EurUsd outlook settimanale del 15 Giugno 2026: La BCE alza i tassi, ma forse arriva la pace

  • Stati Uniti alle prese con inflazione e guerra con l’Iran forse prossima alla fine. Per il Presidente americano l’inflazione sopra al 4% è un problema in vista delle elezioni, con le fronde politiche interne che cominciano ad innervosirsi.
  • La BCE alza i tassi di 25 punti base come da previsioni per contrastare un’inflazione che morde a causa del caro energia. Euro stabile.
  • EurUsd che non si muove ormai da tempo da uno stretto range compreso tra 1,15 e 1,16. I venti alternati di guerra e possibile pace influiscono sullo stallo in corso.

L’inflazione vola negli Stati Uniti

La BCE fa quello che deve aumentando i tassi di 25 punti base mettendosi in attesa dei propri dati di inflazione con un sentimento misto tra la confidenza che un accordo di tregua tra Iran e USA possa sbloccare Hormuz e raffreddare i prezzi del petrolio e il timore che il riaccendersi degli scontri allontani questo scenario soffiando sul fuoco dell’inflazione. I tassi ufficiali reali sono negativi spiegando in parte l’incapacità dell’euro di superare le resistenze. Ma anche in America l’inflazione comincia a far tremare Trump.
Pubblicati i dati dell’inflazione americana e come previsto i prezzi al consumo salgono del 4.2% in rialzo rispetto ad aprile (3.8%). In rialzo anche il dato core al 2.9%.
Le borse non hanno preso bene il dato ma si guarda con fiducia al calo del petrolio e alla possibile tregua definitiva all’orizzonte. Il timore dei mercati è però un altro: una FED meno indipendente rispetto al passato.
I prossimi mesi in tal senso saranno decisivi per capire di che pasta è fatto Kevin Warsh, ma certamente quell’inflazione che Trump ha usato come arma elettorale contro Biden ora rischia di rivoltarsi contro il Tycoon nelle elezioni di mid terms.
La politica di taglio nei tassi da parte della FED ha fatto indubbiamente raffreddare i tassi sui mutui che però hanno ricominciato a salire al passo del costo del debito decennale sul mercato. Effetto crescita sì, ma anche una componente di minor desiderio dei flussi esteri nel comprare debito americano in dollari a rendimenti che rischiano, di fronte a una FED immobile, di essere sempre meno attraenti e negativi in termini reali. Mettendo in difficoltà il biglietto verde.

EurUsd, nulla di nuovo per ora in vista

L’evento va segnalato. Quando EurUsd guadagna oltre il 10% in 12 mesi e poi torna a vantare un bilancio annuo negativo (come ora), il destino dei mesi seguenti sembra segnato. Ovvero un proseguimento della discesa del cambio.
Al momento non si può certamente parlare di vera e propria discesa vista la stancante lateralità in atto tra 1,14 e 1,19, ma si sa che quando la volatilità si comprime troppo poi a un certo punto esplode in un colpo solo, da una parte o dall’altra.
Per quello che riguarda la storia di EurUsd questo pattern di evoluzione ribassista nel cambio sembra confermato a livello grafico. Fatta eccezione per i drammatici cali del 2008 e del 2010 che comunque proseguirono per un ulteriore mese con lunghe candele nere, gli eventi seguenti di passaggio da positività a negatività su base annua sono sempre stati seguiti da ribassi di EurUsd.
Staremo a vedere se questa volta è diverso, ma un break ribassista di 1,14 sarebbe da interpretare come fortemente bullish per il dollaro.

EurUsd grafico monthly) – Bilancio negativo rispetto a un anno fa

Non servono grandi analisi per comprendere come la volatilità sia il grande assente sul mercato di EurUsd. Ormai da quasi un anno, dopo la sparata post Liberation Day, EurUsd si muove tra 1,14 e 1,19 con oscillazioni comunque limitate e che come confermato dalle bande di Bollinger molto vicine tra loro, non offrono grandi spunti nemmeno per fare una speculazione long short sul cambio EurUsd vista la lentezza dei movimenti tra supporti e resistenze.

EurUsd (grafico daily): volatilità questa assente

EurUsd outlook settimanale del 25 Maggio 2026: L’economia via USA va, i tassi pure

  • Kevin Warsh, neo Governatore della FED, dovrà giocare di diplomazia per convincere Trump che al momento è pericoloso abbassare i tassi. L’economia viaggia come l’inflazione e il mercato ora pensa addirittura a un rialzo. Borse sempre vicine ai massimi storici, obbligazioni giù.
  • Europa alle prese con il caro energia e scostamenti di bilancio richiesti a gran voce da alcuni paesi che premono sui rendimenti a lunga scadenza dei bond. La BCE prepara il terreno a una stretta sui tassi.
  • EurUsd che ripiega e va a chiudere la settimana tra 1,15 e 1,16. Il momento favorevole al biglietto verde è stato generato da aspettative sul costo del denaro americano più hawkins.

L’ultima di Powell è hawkins

I verbali dell’ultimi meeting che ha visto Powell alla guida del FOMC hanno messo in evidenza un orientamento della FED preoccupato del rialzo dell’inflazione e che sembra escludere nuovi tagli nei tassi di interesse. I Fed Funds hanno spostato a 75% le probabilità di un ritocco all’insù di 25 punti base anche se alla guida ci sarà Kevin Warsh che dovrà fare da equilibrista tra un’economia che viaggia a ritmi ancora sostenuti, con l’inflazione che morde e Trump che pretenderà un taglio nei tassi prima delle elezioni di Mid Terms.
Il FOMC del 16 e 17 giugno sarà chiarificatore in tal senso. Giusto ricordare che tra le prime dichiarazioni di Warsh c’è la volontà di cambiare il tasso di inflazione di riferimento e la convinzione che l’intelligenza artificiale sarà un fattore capace di aumentare la produttività e disinflattivo nei prezzi.
Intanto in Europa comincia il conto alla rovescia prima di un aumento dei tassi da parte della FED con il dato di inflazione di aprile salito al 3% dal 2.6% che fa scattare un primo campanello di allarme a Francoforte. Diversi governi tra cui l’Italia chiedono scostamenti di bilancio a Bruxelles per contrastare il caro energia.
Sul fronte della guerra con l’Iran siamo ancora nella fase di tregua con i negoziati in corso che ancora non permettono al prezzo del petrolio di scendere in modo consistente visti i reciproci blocchi navali su Hormuz. Sembra chiaro che ogni giorno che passa è benzina sul fuoco di un’inflazione che senza adeguate contromisure sui tassi rischia di radicarsi in tutta la catena produttiva. Il maxi aumento dei prezzi alla produzione americani del 6% in aprile ne è la dimostrazione. Intanto su EurUsd prosegue lo stallo.

EurUsd, ancora un nulla da segnalare

Il grafico di EurUsd chiarisce molto bene il trading range che sta bloccando il cambio, ma anche una configurazione potenzialmente di testa e spalla ribassista che in caso di formalizzazione con la rottura della neck line di 1,14 aprirebbe le porte ad un bear market dell’euro inaspettato. Stagionalmente fino alla fine dell’estate sarà complicato per il dollaro riuscire a forzare i supporti, ma se a quel punto l’euro sarà stato incapace di abbattere 1,19-1,20 uno scenario di fine anno bullish sul biglietto verde non sarebbe da escludere.

EurUsd (grafico daily) – sullo sfondo sempre quel testa e spalla ribassista potenziale.

Altro grafico che riproponiamo in questo rapporto e che conferma che c’è una potenziale di ritorno di forza del dollaro nel confronto dell’euro è quello che associa ai prezzi mensili del cambio l’oscillatore Macd.
Dal 2008 in avanti, quando la linea del segnale ha tagliato il Macd dall’alto verso il basso, si è avuta la conferma di una fase positiva della valuta americana destinata a rafforzarsi per diversi mesi ancora. Segnale che ancora manca ma che sembra in procinto di arrivare con il raggiungimento di livelli particolarmente alti di Macd. Da seguire anche perché dalla fine dell’estate comincerà un periodo stagionale pro dollaro.

EurUsd (grafico monthly): Il segnale tecnico che ancora manca per essere bullish sul dollaro

EurUsd outlook settimanale del 18 Maggio 2026: Inflazione, il nuovo nemico di Trump

  • Si infiammano i prezzi al consumo e alla produzione in America a causa della guerra nel Golfo. Difficilmente la FED potrà tagliare i tassi nel 2026 e intanto i tassi trentennali superano il 5%. Intanto i mercati rimangono delusi dal vertice USA-Cina.
  • L’Europa continua ad essere il vaso di coccio di una situazione di stallo non Golfo con la BCE che probabilmente si dovrà muovere sui tassi per contenere un’inflazione prevedibilmente al rialzo nei prossimi mesi.
  • EurUsd che rimane ingabbiato in uno stretto range che ha 1,19 e 1,14 come basi superiore e inferiore oltre le quali prenderà una direzione più definita.

L’ombra dell’inflazione sulle elezioni americane

I dati sull’inflazione americana hanno fatto emergere con chiarezza cosa sta accadendo nel paese che apparentemente ha un minor interesse verso quello che sta accadendo nello stretto di Hormuz essedo autonomo dal punto di vista della produzione di energia. I prezzi al consumo, infatti, ad aprile sono saliti del 3.8% contro il 3.3% del mese scorso, con il dato core su del 2.8% contro il 2.6% del mese precedente.
L’aumento dei prezzi energetici a partire dalle benzine, ma anche i riflessi su produzioni che indirettamente sono toccate dagli aumenti (ad esempio quelle agricole) rendono alquanto arduo il lavoro che si prospetta per il neo Presidente della FED Warsh; il mercato a termine stima infatti fra un anno Fed Funds al 3.8%. Inevitabili le pressioni di Trump a ridosso di elezioni di mid terms che si prospettano in salita per il tycoon che non potrà rispolverare la narrativa di aver abbattuto l’inflazione e i tassi di interesse.
Ancora più intenso il rialzo dei prezzi alla produzione in aumento del 6% rispetto al +4.8% atteso con tutta la catena produttiva che presto potrebbe cominciare a scaricare a valle gli effetti del rialzo dei prezzi.
Gli effetti si vedono sulle curve dei rendimenti con gli USA che tornano ad emettere bond trentennali con cedola 5%.
Il vertice Trump-Xi intanto non sembra aver prodotto ciò che i mercati si attendevano con tutti i dossier aperti e dubbi sulla tenuta di alcune intese commerciali.
Lato europeo è evidente la stretta correlazione tra tassi di interesse a 2 anni e prezzo del petrolio, un legame decisamente più intenso rispetto ad esempio al prezzo del gas che ha fatto da guida ai tassi soprattutto nel periodo immediatamente successivo allo scoppio della guerra in Ucraina. La differenza rispetto ad allora è un EurUsd che non subisce le pressioni ribassiste all’aumento dei costi energetici, probabilmente anche per una previsione sui tassi da parte dei mercati che vede un potenziale restringimento del differenziale rispetto agli Stati Uniti. Ne parliamo nell’approfondimento dedicato all’analisi tecnica e intermarket.

EurUsd, stallo totale

Lo spread Usa-Germania ormai da dicembre staziona su dei minimi che stanno favorendo un più corretto riallineamento di EurUsd a valori superiori rispetto a quelli visti ad esempio a marzo. E, ciò nonostante i Treasury a 10 anni siano già al 4.5% con il 30 anni oltre la soglia psicologica del 5% con la prima emissione dopo tanto tempo sfornata dal Tesoro a stelle e strisce.

EurUsd (linea nera scala invertita) vs spread USA-Germania (linea rossa) – (grafico weekly): il differenziale di tassi contiene le perdite dell’euro per ora.

Per il momento sono completamente assenti dei segnali di inversione di tendenza per EurUsd. Osservando il grafico su scala weekly le medie mobili a 50 e 200 settimane non negano il golden cross del 2025 quando la media breve tagliò dal basso verso l’alto quella lunga facendo scattare un segnale bullish.
Un eventuale inversione di tendenza richiederà una media a 50 settimane che cambia inclinazione, punta verso il basso e taglia quella a 200 settimane. Primi segnali di crepe nel trend bullish di EurUsd sotto 1,14 e definitivo sotto 1,12. Probabile che a quel punto il golden cross si trasformi in death cross come accadde nel febbraio 2022.

EurUsd (grafico weekly): Il golden cross è ancora valido

EurUsd outlook settimanale del 20 Aprile 2026: Uno spiraglio all’orizzonte

  • Trump sta cercando il modo per disimpegnarsi da una guerra con l’Iran che sta impattando sulla sua popolarità. Le elezioni di mid terms si avvicinano e serve una svolta. Intanto i mercati festeggiano già la fine delle ostilità, ma forse è prematuro.
  • Europa che accoglie con favore i risultati delle elezioni in Ungheria con la vittoria degli europeisti. Permangono le tensioni legate ai costi dell’energia e quindi all’inflazione. La BCE valuterà i dati prima di decidere.
  • EurUsd che in maniera dirompente si riavvicina ai massimi confermando che un clima di maggiore serenità sarà bearish per il dollaro. Che superando 1,20 potrebbe addirittura spingersi fino a 1,25 in estate.

Trump comincia a fare i conti con il calo di popolarità

La tregua che le parti in gioco si sono imposte nello scontro bellico nel Golfo sembra reggere seppur a fatica. Israele non molla la presa in Libano anche se Trump impone il cessate il fuoco, mentre l’Iran tiene ancora sotto scacco i paesi del Golfo riaprendo Hormuz a intermittenza. L’intervento della Cina nel processo diplomatico potrebbe essere una svolta per consentire nel prossimo round negoziale una fine delle ostilità.
Intanto Trump deve fare i conti con un evidente calo di popolarità che rischia di mettere il partito repubblicano in difficoltà nelle prossime elezioni autunnali di mid terms.
Gli esiti del conflitto e una caduta della fiducia anche negli interscambi commerciali di molti partners compresi gli europei, potrebbe impattare sugli esiti delle urne. Ma soprattutto l’aumento dell’inflazione che lo stesso Trump imputò a Biden durante la campagna elettorale del 2024, rischia di essere il fattore che metterà il Congresso nelle mani democratiche.
La FED intanto si muove con cautela. Servono nuove informazioni per capire gli impatti dei recenti rialzi nei prezzi anche sui salari. E poi c’è il rischio che il Tesoro americano, dopo il giudizio della Corte Suprema, debba rimborsare a imprese e consumatori parte dei dazi incassati. Scenario che potrebbe spiegare la debolezza del dollaro.
Le borse invece festeggiano dopo una modesta correzione e tornano sui massimi storici. In leggera ripresa i bond con il petrolio tornato sotto i 100 dollari al barile. Ma intanto EurUsd rimette il naso sopra 1,18 e questo è un segnale di vitalità importante per la moneta unica europea.

EurUsd, grande reazione dell’euro

La scorsa settimana avevamo segnalato la concreta possibilità di un rimbalzo dell’euro, poi effettivamente arrivato e superiore alle attese. A questo punto l’analisi tecnica suggerisce tre scenari. Il più probabile, quello di un proseguimento della lateralità che va avanti da quasi un anno e che vede 1,14 come parete inferiore e 1,19/1,20 come parete inferiore.
Il secondo scenario che indica un ritorno di forza del dollaro con formalizzazione a quel punto di una figura di testa e spalla ribassista con la rottura di 1,14. Per ora meno probabile come del resto anche quello di un break della parete superiore del range che sposterebbe il cambio in estate verso 1,25. Scenario che potrebbe prendere forma solo con una FED che imposta una politica di tassi di interesse dovish rispetto ad una BCE più hawkins.

EurUsd (grafico daily): rimbalzo in corso, trading range ancora vivo

Il movimento di EurUsd all’interno delle bande di Bollinger conferma la lateralità e la regolarità con cui le due valute si stanno muovendo da un anno. Toccata la parete inferiore delle bande, ora si guarda a quella superiore come argine al rialzo. Serve uno scoppio della volatilità per uscire da questa fase. Quale potrebbe essere il market movers in grado di dare il via a questa fase ovviamente non lo sappiamo, ma l’uscita dal range sarà impattante per tutti i mercati.

EurUsd (grafico weekly) – volatilità in leggero aumento ma ancora nulla di clamoroso

EurUsd outlook settimanale del 13 Aprile 2026: Tutti vogliano la pace, nessuno vuole la pace

  • Trump promette pace e prosperità dopo aver raggiunto la tregua con l’Iran. Intanto torna a salire il petrolio. Tensioni che non fanno bene ai bond (rischio inflazione) e al dollaro. I prezzi dell’energia rimangono alti e per le banche centrali si prospetta un’estate calda dopo l’impennata dell’inflazione in America.
  • Europa tra le più penalizzate dal contesto geopolitico attuale con le principali industrie dipendenti da gas e petrolio che potrebbero risentire di una carenza di prodotto oltre che sopportare costi insostenibili se non dovesse esserci una riapertura accettabile dello stretto di Hormuz.
  • EurUsd che rimbalza dai supporti ritrovando quota 1,17. Per la moneta unica scampato il pericolo di un affondo sotto 1,14 si guarda adesso alle resistenze.

Il rallentamento economico è il rischio del 2026

Le due settimane di tregua concordate tra Stati Uniti e Iran dovranno essere messe a frutto nei colloqui avviati in Pakistan tra le parti nel tentativo di fissare una pace duratura. Sullo sfondo le tensioni belliche tra Israele e Libano che rendono ancora impraticabile lo stretto di Hormuz a cui ora si aggiunge la minaccia di blocco navale imposto da Trump dopo il fallimento del primo round negoziale.

Il prezzo di petrolio e gas rimane in tensione preoccupando e non poco le autorità monetarie e i Governi occidentali a serio rischio di dover gestire razionamenti energetici in estate e anche impennate nell’inflazione.

Il dato americano di marzo dei prezzi al consumo mette in difficoltà Trump. Con un aumento dell’inflazione del 3,3% rispetto al 2,4%, gli Stati Uniti rivivono una risalita dei prezzi che la banca centrale aveva magistralmente domato.

La FED, nel suo Beige Book, continua a mantenere valida l’idea di un possibile taglio nei tassi entro fine anno se la disoccupazione dovesse mostrare segnali di aumento permanente. Al tempo stesso Powell non sottostima i possibili impatti sull’inflazione ritenendo adeguato il costo del denaro attuale.

Stessi problemi in Europa con l’aggravante di una frammentazione politica che blocca ogni iniziativa diplomatico-economica comune, oltre che una politica energetica capace di sfruttare l’economia di scala del Vecchio Continente. I soliti temi ricorrenti in seno alla UE. Il rialzo dei tassi a lunga scadenza segnala comunque un rischio inflazione che la BCE dovrà considerare con prossimi aumenti del costo del denaro.

EurUsd, lateralità ancora per un pò

La lateralità sul cambio EurUsd prosegue con gli accordi di tregua che offrono l’opportunità all’euro di riprendere fiato e guardare con maggiore serenità alle prossime settimane, sia sul fronte dei rischi energetici che su quelli dell’aumento dell’inflazione.

Servirà tempo per smaltire le tossine, ma tecnicamente EurUsd ancora una volta ha avviato una fase di rimbalzo nel momento in cui il Macd ha raggiunto una fase di ipervenduto che già nel 2024 e nel 2023 aveva permesso alla moneta unica europea di risalire la corrente. Eventuali ritorni in zona 1.15 dovrebbero essere propedeutici ad uno spostamento dei prezzi verso la parte alta di 1.18/1.20 in uno scenario ancora di spiccata incertezza.

EurUsd (grafico daily): è l’ora del rimbalzo

Le prossime chiusure mensili del Dollar Index saranno importanti per capire se effettivamente la direzione del biglietto verde durante la primavera-estate 2026 sarà bullish oppure no.

Stando all’oscillatore di momentum, se dopo essere entrato in ipervenduto scatta il segnale bullish, per il dollaro comincia una stagione positiva che spinge il biglietto verde almeno verso la linea centrale del canalone di regressione. Significherebbe, in caso di formalizzazione del segnale, un recupero di un almeno il 6-7% per il biglietto verde.

Siccome dal 2008 il segnale non si è mai rivelato falso, l’attivazione di questo evento si rivelerebbe una eccellente opportunità di ingresso.

Ma, e qui sta il punto, la tregua di due settimane concordata tra Iran e Stati Uniti ha per il momento evitato l’attivazione del segnale bullish. Il rimbalzo violento di EurUsd ne è stato la conferma confermando la non volontà del mercato per ora di affidarsi senza indugi al dollaro.

Dollar Index (grafico monthly) – il dollaro scalpita ma ancora nulla è deciso

EurUsd outlook settimanale del 6 Aprile 2026: Ma quando finirà la guerra?

  • Trump prova a rassicurare i suoi elettori, la guerra con l’Iran sarà portata a termine e il prezzo pagato sotto forma di forniture più care di energia e altre materie prime e semilavorati, sarà ricompensato. Ma il mercato non gli crede e continua a vendere in preda all’incertezza. E all’orizzonte si prefigurano rialzi dell’inflazione.
  • Europa che è una delle aree più colpite dall’azione militare nel Golfo con gli Stati che in ordine sparso cercando di adottare delle misure di contenimento dei rischi di carenza di energia. La BCE intanto si prepara ad aumentare i tassi entro l’estate.
  • EurUsd dopo un tentativo di ritorno sopra 1,16 ripiega con il biglietto verde che rimane ben comprato da chi cerca sicurezza. Attenzione alla tenuta di certi supporti al di sotto dei quali sarebbe rally per il dollaro.

Il rischio recessione globale

Lo spettro di una recessione globale si aggira tra le stanze della Casa Bianca con Trump che prova in tutti i modi di rassicurare mercati ed elettori circa la fine della guerra con l’Iran in poche settimane. A quanto pare con scarso successo visto che l’azionario è debole, i tassi salgono e il prezzo del petrolio sfida nuove vette.
L’effetto inflattivo che vedrà passare sui prezzi al consumo gli aumenti di petrolio, gas e altre materie prime impattate da questa crisi, appare inevitabile con le banche centrali che non potranno fare altro che prendere atto del contesto e tornare ad aumentare i tassi per frenare una esuberante domanda di beni e servizi.
Il ritorno dell’inflazione o peggio di una crisi economica, è ciò che Trump vuole evitare a tutti i costi per non trovarsi in autunno di fronte agli elettori con nessun risultato significativo per il popolo americano.
Nemmeno la Federal Reserve con il suo nuovo Presidente potrà correre in soccorso di Trump. Aumentare i tassi in queste condizioni sarebbe come gettare benzina sul fuoco.
Stessa situazione in Europa dove la BCE si prepara ad un ritocco nel costo del denaro per frenare un’esuberanza nei prezzi che rischiano di tornare al 3% con il dubbio che questo non affossi la crescita spingendola in recessione.
Un contesto complicato che vede il dollaro americano come porto sicuro di molti investitori con i recenti movimenti tecnici che fanno sospettare il desiderio di andare ancora più su da parte della currency statunitense.

EurUsd, il biglietto verde ci riprova

Tecnicamente il grafico mensile di EurUsd che abbina l’oscillatore di momentum al prezzo, non sembra indicare come esaurita la fase correttiva (per ora laterale) dell’euro.
Il segnale bearish scattato a settembre 2025 ancora non ha prodotto danni elevati alla moneta unica, ma ancora non è giunto a esaurimento.
Quindi per andare short sul biglietto verde ci sarà da aspettare ancora un pò.

EurUsd (grafico monthly): non ancora esaurito il segnale bearish emerso dagli oscillatori

La battaglia in corso sul cambio EurUsd è qualcosa che avrà impatti sull’andamento del resto dell’anno in base all’evoluzione delle prossime settimane, sicuramente decisive sul fronte bellico.
Non sfugge infatti come il tentativo di break ribassista di EurUsd di inizio marzo e fermato da 1,14 ha visto i compratori di euro ritornare alla ribalta ma per poche sedute, prima che una nuova reazione li scacciasse indietro. Il ritorno sopra 1,16 sarebbe stato fondamentale per ragionare su una stagione di euro crescente, ma il doppio tentativo fallito di risalire oltre il precedente supporto, ora resistenza, suona sospetto.
Il mercato non attenderà all’infinito prima di prendere una decisione e più si staziona sotto 1,16, più probabile diventa un ulteriore affondo del dollaro per tentare di recuperare in prima battuta area 1,12.

EurUsd (grafico daily) – un doppio tentativo di ritorno sopra 1,16 fallito dall’euro

EurUsd outlook settimanale del 30 Marzo 2026: Guerra e incertezza

  • L’America si interroga su durata e impatti di una guerra con l’Iran che per ora sta aumentando le pressioni inflazionistiche, alimentando incertezze sui tassi e complicando il sentiero elettorale di Trump verso le elezioni di mid terms.
  • Europa alle prese con il caro energia e gli aumenti di tutti i rendimenti sui tratti più lunghi delle curve dei rendimenti, un fattore che non è servito per ora a rafforzare l’euro.
  • EurUsd che continua a muoversi a ridosso della zona di 1,15 confermando che l’incertezza geopolitica è favorevole al dollaro Usa.

Trump rischia una guerra di nervi

Lo stallo dei mercati è evidente. I venti di guerra portati in Medio Oriente da Trump e la relativa chiusura dello stretto di Hormuz, ma soprattutto i rischi per tutti gli impianti produttivi dell’area del Golfo, hanno innescato una reazione a catena su prezzi e forniture di greggio e gas che hanno spostato le quotazioni verso quota 100$ al barile con incertezza sull’immediato futuro circa i volumi di offerta.
La crescita economica è a rischio, ma soprattutto è l’inflazione quella che potrebbe subire dei contraccolpi nei prossimi mesi visto che non solo le benzine, ma anche i materiali necessari in diversi settori produttivo sono interessanti da questo aumento dei costi. Dai fertilizzanti agricoli alle plastiche tutto ruota attorno al prezzo del petrolio componente di base nella produzione.
Per Donald Trump è imperativo porre rimedio agli aumenti dei prezzi al consumo, ma anche all’incertezza geopolitica, prima delle elezioni di medio termine con i sondaggi che indicano una netta caduta della popolarità del tycoon. Da capire se i negoziati in corso porteranno effettivamente a qualche concreta soluzione con l’Iran a breve.
Con il cambio di Presidente alla FED difficilmente l’auspicio di Trump di agire fin da subito nel ridurre i tassi favorendo la ripresa del mercato immobiliare prenderà forma. Altro elemento che non aiuterebbe il Presidente in sede elettorale visti i tassi sui mutui sopra al 6%.
Anche l’Europa rimane comunque alle prese con i rischi di rallentamento economico e di aumento dell’inflazione. I tassi di mercato si stanno già muovendo in tal senso con i rendimenti sui Bund tedeschi sopra al 3% sulle scadenze a 10 anni e quelli italiani sopra al 4%. Anche in UK i tassi salgono al 5% scommettendo su una BOE che non abbasserà più i tassi.
In mezzo a questo stallo il dollaro tiene le posizioni mettendo sotto pressione le resistenze di 160 su UsdJpy e i supporti di 1,15 su EurUsd.

EurUsd, i supporti per ora tengono

Non siamo ancora di fronte ad una esplosione di volatilità per EurUsd ma indubbiamente i giorni scorsi hanno visto un certo movimento con prima una rottura verso il basso e poi un ritorno in alto. Incertezza che però le bande di Bollinger ancora sembrano orientare i trader verso un atteggiamento bearish su EurUsd. Lo scoglio da superare per l’euro è quello della linea intermedia di Bollinger (media a 20 giorni) di 1,16 che per la seconda volta ha retto al rimbalzo dell’euro. L’inclinazione ribassista prelude ancora ad una fase positiva per il biglietto verde.

EurUsd (grafico daily): le bande di Bollinger puntano verso il basso

Vera e propria battaglia tecnica quella in corso su EurUsd. Dopo aver violato verso il basso i supporti di 1,16, sembrava che per il dollaro si stessero aprendo prospettive di un affondo verso quota 1,12. La reazione dell’euro ha invece portato ad un pull back tuttora in corso che potrebbe decidere la sorte delle prossime settimane. Un ritorno verso il basso catalogherebbe il movimento appunto come pull back aprendo prospettive ribassiste. Una chiusura sopra 1,16 aprirebbe invece alla possibilità di un ritorno verso 1,18/1,20 nel mese di aprile.

EurUsd (grafico daily) – la lotta sui supporti di 1,15/1,16

EurUsd outlook settimanale del 23 Marzo 2026: Dollaro in ripresa solo se sarà recessione

  • Gli Stati Uniti non riescono a ottenere in breve tempo, come auspicato da Trump, la vittoria sull’Iran con le quotazioni energetiche che rischiano adesso di portare le economie mondiali verso una stagflazione. Gli effetti sull’inflazione non si faranno attendere e per questo anche la FED decide di monitorare con attenzione i prossimi dati non escludendo un taglio entro la fine dell’anno. Caduta pesante per bond e borse.
  • Europa che appare tra le aree economiche più colpite considerando la sua dipendenza dalle fonti fossili. La BCE prende tempo sui tassi in attesa di capire la futura evoluzione dell’inflazione, ma intanto il Bund tocca quota 3%.
  • EurUsd che abbozza un rimbalzo immediatamente neutralizzato dai nuovi record sul prezzo del petrolio. Il dollaro continua ad essere un fattore di protezione verso il quale converge un mercato in questo momento cauto e timoroso, ma non sfonda contro euro.

Stagflazione o recessione, questo è il dilemma

Pochi i dubbi sugli impatti negativi che la fiammata dei prezzi energetici avrà sull’inflazione globale, ma anche sull’economia inevitabilmente colpita da una crisi geopolitica che si esprime con un sostanziale nulla di fatto dei mercati azionari da inizio anno e rendimento dei bond in netta ascesa cominciando a scontare uno scenario di maggiore inflazione.
Inflazione che probabilmente vedrà nel 3% e non nel 2% la nuova normalità come alcune banche centrali in giro per il mondo si stanno accorgendo. Australia e Norvegia sono ad esempio due paesi produttori di materie prime che stanno cominciando a fare i conti con un’inflazione in aumento alla quale rispondono con aumenti dei tassi di interesse (Australia) o sospensione dei tagli (Norvegia).
Anche Stati Uniti ed Europa sono alle prese con problemi analoghi. Powell prossimo a passare il testimone da Presidente della FED ammette che lo scenario è troppo incerto per muoversi sui tassi con l’occupazione in stallo e il rischio di fiammate inflattive.
Sullo sfondo le elezioni di medio termine con Trump che dovrà portare risultati concreti se non vorrà presentarsi agli elettori con disoccupazione in aumento e prezzi delle benzine alle stelle.
Anche l’Europa vive un momento non certamente positivo dipendente come è dalle energie fossili. Preoccupa il prezzo di gas e petrolio, ma soprattutto la continuità degli approvvigionamenti. Stati già indebitati non potranno muoversi in modo espansivo sui bilanci come del resto la BCE sui tassi. Serve una maggiore visibilità sugli impatti che i recenti eventi avranno sull’inflazione. Ed abbassare il costo del denaro rischierebbe di gettare benzina sul fuoco su un euro già indebolito, ma che tutto sommato tiene le posizioni.

EurUsd, l’euro prova a resistere

Il break ribassista di 1,16 ha trovato la sua conferma in chiusura di settimana, ma non ha avuto un seguito importante. Il minimo di agosto rappresenta l’ultimo scoglio prima di un affondo del biglietto verde fino ai corposi supporti di 1,12 dove troviamo i massimi del 2023 e del 2024, mentre poco sopra il 38.2% dell’intero precedente rialzo dovrebbe garantire la tenuta della moneta unica. La FED non ha espresso una visione troppo dovish nell’ultimo meeting, pur mantenendo ferma una previsione di riduzione nei tassi a fine anno. In questo momento il mercato tema la stagflazione e il bene rifugio dollaro fa comodo averlo in portafoglio. Ma come si è visto in chiusura di settimana la convinzione degli investitori non è poi così forte.

EurUsd (grafico weekly): i supporti ancora non cedono

Il Dollar Index sta per chiudere il terzo trimestre dell’anno a ridosso di una resistenza cruciale. Con il netto rafforzamento soprattutto su euro e yen giapponese, il Dollar Index sta testando quota 100 che già in diverse occasioni ha arginato la forza del biglietto verde.
Considerando che dalle parti di 96 sono stati realizzati ben tre minimi, rompere al rialzo 100 ci proporrebbe un potenziale guadagno per il biglietto verde di un ulteriore 3-4% per i prossimi mesi. Probabilmente di maggiore tensione geopolitica e rischio recessione.

Dollar Index (grafico daily) – Superare quota 100 per il Dollar Index avrebbe un impatto notevole

EurUsd outlook settimanale del 16 Marzo 2026: Tassi su e il dollaro corre

  • Trump professa la fine della guerra con l’Iran, che però non cede e il prezzo del petrolio torna a salire. L’inflazione intanto torna a salire negli States con il prezzo della benzina che rischia di prolungare il periodo di assenza nei tagli dei tassi da parte della FED e soprattutto di mettere in difficoltà di repubblicani nelle prossime elezioni di mid terms.
  • Europa alle prese con una dipendenza energetica dalle fonti fossili che costringe la BCE ad alzare la guardia su possibili fiammate inflazionistiche con effetti ovvi sui tassi di interesse. Probabile un rallentamento economico nei prossimi mesi.
  • EurUsd che risente delle tensioni sui prezzi dell’energia, ripiegando anche per l’evaporare di attese di tagli nei tassi americani e il solito fenomeno di flight to quality. Saltano i primi supporti di 1.15.

Inflazione, qualcosa si muove

Continua a rimanere attuale la guerra nel Golfo Persico con l’Iran che chiudendo lo stretto di Hormuz impedisce l’export di petrolio agli altri paesi, mantenendo così alta la tensione sul prezzo del greggio che costringe i primi rilasci di riserve strategiche da parte dei paesi consumatori.
Situazione non semplice con la reazione iraniana che rischia di prolungare tempi ed allargare il conflitto creando ulteriori tensioni. Preoccupata anche la Cina e l’Asia intera principali destinatari del petrolio in arrivo dal Medio Oriente.
Il rapporto sull’inflazione negli Stati Uniti di febbraio non ha provocato grandi reazioni. Seppur in aumento (+2,4%) era atteso ed ora si guarda soprattutto alle conseguenze che potrà avere la guerra sui prezzi alla produzione e al consumo. I costi energetici, a partire dal prezzo alla pompa di benzina, sono in netta crescita. Trump non potrà certo permettersi di arrivare alle elezioni di mid terms in queste condizioni e per questo cerca di infondere sicurezza.
Le aspettative di inflazione a 2 anni sfiorano ormai il 3%, quelle a 5 anni sono vicine al 2,7%. L’obiettivo della FED del 2% è pura utopia e per questo la banca centrale non farà nulla sui tassi questa settimana. Non a caso i rendimenti decennali hanno valicato quota 4.25%.
Il Dollaro comincia a subodorare che solo una recessione potrebbe portare ad un taglio dei tassi e si prende la rivincita.
Anche in Europa cominciano a farsi largo ipotesi di possibili aumenti dei tassi se l’inflazione dovesse improvvisamente virare verso l’alto dopo l’ottima fase di contenimento da parte della BCE degli scorsi mesi.

EurUsd, un affondo decisivo

EurUsd che perde i primi supporti critici. Uno sfondamento di 1,15 ha delle implicazioni immediate sul biglietto verde che ci portano a pensare ad una discesa fino almeno a 1,12. Un cambio di prospettiva che potrebbe arrivare dalla FED qualora fosse formalizzato un cambio di atteggiamento sui tassi.
Gli ultimi giorni hanno visto un rialzo dei rendimenti sui bond americani favorendo così la ripresa del dollaro anche in un contesto di ricerca della sicurezza. Da qui l’euro deve reagire.

EurUsd (grafico daily): rialzo dell’euro a rischio

L’impennata delle quotazioni del gas naturale quotato in Europa hanno trovato un immediato riscontro nella caduta dell’euro.
Rappresentato a livello grafico su scala invertita, EurUsd ha infatti una perfetta correlazione inversa con il prezzo del gas naturale.
Quando il costo dell’energia sale come in questo momento, l’euro perde terreno. Questo pone una seria ipoteca sulla possibilità di vedere l’euro molto più in alto nei prossimi mesi se le tensioni non rientreranno a breve.

EurUsd linea rossa scala invertita vs TTF Natural Gas (linea nera) – (grafico weekly): Dove va il prezzo del gas va anche il dollaro americano

EurUsd outlook settimanale del 26 Gennaio 2026: Tante minacce per nulla

  • L’incursione di Trump a Davos non ha sortito gli effetti sperati. Ignorato dai leader europei il tycoon fa una clamorosa marcia indietro rinunciando all’acquisto/invasione della Groenlandia. Dazi annullati e volatilità di mercato che si ridimensiona.
  • L’Europa si muove compatta di fronte alle minacce americane che rispedisce al mittente confermando la sua volontà di rimanere unita sul fronte politico pur con tutte le sue difficoltà. Intanto l’economia mostra segni di risveglio.
  • EurUsd prontamente risale sulle tensioni innescate da Trump che prima minaccia dazi poi li ritira. Permane dunque il trading range, ma l’euro insidia le resistenze di 1,19.

Scoperto il bluff

Per l’ennesima volta il Presidente americano ha tentato di forzare la mano ai propri partners economici e militari nel tentativo di andare a una trattativa favorevole agli Stati Uniti.
Sulla questione groenlandese Trump ha però alzato troppo l’asticella scatenando reazioni da parte di alleati storici come il Canada e l’Europa pronti a risolvere la questione sullo stesso terreno minacciato dal tycoon, ovvero i dazi. Tutto ciò con un non irrilevante ingrediente che ha fatto desistere il Presidente dall’andare avanti.
Il debito americano per oltre il 40% della sua composizione è in mano alle istituzioni europee e lunedì evidentemente qualcuno deve aver pensato di servire sul piatto della trattativa proprio la vendita dei Treasuries.
Risultato, rendimenti decennali sui Treasuries schizzati al 4,3% e dollaro vicino a 1,18 contro euro. Alla fine Trump sembra essere sceso a miti consigli accettando l’intervento Nato in Groenlandia e accordi sullo sfruttamento dei ricchi giacimenti di terre rare. Per ora può bastare ma gli ex amici europei e canadesi non si fidano. Sicuramente il ciclone Trump non si fermerà qui e nuove puntate sono da mettere in preventivo.
Intanto vanno avanti in seno alla Casa Bianca le trattative per sostituire Powell alla Casa Bianca. Ancora riservo sul nome del futuro Presidente della FED che immaginiamo sarà più vicino alle posizioni di Trump e quindi ad un approccio meno hawkins sui tassi. L’economia però male non va e la questione è tutt’altro che semplice da attuare.
Per quello che riguarda l’Europa sul fronte economico nonostante tutte le turbolenze l’indice Zew tedesco conferma i miglioramenti in atto nel Vecchio Continente e nella stessa Germania che ha messo in archivio un quarto trimestre migliore delle aspettative.

EurUsd, l’occasione mancata del dollaro

Non servono analisi particolarmente complesse su EurUsd per capire cosa è successo lunedì scorso con una reazione molto limpida del mercato al tono dello scontro tra USA e Europa.
Il dollaro stava avvicinandosi ad un punto di supporto cruciale in zona 1,15 al di sotto del quale si poteva tranquillamente pronosticare un ritorno a 1,12 in un contesto benevolo per il biglietto verde.
Nulla di tutto ciò, ma oltretutto una debolezza del dollaro coincisa con un rialzo dei rendimenti americani a lunga scadenza, segno di capitali in uscita probabilmente dagli asset USA.
Un avvertimento al tycoon? Vedremo, certo per Trump potrebbe essere molto pericoloso portare EurUsd a “sfidare” le resistenze di 1.19.
Un superamento sarebbe fortemente bullish per i prossimi mesi primaverili in cui verrà meno il supporto stagionale per il biglietto verde.

EurUsd (grafico daily): Trump strilla, il dollaro perde

Forse però i tempi per un break rialzista di EurUsd non sono ancora maturi.
Questo sembra suggerire il price oscillator, un indicatore che misura la differenza tra prezzo spot e media mobile a lungo termine.
Come si può apprezzare graficamente un price oscillator che supera certi livelli segnala la necessità di rifiatare per il cambio, non necessariamente un top primario immediato.
Questo è accaduto nei mesi scorsi con l’indicatore prima in ipercomprato e poi in divergenza con il cambio che ha agevolato l’avvio di questa fase laterale.
Fase che sta gradualmente riposizionando EurUsd sulla media mobile.
Dovesse esserci uno sfondamento verso il basso l’approccio verso il biglietto verde si farebbe più positivo ma al momento questo scenario ci sembra improbabile e non possiamo escludere un clamoroso break verso l’alto con nuovi ambiziosi obiettivi rialzisti per la primavera.

EurUsd (grafico daily): price oscillator, normalizzazione ancora in corso