatto come diversi esponenti della banca centrale (e lo stesso mercato che sconta una probabilità del 50% di taglio) lasciano trapelare.
Una situazione di stallo che non ha influenzato i listini azionari dove si sta però assistendo ad una rotazione settoriale evidente con il ritorno dei farmaceutici e dello stile value a discapito del growth.
Nulla di nuovo dall’Europa dove l’indice Zew tedesco non ha mostrato numeri particolarmente incoraggianti ma che non cambieranno la decisione di stabilità della BCE nel prossimo meeting di politica monetaria. Chi taglierà a dicembre dovrebbe essere invece la Bank of England che attenderà la presentazione del budget di bilancio governativo a fine novembre prima di abbassare i tassi visto la stato abbastanza fiacco dell’economia britannica.

EurUsd, calma piatta

Osservando il grafico del Dollar Index, ovvero quell’indice che sintetizza il valore spot del dollaro contro le principali valute mondiali (l’euro ha il peso maggiore seguito dallo yen), vediamo come il bel tentativo di reazione del biglietto verde è naufragato proprio sul più bello.
Il doppio minimo di giugno-settembre sembrava essere in procinto di essere formalizzato con tanto di ipotesi di rally misurabile in circa il 3-4% verso l’alto, ma niente di questo è avvenuto. Un ripiegamento quello che stiamo vedendo che fa pensare a una trappola per tori per il Dollar Index, con la resistenza di quota 100 che si dimostra ancora invalicabile. Un ritorno nella parte bassa di questo range non è improbabile a questo punto.

Dollar Index (grafico daily): bull trap per il dollaro?

Non è andato oltre i primi supporti di 1.15 EurUsd e questo, in un contesto stagionalmente favorevole al dollaro, fa riflettere.
Gli oscillatori si sono resettati e attendiamo la graduale ripresa delle pubblicazioni delle esposizioni net long e short sui mercati futures per capire dove si sono posizionati speculatori e arbitraggisti. Certamente il sentiment negativo verso il dollaro è decisamente ridimensionato e questo offrirebbe carburante all’euro per salire.
Intanto un oscillatore come lo Stochastic Momentum Index sembra offrire segnali bullish che potrebbero proiettare il cambio verso quell’area di 1,18/1,19 che ha fatto da prima barriera nel precedente tentativo dell’euro.

EurUsd (grafico weekly): segnale bullish per l’euro in arrivo dagli oscillatori settimanali

EurUsd outlook settimanale del 10 Novembre 2025: Il dollaro approfitta dell’incertezza

  • Trump non nasconde il suo malumore per la sconfitta elettorale a New York incolpando quello shutdown federale che si può fregiare adesso del titolo di più lungo della storia. La salita dei rendimenti sulla parte lunga della curva sono conseguenza di un Powell più falco e che ha favorito temporaneamente il dollaro.
  • L’Europa a sua volta naviga a vista dopo la conferma di tassi al 2% da parte della BCE guardando con favore alla recente debolezza dell’euro.
  • EurUsd fa il suo lavoro di correzione dai massimi dell’anno in un contesto di allargamento del differenziale tassi a favore degli Stati Uniti. Fondamentale la tenuta dei supporti testati di recente.

Shutdown quando finirà?

Donald Trump esce sconfitto dalle elezioni di sindaco della città di New York e non la prende bene incolpando lo shutdown come causa principale dell’affermazione dei democratici. Un segnale da non sottovalutare per il tycoon in vista delle elezioni di medio termine del prossimo anno e che si inserisce in una fase di incertezza ancora più alta causata dall’assenza di dati macro provenienti dal mercato, dall’assenza di informazioni sul posizionamento di speculatori e operatori istituzionali sul mercato futures, dal giudizio sospeso circa la legittimità dei dazi che arriverà dalla Corte Suprema, e infine da un Powell più falco del solito che ha allontanato i rendimenti a scadenza decennale dalla soglia del 4% favorendo il dollaro.
Un po’ di risk off da parte del mercato dopo l’ennesima chiusura di mese positiva ad ottobre ha fatto il resto con il denaro tornato sul biglietto verde visto come safe haven decisamente più di Bitcoin crollato di oltre il 20% in un mese.
Tra i pochi dati macro usciti di fonte non federale, l’Ism manifatturiero sceso più delle previsioni e sempre sotto i 50 punti. La risalita del rapporto nuovi ordini-scorte suggerisce che le aziende stanno vedendo migliorare le prospettive sull’inizio del 2026. Importante anche il dato sull’Ism prezzi sceso ulteriormente sotto quota 60.
Questo appare un buon viatico per confidare in un nuovo taglio nei tassi FED il 10 dicembre nonostante le parole più hawkins che stanno uscendo da alcuni membri del FOMC.
Tra gli altri dati l’ADP di ottobre ha confermato un mercato del lavoro non frizzante ma nemmeno che perde posti di lavoro. Infine, l’ISM servizi che ha battuto le stime degli analisti.
Dall’Europa poche novità se non la grande attesa che circonda la presentazione del nuovo piano di bilancio inglese, nell’ultimo tempo sempre fattore in grado di generare parecchia volatilità su bond e sterlina.

EurUsd, i tassi aiutano il dollaro

Le ultime affermazioni del Presidente della FED, decisamente meno dovish rispetto alle settimane precedenti, hanno favorito un riallargamento degli spread di tasso tra decennale americano e tedesco.
Un differenziale di tassi che sembra aver trovato in 140 punti base un punto di sostegno importante e che ha coinciso con la vigorosa reazione del dollaro riportatosi a ridosso di 1,15 nel rapporto con l’euro. Come vedremo tra poco la soglia tecnica di supporto è molto importante in chiave prospettica.

EurUsd (linea nera scala invertita) vs Spread USA-Germania (linea rossa) (grafico weekly): la risalita degli spread tra tassi decennali USA-Germania ha favorito il dollaro

Il grafico giornaliero ci fa apprezzare il momento tecnico che sta vivendo EurUsd.
Da metà settembre in avanti il cambio ha innestato la retromarcia dopo aver toccato con precisione chirurgica le resistenze di area 1,19. Al momento possiamo catalogare questa fase come semplice correzione che rimarrà tale fino a quando i supporti di 1,14 (media mobile a 200 giorni e minimi di luglio) reggeranno. Perdere questo supporto ci proietterebbe in zona 1,126 dove presumibilmente tornerebbero a montare le pressioni in vendita sul biglietto verde. Scenario che riteniamo al momento poco probabile.

EurUsd (grafico daily): in zona 1,14 il momento della verità per EurUsd

EurUsd outlook settimanale del 4 agosto 2025 – Trump chiude alcune partite, non la FED

  • Continuano le trattative febbrili per chiudere gli accordi sui dazi. Ultima in ordine di tempo l’Europa mentre alcuni paesi emergenti rimangono appesi a nuovi inasprimenti. Intanto la FED mantiene fermi i tassi di interesse, ma il pessimo dato sull’occupazione riaccende le speculazioni su un taglio a settembre.
  • L’Europa accoglie con favore la debolezza dell’euro post accordo sui dazi consentendo così alla BCE di avere meno pressioni su un nuovo ribasso nei tassi.
  • EurUsd ritraccia in modo esemplare dopo il test della resistenza di area 1.18I primi supporti posizionati in zona 1.14 hanno arginato il ribasso prima di un corposo rimbalzo.

I tassi non scendono ma i dazi entrano nelle casse federali

Il deal con l’amministrazione americana è costato nell’immediato circa un 3% ad un euro che è sceso soprattutto perché aveva raggiunto condizioni di sentiment positivo estreme e compatibili con un top.
Un movimento che per ora toglie pressione anche alla BCE nel ridurre ulteriormente i tassi di interesse, mossa che il mercato stima in massimo 25 punti base nei prossimi 12 mesi. Se ne riparlerà eventualmente dopo Jackson Hole come per la FED che ha confermato i tassi invariati scatenando l’ira di Trump che si dice comunque sicuro che Powell agirà a settembre.
Powell, pur tenendo conto di due dissensi all’interno del FOMC, ha ribadito che i prossimi dati sull’inflazione e lo stato dell’economia saranno decisivi perché cominceranno ad incorporare gli aumenti di prezzo causati dai dazi. E visti i dati sull’occupazione di luglio molto deludenti le premesse per un “cut” a settembre ci sono tutte.
FED che potrà così cominciare a fare calcoli più precisi di inflazione attesa sui riflessi di dazi al 15% per Europa (anche se i dettagli del deal sono lontani dall’essere definiti) e Giappone. Con la Cina la proroga mantiene uno status quo benigno, così come il Messico, mentre India e Brasile sembrano destinate ad essere colpite duramente da un’amministrazione che mischia deficit commerciali a politica nell’applicazione di queste percentuali. Canada e Svizzera sono state a loro volte colpite duramente dalle nuove misure annunciate dall’Amministrazione USA.
Il centro di ricerca indipendente di Yale con l’ingresso delle nuove tariffe UE al 15% ha ritoccato al 18,2% il tasso effettivo di dazi applicato dagli Stati Uniti, il più alto dal 1934 ed in crescita del 2,4% da gennaio 2025. Secondo l’istituto di ricerca l’impatto sul Pil sarà di -0,5% sul 2025 con un incremento dei prezzi al consumo del 1,8% nel breve periodo.

EurUsd, correzione in corso

Per EurUsd la correzione in corso ha forzato in un colpo solo la media mobile a 50 giorni formalizzando una sorta di doppio massimo il cui obiettivo (1,14) è stato raggiunto. Zona di 1,12 rappresenterebbe comunque l’ideale punto di atterraggio della discesa sulla quale le coperture di rischio cambio sul dollaro americano potrebbero ricominciare ad essere implementate nell’ottica di una ripresa del bull market dell’euro. Da queste parti infatti annotiamo una serie di supporti statici molto importanti e che potrebbero frenare l’avanzamento del dollaro. Dollaro che però ha preso malissimo il dato sull’occupazione americana rispedendo EurUsd immediatamente sopra 1,16. Forse la correzione è già finita.

EurUsd (grafico daily): correzione già finita?

Tracciando delle semplici trend line sul grafico del Dollar Index potremmo effettivamente essere di fronte all’esaurimento della correzione cominciata nel 2022 e che ha visto un interessamento della base inferiore di un canalone rialzista che guida il mercato dalla crisi del 2008.
Qualcosa però non ci convince dal lato dell’analisi tecnica. Utilizzando ad esempio un oscillatore come lo Stochastic Momentum Index, ci accorgiamo che durante questo periodo storico ogni bottom primario è stato realizzato quando l’SMI è sceso in ipervenduto. Ad oggi questa situazione non si è ancora realizzata con la media mobile che solo ora ha assunto un’inclinazione ribassista.
Questo ci porta a pensare che il rimbalzo doveroso delle ultime sedute sarà più avanti seguito da una nuova discesa che metterà sotto pressione il Dollar Index per andare a definire un bottom primario dal quale ripartire.

EurUsd (grafico monthly) – la debolezza del dollaro potrebbe non essere ancora esaurita

EurUsd outlook settimanale del 28 luglio 2025 – Il puzzle dazi si sta sistemando

  • Trump vuole chiudere entro la fine dell’estate le partite in corso sui dazi e nel frattempo continua a fare pressione su Powell per tagliare i tassi a settembre minando però alle fondamenta l’indipendenza della banca centrale più importante del mondo.
  • L’Europa scommette sul raggiungimento di un accordo commerciale con gli Stati Uniti dopo la formalizzazione dell’accordo sui dazi tra Giappone e Stati Uniti al 15%. Intanto la BCE stoppa il ribasso dei tassi probabilmente in modo definitivo per il 2025.
  • EurUsd continua a puntare area 1,18, ultimo diaframma prima di un delicato 1,20, resistenza chiave in ottica di medio periodo.

Trump continua ad attaccare Powell

Le notizie arrivate dal fronte dazi sembrano confermare la volontà della Casa Bianca di giungere ad accordi definitivi entro la fine dell’estate. Anche il Giappone ha deciso di aderire alle richieste dell’amministrazione americana di maggior equilibrio nell’interscambio commerciale. Con tariffe in ingresso sulle merci nipponiche del 15% e investimenti sul territorio americano nei prossimi anni per una cifra di 550 miliardi di dollari, sembrerebbe essere accontentato il desiderio di Trump di portare agli elettori un risultato in grado nella teoria di migliorare i conti con l’estero. In cambio il Giappone otterrà vantaggi nell’import di quel richiestissimo riso oggi in crisi di offerta. Volano in borsa le cause automobilistiche giapponesi.
La trattativa sembra in dirittura d’arrivo anche con l’Unione Europea con i dazi fissati nella misura del 15% e investimento europei in America per 600 miliardi di dollari, ma il viaggio di Von der Leyen in Oriente sembra indicare la volontà della UE di cominciare a guardare altrove per offrire mercati di sbocco alternativi a quelle corporate europee che soffriranno inevitabilmente da questi nuovi equilibri commerciali.
Intanto Trump continua a martellare ai fianchi l’indipendenza della Federal Reserve con attacchi ormai quasi quotidiani al Governatore Powell colpevole, a detta del tycoon, di danneggiare l’economia e gli americani non abbassando i tassi di interesse come stanno già facendo nel resto del mondo. Peccato che Trump tralasci il particolare non irrilevante che l’inflazione rimane vicina al 3%, che lo stato dell’occupazione si mantiene ben intonato, e che nonostante rendimenti ancora elevati il dollaro americano ha perso da inizio anno quasi il 15%.
Intanto la BCE ha annunciato di aver mantenuto fermi i tassi di interesse come da previsioni al 2%. Probabile che lo stop perduri per il resto del 2025.

EurUsd, test della verità

Siamo alla prova della verità per EurUsd ormai arrivato dove doveva arrivare, ovvero alle porte di 1,20. E se questo livello per una serie di motivi (neckline di un potenziale testa e spalla rialzista, identica estensione in ampiezza della prima gamba di rialzo 2022-2023 da parte della seconda gamba) è denso di significato, appare storicamente ancora più impattante quello che potrebbe succedere a EurUsd andando oltre. Se prendiamo come punto di riferimento il canale di regressione con tanto di deviazione standard che accompagnò il bear market di EurUsd fino all’inizio del secolo corrente, l’uscita da quel canalone diede la stura ad un movimento di ampia portata che capace di portare EurUsd fino a 1,60.
Senza aver obiettivi così ambiziosi, indubbiamente un break definitivo della resistenza posta in area 1,20 avrebbe come primo obiettivo intermedio 1,25, ma molto più probabilmente 1,30. Qui, infatti, la seconda gamba del rialzo risulterebbe pari a 1,618 volte la prima in una esemplare proporzione di Fibonacci.

EurUsd (grafico weekly): momento cruciale per il futuro del cambio

Le bande di Bollinger, superiore ed inferiore, stanno cominciando a convergere e questo, dopo aver raggiunto un estremo, potrebbe essere una notizia confortante per il biglietto verde.
Negli ultimi due casi, infatti, una divergenza così ampia tra bande upper e lower ha dato il via ad una fase di consolidamento sfociato in una correzione vera e proprio oppure in una fase laterale. Al momento non sembra essere ragionevole pensare ad un cambio capace di scendere sotto i supporti di area 1,12/1,13 viste le previsioni sulla politica monetaria e commerciale americana bisognosa di rifinanziare corposi deficit di bilancio che non possono non transitare da una fase di dollaro debole. Ogni pull back di EurUsd sarà quindi utile per aumentare le posizioni long.

EurUsd (grafico weekly) – Bollinger suggerisce una fase di consolidamento in arrivo

EurUsd outlook settimanale del 14 luglio 2025 – La minaccia dei dazi ritorna d’attualità

  • Torna ad infuriare la guerra dei dazi dopo che i tre mesi di sospensione sono arrivati a scadenza. Le lettere inviate alla Casa Bianca ai vari paesi ripristinano le condizioni del Liberation Day e questo impone alla FED ulteriore cautela scatenando l’ira di Trump.
  • L’Europa guarda con attenzione all’evoluzione delle trattative commerciali con gli USA e intanto la BCE si mostra sempre più cauta nell’affrontare nuove manovre di riduzione nei tassi di interesse.
  • EurUsd non si allontana dai massimi con le nuove tensioni sui dazi che rischiano di affossare ulteriormente il biglietto verde qualora aumentasse il clima di incertezza e sfiducia attorno agli Stat Uniti.

La FED rimane cauta

Ormai in Europa sembra che i tassi abbiano raggiunto un floor al di sotto del quale sarà difficile andare, almeno secondo il mercato che vede al massimo 25 punti base di taglio nei prossimi 12 mesi. E dire che non sono mancati gli esponenti BCE che hanno evidenziato come la bassa crescita, l’euro forte e la latitanza negli investimenti rischiano di portare il tasso di inflazione al 1%.
Ma per l’euro c’è ancora l’incognita dazi aperta. La lista di chi a partire dal primo agosto vedrà scattare sulle proprie merci i dazi è lunga e in continuo aggiornamento. Alcuni paesi noti come Giappone, Corea del Sud, Sud Africa, Canada e Brasile hanno già subito il preavviso che fra qualche giorno le merci in ingresso negli States e provenienti da quegli stati subiranno una tassazione che varia da paese a paese. Dal 25% del Giappone fino al 50% del Brasile la tagliola americana sarà importante.
Al momento solo Vietnam e UK hanno formalmente raggiunto un accordo (per la Cina siamo solo agli intenti) confermando il fallimento per ora della strategia trumpiana. Torna a salire il tasso effettivo di tariffe doganali applicate negli States stimate al 17.6%, il massimo dal 1934 e ben superiore al 2.4% di gennaio.
I riflessi sul dollaro si sono notati soprattutto alla luce di una maggiore incertezza sui tassi FED che a settembre dovrebbero scendere, a meno che la letterina sui dazi non rimetta a Powell le ali del falco anche per arginare la fuga dal dollaro.
I verbali dell’ultimo meeting FED hanno evidenziato che solo due membri erano a favore di un ribasso nei tassi già a luglio, mentre la maggioranza dei membri ritiene adeguato un approccio prudente di attese che naturalmente farà infuriare Donald Trump.

EurUsd, l’intenzione sembra chiara

Se l’area di 1.20 sembra la candidata principale ad accogliere EurUsd nelle prossime settimane, non possiamo non annotare come il mercato si sia fermato in modo esemplare a poca distanza di 1,19, un livello di prezzo dove la gamba di rialzo partita nel 2025 da 1,01 eguaglia in ampiezza quella del periodo 2022-2023. Assieme alla valenza psicologica di 1,20 questa nota tecnica potrebbe essere utile per rafforzare l’idea di una pausa di riflessione nell’avanzamento del cambio.

EurUsd (grafico daily): la seconda gamba di rialzo ha eguagliato la prima partita nel 2022

EurUsd sembra ormai destinato ad andare a testare la zona di 1.20 prima di sciogliere le riserve sul suo futuro.
La mancata reazione degli ultimi giorni, a parte un marginale ritracciamento, fa pensare ancora ad una forza sottostante che potrebbe nel breve trovare il conforto solo da un sentiment eccessivamente negativo.
Analizzando il grafico su una scala trimestrale e utilizzando un indicatore come l’SMI (Stochastic Momentum Index), possiamo apprezzare l’entrata in territorio di ipercomprato pur mancando il formale segnale di inversione. Un segnale che nella storia di EurUsd ha sempre sancito la formazione di un top primario. Ma attenzione l’evento si è concretizzato sempre all’interno di un bear market.
Quando il trend invece guardava verso l’alto nel 2004 quel segnale produsse solo un periodo di appannamento per l’euro tra l’altro neanche particolarmente incisivo.

EurUsd (grafico quaterly) – ipercomprato ma non troppo

EurUsd outlook settimanale del 9 giugno 2025 – Il dollaro soffre ancora

  • Negli Stati Uniti non arrivano grandi sorprese dai dato sull’occupazione americana mentre salgono alle stelle le tensioni tra Trump e Musk. L’incontro con la Cina in Europa sembra ridare però ottimismo ai mercati.
  • In Europa l’inflazione continua a convergere verso gli obiettivi e la BCE taglia di nuovo il costo del denaro forte di un euro sempre ben apprezzato dagli investitori. Tassi ora al 2%.
  • EurUsd che si ripresenta alle porte di quelle resistenze di area 1,15 oltre le quali si aprirebbero porte di debolezza molto interessanti sul dollaro americano.

La BCE taglia e Trump si arrabbia

A distanza di due mesi dal Liberation Day di Trump grandi passi avanti nell’applicazione dei dazi e/o di eventuali accordi con gli altri competitor commerciali non si vedono.
La trattativa con la Cina è in stallo anche se una speranza si accende dopo l’annuncio di un nuovo incontro a Londra; stallo che al momento rimane anche verso l’Europa. Incombono decisioni di sospensione e ricorsi e l’incertezza regna sovrana dopo l’annuncio (l’ennesimo) di Trump di raddoppiare i dazi su acciaio ed alluminio.
L’evento macro più importante anche per comprendere quali strade potrebbe prendere la FED nei prossimi mesi rimane quello relativo ai dati sull’occupazione che ha confermato la creazione di quasi 140 mila posti di lavoro e disoccupazione al 4,2%. Qualche segnale di tensione si registra sugli stipendi cresciuti più del previsto.
Il dollaro subisce così nuovamente la pressione dei venditori complice anche una limatura dei rendimenti sui tratti più lunghi della curva. Verrebbe da dire che per fortuna Powell c’è visto che in assenza di un differenziale tassi così generoso il rapporto di cambio EurUsd si sarebbe già involato molto probabilmente oltre quota 1.20. A complicare il tutto per la stabilità del dollaro anche le forti tensioni che si registrano tra Trump e Musk dopo il burrascoso divorzio.
L’euro rimane in questo momento l’alternativa più credibile al dollaro e, come auspicato da Lagarde, un afflusso di capitali internazionali sulla moneta unica non sarebbe ostacolato da una BCE a quel punto anche facilitata nell’ultimo miglio sull’inflazione.
Banca centrale europea che come previsto ha tagliato i tassi al 2% sull’onda di dati di inflazione che confortano tale decisione.
Presa come modello da Trump (che si arrabbia di nuovo con Powell per la sua resistenza nel tagliare il costo del denaro), la BCE ha rivisto ulteriormente al ribasso le stime di inflazione per il 2025 adesso previste al 2%. Saremmo dunque di fronte oggi a tassi neutrali anche considerando la revisione al rialzo a +0.9% delle stime di crescita per l’anno in corso. Il futuro della politica monetaria europea adesso si fa più incerto.

Non è ancora ora di andare lunghi di dollari

Nonostante una remunerazione crescente del dollaro rispetto a quella offerta dalla valuta europea, è stridente la divergenza con l’andamento del cambio EurUsd.
Il differenziale di tasso tra Treasury americani e Bund tedeschi si allarga, ma EurUsd (qui presentato su scala inversa) risale, ovvero il dollaro si indebolisce.
Un segnale che conferma come il mercato continui a richiedere un premio per il rischio superiore per investire in biglietti verdi oggi ritenuti più rischiosi del passato.

EurUsd (grafico daily) vs spread Usa-Germania (linea rossa): il dollaro paga di più ma perde terreno

Dopo il break rialzista di aprile per EurUsd si è visto il più classico dei pullback a ridosso di quella che era una linea di resistenza ora supporto. E poi la ripartenza. Un segnale chiaro di non volontà del mercato per il momento di ritornare sui propri passi e che rafforza il valore dei supporti di area 1,12 ma al tempo stesso mette in discussione le resistenze di area 1,15.
Il cedimento di questo livello aprirebbe le porte ad un allungo fino a 1,20.

EurUsd (grafico daily) – Pull back da manuale e l’euro riparte