EurUsd outlook settimanale del 26 Gennaio 2026: Tante minacce per nulla

  • L’incursione di Trump a Davos non ha sortito gli effetti sperati. Ignorato dai leader europei il tycoon fa una clamorosa marcia indietro rinunciando all’acquisto/invasione della Groenlandia. Dazi annullati e volatilità di mercato che si ridimensiona.
  • L’Europa si muove compatta di fronte alle minacce americane che rispedisce al mittente confermando la sua volontà di rimanere unita sul fronte politico pur con tutte le sue difficoltà. Intanto l’economia mostra segni di risveglio.
  • EurUsd prontamente risale sulle tensioni innescate da Trump che prima minaccia dazi poi li ritira. Permane dunque il trading range, ma l’euro insidia le resistenze di 1,19.

Scoperto il bluff

Per l’ennesima volta il Presidente americano ha tentato di forzare la mano ai propri partners economici e militari nel tentativo di andare a una trattativa favorevole agli Stati Uniti.
Sulla questione groenlandese Trump ha però alzato troppo l’asticella scatenando reazioni da parte di alleati storici come il Canada e l’Europa pronti a risolvere la questione sullo stesso terreno minacciato dal tycoon, ovvero i dazi. Tutto ciò con un non irrilevante ingrediente che ha fatto desistere il Presidente dall’andare avanti.
Il debito americano per oltre il 40% della sua composizione è in mano alle istituzioni europee e lunedì evidentemente qualcuno deve aver pensato di servire sul piatto della trattativa proprio la vendita dei Treasuries.
Risultato, rendimenti decennali sui Treasuries schizzati al 4,3% e dollaro vicino a 1,18 contro euro. Alla fine Trump sembra essere sceso a miti consigli accettando l’intervento Nato in Groenlandia e accordi sullo sfruttamento dei ricchi giacimenti di terre rare. Per ora può bastare ma gli ex amici europei e canadesi non si fidano. Sicuramente il ciclone Trump non si fermerà qui e nuove puntate sono da mettere in preventivo.
Intanto vanno avanti in seno alla Casa Bianca le trattative per sostituire Powell alla Casa Bianca. Ancora riservo sul nome del futuro Presidente della FED che immaginiamo sarà più vicino alle posizioni di Trump e quindi ad un approccio meno hawkins sui tassi. L’economia però male non va e la questione è tutt’altro che semplice da attuare.
Per quello che riguarda l’Europa sul fronte economico nonostante tutte le turbolenze l’indice Zew tedesco conferma i miglioramenti in atto nel Vecchio Continente e nella stessa Germania che ha messo in archivio un quarto trimestre migliore delle aspettative.

EurUsd, l’occasione mancata del dollaro

Non servono analisi particolarmente complesse su EurUsd per capire cosa è successo lunedì scorso con una reazione molto limpida del mercato al tono dello scontro tra USA e Europa.
Il dollaro stava avvicinandosi ad un punto di supporto cruciale in zona 1,15 al di sotto del quale si poteva tranquillamente pronosticare un ritorno a 1,12 in un contesto benevolo per il biglietto verde.
Nulla di tutto ciò, ma oltretutto una debolezza del dollaro coincisa con un rialzo dei rendimenti americani a lunga scadenza, segno di capitali in uscita probabilmente dagli asset USA.
Un avvertimento al tycoon? Vedremo, certo per Trump potrebbe essere molto pericoloso portare EurUsd a “sfidare” le resistenze di 1.19.
Un superamento sarebbe fortemente bullish per i prossimi mesi primaverili in cui verrà meno il supporto stagionale per il biglietto verde.

EurUsd (grafico daily): Trump strilla, il dollaro perde

Forse però i tempi per un break rialzista di EurUsd non sono ancora maturi.
Questo sembra suggerire il price oscillator, un indicatore che misura la differenza tra prezzo spot e media mobile a lungo termine.
Come si può apprezzare graficamente un price oscillator che supera certi livelli segnala la necessità di rifiatare per il cambio, non necessariamente un top primario immediato.
Questo è accaduto nei mesi scorsi con l’indicatore prima in ipercomprato e poi in divergenza con il cambio che ha agevolato l’avvio di questa fase laterale.
Fase che sta gradualmente riposizionando EurUsd sulla media mobile.
Dovesse esserci uno sfondamento verso il basso l’approccio verso il biglietto verde si farebbe più positivo ma al momento questo scenario ci sembra improbabile e non possiamo escludere un clamoroso break verso l’alto con nuovi ambiziosi obiettivi rialzisti per la primavera.

EurUsd (grafico daily): price oscillator, normalizzazione ancora in corso

EurUsd outlook settimanale del 22 Dicembre: Il mondo secondo Trump

  • L’occupazione americana è in stallo a causa dello shutdown ma Trump parla alla nazione per cercare di infondere ottimismo e soprattutto annunciare che presto il Presidente della FED verrà scelto e che ridurrà i tassi di interesse per rilanciare l’economia.
  • In Europa segnali confortanti arrivano dagli indici anticipatori soprattutto tedeschi che confermano una buona ripresa economica che consentirà alla BCE di mantenere i tassi invariati ancora a lungo.
  • EurUsd prosegue nella sua lenta ascesa verso le resistenze stabilizzandosi sopra 1,17. La prospettiva di una politica monetaria più aggressiva danneggia il biglietto verde.

Mercato del lavoro fermo negli States

Trump annuncia un America in forte ripresa addossando tutte le colpe al precedente presidente per quanto riguarda soprattutto inflazione, immigrazione e forza diplomatica.
Al di là della propaganda l’aspetto che sta cominciando a preoccupare il mercato è la volontà di mettere la Federal Reserve sotto il controllo indiretto della Casa Bianca con l’elezione del sostituto di Powell che dovrà tenere conto delle opinioni di Trump che orientato ad avere tassi di interesse molto più bassi di quelli attuali.
Con mercati azionari non lontani dai massimi storici e inflazione che fatica a scendere sotto al 3% in modo stabile, il rischio potrebbe essere non indifferente nell’adottare questa strategia. E il dollaro sta infatti pagando il contesto.
L’America esce ridimensionata dallo shutdown dopo che le statistiche definitive del mercato del lavoro tra settembre e novembre sono state rese note. La media di nuove buste paga emesse nel trimestre è stata di appena 12 mila unità nel settore privato con il mese di ottobre che ha bruciato 105 mila posti di lavoro prima di recuperarne 64 mila a novembre.
Il costo del lavoro si è bloccato nella crescita a novembre ridimensionando a +3,5% il tasso di crescita dell’intero anno. Il tasso di disoccupazione è salito al 4,6%, il massimo da settembre 2021.
Solo le vendite al dettaglio in crescita dello 0,8% hanno fornito un po’ di sereno in dati che potrebbero costringere la FED a più di un taglio nei tassi nel 2026.
Inflazione in ripiegamento ma con un dato parziale sempre a causa dell’assenza di tutte le informazioni provenienti dai vari distretti.
In Europa alcuni interessanti dati (seppur al di sotto delle attese) hanno confermato che la ripresa è in atto. Ad esempio, l’IFO tedesco si è mantenuto vicino ai 90 punti. I Pmi a loro volta si sono leggermente contratti ma rimangono sopra i 50 punti. Infine, bene lo Zew tedesco sui massimi degli ultimi 5 mesi. La BCE ha confermato che i tassi rimarranno fermi per l’intero 2026.
Intanto la Bank of England dopo il netto raffreddamento dell’inflazione salita del 3,2% su base annua contro attese del 3,4% e la disoccupazione salita al 5,1%, ha tagliato i tassi come da previsioni al 3,75%.

EurUsd, il passaggio cruciale di fine anno

La figura di testa e spalla rialzista segnalata la scorsa settimana ha preso corpo arrivando a realizzare quello che era un obiettivo minimo. Un movimento al rialzo che potrebbe trovare la zona compresa tra 1,18 e 1,19 il punto ideale di arrivo prima di un ritorno dei compratori di dollari.
Fase che sarà comunque propedeutica ad un nuovo tentativo del biglietto verde di attaccare l’euro in zona 1,15/1,16 per cercare di spezzare una lateralità ormai evidente da tempo.

EurUsd (grafico daily): il rialzo prende fiato

Dollar Index che subisce la stagionalità negativa (dicembre è il mese peggiore dell’anno) e il livello di supporto che sta nuovamente per essere sollecitato è di quelli che nei primi mesi del 2026 potrebbe alimentare una nuova reazione verso l’alto per il dollaro.
Non solo per una questione stagionale, gennaio e febbraio non sono così avversi al dollaro, ma anche di indicatori. Il tasso di variazione a 52 settimane sta infatti giungendo in prossimità di quella soglia spartiacque di -10% che in passato ha sempre innescato un rimbalzo del dollaro. Non dovesse esserci questa reazione per il dollaro si prospetterebbe un 2026 all’insegna della debolezza ancora più profonda di quella vista nel 2025.

Dollar Index (grafico weekly): forte compatibilità con un minimo di spessore sul dollaro

EurUsd outlook settimanale del 15 Dicembre: Gli USA non vogliono bene all’Europa

  • Mentre la FED concede al mercato la riduzione dei tassi promesso preannunciando un altro taglio nei prossimi mesi, si fanno sempre più intensi gli scontri diplomatici tra Stati Uniti ed Europa. Trump vuole evidentemente usare l’Ucraina come grimaldello per scardinare la UE e la sua burocrazia.
  • In Europa si assiste a un nervoso balletto di incontri tra leader nel tentativo di avere voce in capitolo nella questione ucraina. La distanza con gli Stati Uniti si fa sempre più profonda. L’economia di guerra sta però risollevando l’economia.
  • EurUsd come previsto sta vivendo un dicembre brillante con il biglietto verde che subisce la decisione della FED di ridurre nuovamente il costo del denaro e il probabile arrivo di un Presidente vicino a Trump.

FED tagli sì, ma non troppi

Donald Trump voleva di più, ma Powell ha concesso solo 25 punti base di riduzione nel costo del denaro, decisione ampiamente scontata dai mercati da diverse settimane. La cautela serpeggia nel FOMC e fino a maggio, data in cui si insedierà il nuovo Presidente della FED, non si dovrebbe andare oltre un solo taglio nei tassi che scenderebbero quindi al 3.5% in attesa del cambio di guida probabilmente filo trumpiana e quindi decisamente più orientata alla riduzione del costo del denaro.
A frenare la banca centrale nel compiere mosse più aggressive la carenza di dati causa shutdown, ma anche un’inflazione che come ha dimostrato il deflatore del Pil fatica ad allontanarsi dalla zona 3% (ultimo dato 2.8%).
Da capire quanto tutto ciò sia effetto dazi, oppure effetto di un’economia ancora surriscaldata sul fronte immobiliare e finanziario visto il recente nuovo ritocco dei massimi storici da parte dei mercati. Quello che preoccupa la FED è un persistere dei tassi a lunga scadenza sopra il 4%, segno che il mercato vede tensioni inflattive nel medio periodo.
A questo si aggiunge una persistente tensione sul mercato del lavoro a causa del minor afflusso di immigrati che alza il costo del lavoro e le tensioni salariali.
Fin da subito la Federal Reserve si impegnerà ad acquistare sul mercato titoli a breve scadenza inizialmente per 40 miliardi di dollari (poi progressivamente meno), e fino ad aprile. Un nuovo QE non tanto necessario per creare liquidità ma per ricostituire le riserve bancarie e gestire meglio le recenti tensioni sul mercato della liquidità overnight.
A tenere banco però sono soprattutto le tensioni con gli ormai ex alleati europei stando alle dichiarazioni di Trump. Una pericolosa escalation attorno alla questione bellica ucraina che stando al piano di pace concordato tra Russia e Usa metterebbe ai margini l’Europa e costringerebbe l’Ucraina a una sostanziale resa.
Tensioni che proseguono e che rischiano di minare il processo di ripresa in corso ben rappresentato dalla contrazione dello spread tra rendimenti americani e tedeschi ormai arrivato ai minimi degli ultimi 2 anni sotto quota 140 punti base. Elemento di mercato che fa però bene all’euro.

EurUsd la stagionalità positiva si conferma

Sapevamo che dicembre sarebbe stato un mese tradizionalmente positivo per l’euro e la regola si sta confermando. A trascinare al rialzo la moneta unica europea non solo il taglio dei tassi americano a fronte di tassi in Europa stabili o addirittura visti in aumento da alcuni esponenti BCE nel corso del 2026, ma anche una contrazione dello spread di rendimento tra tassi decennali americani e tedeschi, indicatore a cui è sempre molto legato l’andamento di EurUsd.
Come vediamo dal grafico lo spread è ai minimi degli ultimi 2 anni e chi sembra in ritardo nell’aggiustamento di prezzo pare proprio EurUsd che dovrebbe posizionarsi a livelli superiori rispetto a quelli attuali, almeno stando a queste metriche.

EurUsd (linea nera scala invertita grafico weekly) vs spread 10 anni Usa-Germania (linea rossa): meno vantaggio di rendimento per i bond americani e dollaro più debole

Dal punto di vista tecnico non sembrano esserci grandi dubbi. EurUsd ha formalizzato una figura di testa e spalla rialzista che dovrebbe alimentare un rialzo capace di spingere il cambio fino sotto i massimi di area 1,18/1,185 nelle prossime settimane. La stagionalità, come detto, è favorevole all’euro, gli oscillatori sono ben impostati per un ulteriore allungo ed ora anche l’analisi grafica sembra supportare questo movimento.

EurUsd (grafico daily): testa e spalla rialzista formalizzato, i massimi estivi sono alla portata dell’euro

EurUsd outlook settimanale del 8 Dicembre: A grandi passi verso la FED

  • Dati contrastanti negli Stati Uniti in attesa della scontata decisione di taglio dei tassi da parte della FED. Il mercato si attende una maggiore visibilità sul 2026 quando Powell cederà la guida ad un Presidente più vicino a Trump.
  • In Europa sono usciti dati macro positivi con l’inflazione che rialza leggermente la testa. La BCE non si muoverà sui tassi adeguati all’attuale contesto.
  • EurUsd lentamente si allontana dai supporti di area 1,15 e sembra minacciosamente voler ripuntare alle resistenze chiave di 1,19 complice una stagionalità negativa a dicembre del dollaro.

Un quadro di crescita ancora non risolutivo

L’imminente taglio dei tassi da parte della Federal Reserve questa settimana è circondato da diversi dubbi su quanto poi sarà seguito da nuove manovre espansive nel corso del 2026.
Nelle ultime settimane il ritorno dei dati macro dopo lo shutdown e qualche dichiarazione contrastante da parte di esponenti FED ha riacceso la speculazione attorno ad un nulla di fatto addirittura fino a maggio, mese in cui Powell abbandonerà la guida della FED.
I rendimenti a lunga scadenza non sono riusciti a scalfire la soglia del 4% e questo potrebbe essere effettivamente un viatico per una pausa da parte del FOMC.
In realtà dati macro come l’Ism servizi hanno confermato una ripresa in corso sorprendendo verso l’alto con la componente prezzi in ulteriore raffreddamento.
Opposto però l’andamento dell’ISM manifatturiero sceso ai minimi da 6 sei mesi a questa parte e deludente pure la produzione industriale. A quanto pare, i dazi non hanno riacceso l’industria americana della manifattura.
Il mercato del lavoro non sembra in tensione stando alle richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione. I prezzi faticano però a rientrare verso l’obiettivo del 2% come confermato dal PCE uscito a +2,8% a novembre. Dato core in rialzo del 2,8%.
In Europa gli indici anticipatori Pmi hanno fornito risposte confortanti salendo ben oltre i 50 punti con l’inflazione che a sua volta in modo inatteso è risalita al 2.2%. La BCE non si muoverà a questo punto sui tassi di interesse.
L’incertezza americana, assieme al ritrovato sentiero di moderata crescita europea, riporta il denaro sull’euro che torna a puntare le resistenze su EurUsd come vedremo tra poco.

Dollaro, torna la debolezza?

Mettiamoci la stagionalità, mettiamoci il taglio dei tassi della FED e la prospettiva di una guida più dovish nel 2026, mettiamoci la necessità di ripianare i bilanci federali tinti di rosso negli ultimi anni, ma per il dollaro ancora non sembrano intravedersi buone motivazioni per rimanere o andare lunghi.
La volatilità su scala settimanale è decisamente compressa come possiamo apprezzare dalla vicinanza dei due estremi delle bande di Bollinger, superiore ed inferiore. Sopra 1,18 oppure sotto 1,15 qualcosa di importante dovrebbe accadere e quindi meglio stare all’erta.
A giudicare dall’impostazione assunta da un oscillatore di momentum come l’SMI il movimento prossimo dovrebbe essere verso l’alto permettendo all’euro un nuovo assalto a quella zona di 1,19/1,20 ora più agevolmente raggiungibile grazie ad un sentiment più equilibrato su euro e dollaro.

EurUsd (grafico weekly): la volatilità è sempre più compressa

Vogliamo riproporre il grafico giornaliero di EurUsd perché proprio qui si vedono chiaramente le intenzioni di mercati che hanno già forzato la down trend line di breve periodo completando una figura di testa e spalla rialzista che dovrebbe condurci almeno a 1,18 nelle prossime sedute FED permettendo.
A quel punto anche l’ipotetica figura di testa e spalla, stavolta ribassista con impatti di medio periodo, andrebbe in soffitta definitivamente e il raggiungimento di nuovi massimi sarebbe gioco facile per la moneta unica europea che a quel punto potrebbe guardare al 2026 come anno in cui piazzare un colpo fatale al dollaro americano.

EurUsd (grafico daily): alcune crepe si aprono nelle resistenze di EurUsd

EurUsd outlook settimanale del 10 Novembre 2025: Il dollaro approfitta dell’incertezza

  • Trump non nasconde il suo malumore per la sconfitta elettorale a New York incolpando quello shutdown federale che si può fregiare adesso del titolo di più lungo della storia. La salita dei rendimenti sulla parte lunga della curva sono conseguenza di un Powell più falco e che ha favorito temporaneamente il dollaro.
  • L’Europa a sua volta naviga a vista dopo la conferma di tassi al 2% da parte della BCE guardando con favore alla recente debolezza dell’euro.
  • EurUsd fa il suo lavoro di correzione dai massimi dell’anno in un contesto di allargamento del differenziale tassi a favore degli Stati Uniti. Fondamentale la tenuta dei supporti testati di recente.

Shutdown quando finirà?

Donald Trump esce sconfitto dalle elezioni di sindaco della città di New York e non la prende bene incolpando lo shutdown come causa principale dell’affermazione dei democratici. Un segnale da non sottovalutare per il tycoon in vista delle elezioni di medio termine del prossimo anno e che si inserisce in una fase di incertezza ancora più alta causata dall’assenza di dati macro provenienti dal mercato, dall’assenza di informazioni sul posizionamento di speculatori e operatori istituzionali sul mercato futures, dal giudizio sospeso circa la legittimità dei dazi che arriverà dalla Corte Suprema, e infine da un Powell più falco del solito che ha allontanato i rendimenti a scadenza decennale dalla soglia del 4% favorendo il dollaro.
Un po’ di risk off da parte del mercato dopo l’ennesima chiusura di mese positiva ad ottobre ha fatto il resto con il denaro tornato sul biglietto verde visto come safe haven decisamente più di Bitcoin crollato di oltre il 20% in un mese.
Tra i pochi dati macro usciti di fonte non federale, l’Ism manifatturiero sceso più delle previsioni e sempre sotto i 50 punti. La risalita del rapporto nuovi ordini-scorte suggerisce che le aziende stanno vedendo migliorare le prospettive sull’inizio del 2026. Importante anche il dato sull’Ism prezzi sceso ulteriormente sotto quota 60.
Questo appare un buon viatico per confidare in un nuovo taglio nei tassi FED il 10 dicembre nonostante le parole più hawkins che stanno uscendo da alcuni membri del FOMC.
Tra gli altri dati l’ADP di ottobre ha confermato un mercato del lavoro non frizzante ma nemmeno che perde posti di lavoro. Infine, l’ISM servizi che ha battuto le stime degli analisti.
Dall’Europa poche novità se non la grande attesa che circonda la presentazione del nuovo piano di bilancio inglese, nell’ultimo tempo sempre fattore in grado di generare parecchia volatilità su bond e sterlina.

EurUsd, i tassi aiutano il dollaro

Le ultime affermazioni del Presidente della FED, decisamente meno dovish rispetto alle settimane precedenti, hanno favorito un riallargamento degli spread di tasso tra decennale americano e tedesco.
Un differenziale di tassi che sembra aver trovato in 140 punti base un punto di sostegno importante e che ha coinciso con la vigorosa reazione del dollaro riportatosi a ridosso di 1,15 nel rapporto con l’euro. Come vedremo tra poco la soglia tecnica di supporto è molto importante in chiave prospettica.

EurUsd (linea nera scala invertita) vs Spread USA-Germania (linea rossa) (grafico weekly): la risalita degli spread tra tassi decennali USA-Germania ha favorito il dollaro

Il grafico giornaliero ci fa apprezzare il momento tecnico che sta vivendo EurUsd.
Da metà settembre in avanti il cambio ha innestato la retromarcia dopo aver toccato con precisione chirurgica le resistenze di area 1,19. Al momento possiamo catalogare questa fase come semplice correzione che rimarrà tale fino a quando i supporti di 1,14 (media mobile a 200 giorni e minimi di luglio) reggeranno. Perdere questo supporto ci proietterebbe in zona 1,126 dove presumibilmente tornerebbero a montare le pressioni in vendita sul biglietto verde. Scenario che riteniamo al momento poco probabile.

EurUsd (grafico daily): in zona 1,14 il momento della verità per EurUsd

EurUsd outlook settimanale del 1 settembre 2025: Francia e FED, gli impatti su EurUsd

  • Il Presidente americano continua nella sua opera di accerchiamento della FED con le accuse mosse alla Governatrice Cook che potrebbero portare alle dimissioni e quindi all’inserimento di un nuovo membro vicino alla Casa Bianca. Powell intanto mette i vestiti da colomba e il taglio dei tassi a settembre sembra probabile.
  • L’Europa teme per una crisi politica e del debito francese. La richiesta di un voto di fiducia da parte dell’attuale esecutivo fa balzare gli spread dei titoli di stato francesi con il rischio di elezioni anticipate sempre più vicino.
  • EurUsd avvicina le resistenze ma poi arretra dopo lo scoppio della crisi politica francese. All’euro serve ancora tempo per digerire il precedente rialzo ed avere tutte le carte in regola per tentare l’assalto a 1,20.

Trump vuole prendersi la FED

Dopo che Powell ha mostrato atteggiamenti da “colomba” in quel di Jackson Hole e dopo l’attacco frontale alla FED da parte della Casa Bianca con le richieste di licenziamento della Governatrice Cook per frode, sempre che l’opera di incentivo neanche tanto gentile verso una politica monetaria più accomodante da parte di Donald Trump stia prendendo corpo.
Mettendo ancora più sotto controllo la Casa Bianca la futura politica monetaria è un obiettivo dichiarato e pazienza se questo significherò far perdere autorevolezza e indipendenza alla FED e quindi rischiare grosso sulle valutazioni del dollaro.
Il dollaro ha preso atto di ciò e solo grazie ad un fattore esogeno ha evitato l’assalto alle ultime resistenze prima di 1,20.
La crisi politica francese con la volontà del Governo in carica di mettere il Parlamento di fronte ad una scottante realtà circa l’evoluzione dei conti pubblici, ha frenato la corsa di una moneta unica che aveva e avrà bisogno di un pò di tempo per smaltire gli eccessi bullish prima di ripartire verso l’alto.
E la scusa buona è arrivata grazie ad uno spread tra tassi decennali francesi e tedeschi schizzati nuovamente in zona 80 punti base come già accaduto ad inizio 2025.
Al momento sembra molto complicato per il Governo francese in carica riuscire a strappare la fiducia in Parlamento l’8 settembre e le elezioni anticipate sono un rischio non così remoto mettendo Macron in seria difficoltà.
L’euro paga di conseguenza questa fase di incertezza che costringerà la BCE ad un atteggiamento prudente, mentre per ora pochi dubbi sembrano esserci sul nuovo taglio dei tassi che apporterà la FED salvo clamorosi quanto positivi dati sulla disoccupazione americana di agosto.

Il dollaro trova nella Francia un alleato

EurUsd (grafico daily): l’euro prepara una nuova spinta rialzista?

Il tentativo di violare al rialzo la down trend line che guida il ribasso temporaneo di EurUsd da fine giugno ha trovato nella crisi francese un prezioso alleato che ha rispedito il cambio a ridosso della media mobile a 50 giorni, molto abile nel contenere il ribasso da marzo in avanti.
L’impressione è che la scarsa incisività della forza del dollaro nonostante la crisi francese possa essere un sintomo di nuova debolezza in arrivo sul biglietto verde.
Evidente come il superamento delle resistenze poste poco sopra 1,18 aprirebbe le porte ad un allungo anche oltre 1,20.

EurUsd (grafico daily) – il price oscillator non accende gli euro entusiasmi

Come detto l’euro deve smaltire molti eccessi bullish accumulati nei mesi precedenti e uno degli indicatori che sembra voler segnalare questa necessità prima di una spinta verso l’alto più convinta è il price oscillator.
La differenza tra prezzo spot e media mobile a 200 giorni tocca ancora oggi livelli che in passato hanno favorito un riprezzamento del dollaro. Sarebbe molto grave se il biglietto verde perdesse fin da subito terreno nonostante queste condizioni tecniche. A quel punto avremmo un segnale inequivocabile che lo short dollaro sarebbe il trade ideale di questo finale di 2025.

EurUsd outlook settimanale del 14 agosto 2025: Dazi e dollaro debole, la storia continua

  • Il Presidente americano vuole portare a casa gli accordi commerciali prima della fine dell’estate schierandosi contro chi per vari motivi politici va contro le sue idee. Dopo il Brasile e la Svizzera anche l’India entra nel mirino. Intanto all’orizzonte si profila l’incontro Trump-Putin.
  • L’Europa preferisce mantenere un profilo basso anche se l’eccessiva forza dell’euro potrebbe preoccupare esportatori già colpiti dai dazi. Nel cuore dell’Europa chi paga pesantemente la trade war è la Svizzera.
  • EurUsd ha già terminato la breve fase correttiva e torna a puntare le resistenze sulla prospettiva di tagli nei tassi FED a settembre.

Trump non fa scendere la tensione sui dazi, anzi

Poche ore, questa è stata la durata dell’illusorio rafforzamento di un dollaro americano che conferma la sua debolezza strutturale reagendo male ogni volta che le dichiarazioni sui dazi di Trump si abbattono sul mercato con il suo carico di incertezze e caos.
Terminato il periodo di riflessione (che si prolungherà per alcuni paesi più critici come Messico e Cina), alcuni accordi sono arrivati alla spicciolata anche se non si comprende bene in che modo verranno effettivamente applicati.
La mancanza di dettaglio è tuttavia cosa migliore rispetto a chi, come la Svizzera, il Brasile e l’India, si è visto recapitare lettere shock.
Il mercato continua, comunque, a guardare ai fondamentali e dopo il dato sull’occupazione statunitense le attese per una riduzione dei tassi a settembre sono aumentate riducendo ulteriormente il vantaggio di tasso dei rendimenti americani sulla parte più breve della curva rispetto a quelli offerti dal blocco G10.
E il risultato non poteva che essere un ritorno della debolezza sul biglietto verde.
Se i mercati azionari non sembrano quindi infastiditi dal clima di incertezza commerciale che avvolge i mercati confidenti in un aumento degli utili in prospettiva, quelli valutari vivono un momento delicato con divise come lo yen giapponese ancora sotto pressione, oltre naturalmente al dollaro americano.
A Francoforte si guarda al rafforzamento dell’euro con attenzione perché il rischio è quello di incidere sui margini di esportatori già provati dalla nuova tariffa del 15%. Certamente questa prova di forza sulla moneta unica sta agevolando il lavoro quanto a contenimento dell’inflazione.
L’incontro di Ferragosto tra Trump e Putin potrebbe intanto aprire una nuova fase nella guerra ucraino-russa.

Il dollaro si conferma valuta fragile

L’attesa non è per una ripartenza immediata dell’euro. Ci sono alcuni aspetti tecnici da sistemare, dal sentiment alla stagionalità, passando dagli oscillatori. Certamente più passa il tempo e meno profondo sarà il recupero del dollaro Usa.
Se prendiamo ad esempio il grafico settimanale basato sulle bande di Bollinger scopriamo che i picchi di volatilità anticipano i top primari. Nel 2020 e nel 2023 è andata in questo modo e il copione sembra ripresentarsi adesso con le due bande inferiore e superiore che stanno convergendo appiattendo la volatilità ed impedendo all’euro di spingere ulteriormente sopra 1,18.
Nel momento in cui le bande si avvicineranno a livelli minimi comincerà probabilmente il conto alla rovescia per un nuovo spunto bullish della moneta unica. Rischi che per il momento rimangono confinati all’importante zona di supporto di 1,12/1,13.

EurUsd (grafico weekly): per l’euro non è ancora arrivato il momento di accellerare verso l’alto

In una manciata di sedute l’euro si è riportato sopra quella media mobile a 50 giorni che ha sostenuto finora il bull market. Con una breve pausa, poi rivelatosi trappola per orsi post accordo con la UE sui dazi, EurUsd ha ripreso la sua marcia rialzista e sarà molto interessante verificare se la moneta unica europea saprà aggredire le resistenze e superarle al primo colpo. Area 1,17 e 1,18 sono critiche sotto questa prospettiva. L’idea di fondo rimane quella, comunque, del proseguimento di un trading range non direzionale fino a settembre, quando la FED scioglierà le sue riserve sui tassi.

EurUsd (grafico daily) – riconquistata la media mobile a 50 giorni

EurUsd outlook settimanale del 4 agosto 2025 – Trump chiude alcune partite, non la FED

  • Continuano le trattative febbrili per chiudere gli accordi sui dazi. Ultima in ordine di tempo l’Europa mentre alcuni paesi emergenti rimangono appesi a nuovi inasprimenti. Intanto la FED mantiene fermi i tassi di interesse, ma il pessimo dato sull’occupazione riaccende le speculazioni su un taglio a settembre.
  • L’Europa accoglie con favore la debolezza dell’euro post accordo sui dazi consentendo così alla BCE di avere meno pressioni su un nuovo ribasso nei tassi.
  • EurUsd ritraccia in modo esemplare dopo il test della resistenza di area 1.18I primi supporti posizionati in zona 1.14 hanno arginato il ribasso prima di un corposo rimbalzo.

I tassi non scendono ma i dazi entrano nelle casse federali

Il deal con l’amministrazione americana è costato nell’immediato circa un 3% ad un euro che è sceso soprattutto perché aveva raggiunto condizioni di sentiment positivo estreme e compatibili con un top.
Un movimento che per ora toglie pressione anche alla BCE nel ridurre ulteriormente i tassi di interesse, mossa che il mercato stima in massimo 25 punti base nei prossimi 12 mesi. Se ne riparlerà eventualmente dopo Jackson Hole come per la FED che ha confermato i tassi invariati scatenando l’ira di Trump che si dice comunque sicuro che Powell agirà a settembre.
Powell, pur tenendo conto di due dissensi all’interno del FOMC, ha ribadito che i prossimi dati sull’inflazione e lo stato dell’economia saranno decisivi perché cominceranno ad incorporare gli aumenti di prezzo causati dai dazi. E visti i dati sull’occupazione di luglio molto deludenti le premesse per un “cut” a settembre ci sono tutte.
FED che potrà così cominciare a fare calcoli più precisi di inflazione attesa sui riflessi di dazi al 15% per Europa (anche se i dettagli del deal sono lontani dall’essere definiti) e Giappone. Con la Cina la proroga mantiene uno status quo benigno, così come il Messico, mentre India e Brasile sembrano destinate ad essere colpite duramente da un’amministrazione che mischia deficit commerciali a politica nell’applicazione di queste percentuali. Canada e Svizzera sono state a loro volte colpite duramente dalle nuove misure annunciate dall’Amministrazione USA.
Il centro di ricerca indipendente di Yale con l’ingresso delle nuove tariffe UE al 15% ha ritoccato al 18,2% il tasso effettivo di dazi applicato dagli Stati Uniti, il più alto dal 1934 ed in crescita del 2,4% da gennaio 2025. Secondo l’istituto di ricerca l’impatto sul Pil sarà di -0,5% sul 2025 con un incremento dei prezzi al consumo del 1,8% nel breve periodo.

EurUsd, correzione in corso

Per EurUsd la correzione in corso ha forzato in un colpo solo la media mobile a 50 giorni formalizzando una sorta di doppio massimo il cui obiettivo (1,14) è stato raggiunto. Zona di 1,12 rappresenterebbe comunque l’ideale punto di atterraggio della discesa sulla quale le coperture di rischio cambio sul dollaro americano potrebbero ricominciare ad essere implementate nell’ottica di una ripresa del bull market dell’euro. Da queste parti infatti annotiamo una serie di supporti statici molto importanti e che potrebbero frenare l’avanzamento del dollaro. Dollaro che però ha preso malissimo il dato sull’occupazione americana rispedendo EurUsd immediatamente sopra 1,16. Forse la correzione è già finita.

EurUsd (grafico daily): correzione già finita?

Tracciando delle semplici trend line sul grafico del Dollar Index potremmo effettivamente essere di fronte all’esaurimento della correzione cominciata nel 2022 e che ha visto un interessamento della base inferiore di un canalone rialzista che guida il mercato dalla crisi del 2008.
Qualcosa però non ci convince dal lato dell’analisi tecnica. Utilizzando ad esempio un oscillatore come lo Stochastic Momentum Index, ci accorgiamo che durante questo periodo storico ogni bottom primario è stato realizzato quando l’SMI è sceso in ipervenduto. Ad oggi questa situazione non si è ancora realizzata con la media mobile che solo ora ha assunto un’inclinazione ribassista.
Questo ci porta a pensare che il rimbalzo doveroso delle ultime sedute sarà più avanti seguito da una nuova discesa che metterà sotto pressione il Dollar Index per andare a definire un bottom primario dal quale ripartire.

EurUsd (grafico monthly) – la debolezza del dollaro potrebbe non essere ancora esaurita

EurUsd outlook settimanale del 14 luglio 2025 – La minaccia dei dazi ritorna d’attualità

  • Torna ad infuriare la guerra dei dazi dopo che i tre mesi di sospensione sono arrivati a scadenza. Le lettere inviate alla Casa Bianca ai vari paesi ripristinano le condizioni del Liberation Day e questo impone alla FED ulteriore cautela scatenando l’ira di Trump.
  • L’Europa guarda con attenzione all’evoluzione delle trattative commerciali con gli USA e intanto la BCE si mostra sempre più cauta nell’affrontare nuove manovre di riduzione nei tassi di interesse.
  • EurUsd non si allontana dai massimi con le nuove tensioni sui dazi che rischiano di affossare ulteriormente il biglietto verde qualora aumentasse il clima di incertezza e sfiducia attorno agli Stat Uniti.

La FED rimane cauta

Ormai in Europa sembra che i tassi abbiano raggiunto un floor al di sotto del quale sarà difficile andare, almeno secondo il mercato che vede al massimo 25 punti base di taglio nei prossimi 12 mesi. E dire che non sono mancati gli esponenti BCE che hanno evidenziato come la bassa crescita, l’euro forte e la latitanza negli investimenti rischiano di portare il tasso di inflazione al 1%.
Ma per l’euro c’è ancora l’incognita dazi aperta. La lista di chi a partire dal primo agosto vedrà scattare sulle proprie merci i dazi è lunga e in continuo aggiornamento. Alcuni paesi noti come Giappone, Corea del Sud, Sud Africa, Canada e Brasile hanno già subito il preavviso che fra qualche giorno le merci in ingresso negli States e provenienti da quegli stati subiranno una tassazione che varia da paese a paese. Dal 25% del Giappone fino al 50% del Brasile la tagliola americana sarà importante.
Al momento solo Vietnam e UK hanno formalmente raggiunto un accordo (per la Cina siamo solo agli intenti) confermando il fallimento per ora della strategia trumpiana. Torna a salire il tasso effettivo di tariffe doganali applicate negli States stimate al 17.6%, il massimo dal 1934 e ben superiore al 2.4% di gennaio.
I riflessi sul dollaro si sono notati soprattutto alla luce di una maggiore incertezza sui tassi FED che a settembre dovrebbero scendere, a meno che la letterina sui dazi non rimetta a Powell le ali del falco anche per arginare la fuga dal dollaro.
I verbali dell’ultimo meeting FED hanno evidenziato che solo due membri erano a favore di un ribasso nei tassi già a luglio, mentre la maggioranza dei membri ritiene adeguato un approccio prudente di attese che naturalmente farà infuriare Donald Trump.

EurUsd, l’intenzione sembra chiara

Se l’area di 1.20 sembra la candidata principale ad accogliere EurUsd nelle prossime settimane, non possiamo non annotare come il mercato si sia fermato in modo esemplare a poca distanza di 1,19, un livello di prezzo dove la gamba di rialzo partita nel 2025 da 1,01 eguaglia in ampiezza quella del periodo 2022-2023. Assieme alla valenza psicologica di 1,20 questa nota tecnica potrebbe essere utile per rafforzare l’idea di una pausa di riflessione nell’avanzamento del cambio.

EurUsd (grafico daily): la seconda gamba di rialzo ha eguagliato la prima partita nel 2022

EurUsd sembra ormai destinato ad andare a testare la zona di 1.20 prima di sciogliere le riserve sul suo futuro.
La mancata reazione degli ultimi giorni, a parte un marginale ritracciamento, fa pensare ancora ad una forza sottostante che potrebbe nel breve trovare il conforto solo da un sentiment eccessivamente negativo.
Analizzando il grafico su una scala trimestrale e utilizzando un indicatore come l’SMI (Stochastic Momentum Index), possiamo apprezzare l’entrata in territorio di ipercomprato pur mancando il formale segnale di inversione. Un segnale che nella storia di EurUsd ha sempre sancito la formazione di un top primario. Ma attenzione l’evento si è concretizzato sempre all’interno di un bear market.
Quando il trend invece guardava verso l’alto nel 2004 quel segnale produsse solo un periodo di appannamento per l’euro tra l’altro neanche particolarmente incisivo.

EurUsd (grafico quaterly) – ipercomprato ma non troppo

EurUsd Outlook Settimanale del 7 Luglio 2025 – Trump-Powell è Rottura

  • La guerra dei dazi ora si sposta nelle sedi politico-economiche americane con il budget di bilancio approvato alla Camera e il dibattito sempre più acceso tra Trump e Powell sulla gestione della politica monetaria.
  • L’Europa si interroga sui livelli raggiunti dall’euro che presto potrebbero sì ridurre l’inflazione, ma anche rallentare la già debole ripresa economica.
  • EurUsd rimane vicino ai massimi confermando la sua volontà di andare quanto meno a testare quella zona di 1,20 che alcuni esponenti della BCE indicano come un primo livello soglia importante e da monitorare.

La resa dei conti alla FED è vicina

Settimana intensa a livello politico ed economico negli Stati Uniti. I dati sull’occupazione e ISM sono stati protagonisti.
L’indice ISM manifatturiero ha indicato un possibile scenario di stagflazione con crescita stagnante e prezzi in rialzo. In calo l’occupazione e in calo i nuovi ordini in uno scenario che sembra alimentare sempre più la narrativa di un Trump che vorrebbe spingere Powell alle dimissioni di Presidente della FED. Meglio invece l’Ism servizi che torna sopra i 50 punti. Disoccupazione in calo e minori pressioni sui salari hanno completato la settimana di dati.
Approvato alla Camera intanto il budget di bilancio (3,3 trilioni di dollari in più di deficit nei prossimi 10 anni) con la FED di nuovo a fare da pompiere nel ricordare che l’attuale parabola del debito è insostenibile.
Yale Budget Lab, centro di ricerca indipendente, certifica che al momento il tasso effettivo di dazi commerciali applicati dagli Stati Uniti è del 15,8%, il più alto dal 1936. Da solo questo dato giustifica la titubanza di Powell nell’abbracciare la retorica trumpiana. E mai parole da parte del Presidente della FED furono più chiare. Senza dazi avremmo già abbassato i tassi ha pronunciato Powell da Sintra, e abilmente la palla è stata rimessa nel campo di Trump.
Intanto si avvicina la data del 9 luglio, termine ultimo per la proroga delle tariffe annunciate durante il Liberation Day. Per alcuni paesi come il Giappone e l’Europa l’accordo pare improbabile.
In Europa comincia a montare il dibattito sul cambio EurUsd. Ormai a tiro quota 1,20, qualche lamento sta arrivando da alcuni componenti del board BCE. Vero che questo livello facilita il compito di Francoforte abbassando ulteriormente l’inflazione e aprendo la strada a nuovi tagli nei tassi. Ma altrettanto vero che in un contesto dove le svalutazioni di paesi concorrenti come la Cina e il Giappone si stanno facendo importanti, la competitività della merce europea va in crisi.

Dollaro alla prova della verità

L’ipotesi adesso è quella di uno stop temporaneo nel ribasso del dollaro in corrispondenza dell’importante up trend line che sale dal 2011, ma anche dell’ormai imminente obiettivo “minimo” di saldo annuale negativo di almeno il 10%.
Questa non è condizione sufficiente ma necessaria per cominciare a ragionare su una fase meno direzionale ribassista per il dollaro che comincia anche a mostrare un sentiment particolarmente deteriorato in particolare osservando il comportamento degli speculatori sul mercato futures.

Dollar Index (grafico weekly): il dollaro sta per registrare una perdita annuale superiore al 10%

Il grafico di lungo periodo di EurUsd non sembra lasciare molti dubbi circa la direzione che sta prendendo il cambio più celebre del pianeta. Dopo il break delle resistenze di 1,12 praticamente la moneta unica europea non si è più girata indietro ed ora converge verso una zona di prezzo molto importante. Attorno a 1,20 troviamo non solo una resistenza psicologica, ma anche una serie di proiezioni tecniche rilevanti. E poi spazio fino a 1,25 i massimi del 2018 e del 2020 che a questo punto diventano obiettivi realistici per i prossimi mesi.

EurUsd (grafico daily) – l’euro sembra puntare verso area 1,20