Settimana densa di eventi macro negli Stati Uniti.
Ma l’avvio di settimana ha visto subito come top news la messa sotto indagine del Presidente della FED Powell per i costi della nuova sede della banca centrale, già più volte invocata da Trump come uno dei punti più oscuri della guida di Powell. il rischio di un progressivo smantellamento dell’indipendenza della FED rappresenta un fattore che remerebbe in teoria contro il dollaro che però in settimana ha conosciuto anche l’atteso dato sull’inflazione di dicembre e soprattutto il giudizio della Corte Suprema sui dazi.
L’inflazione statunitense continua il suo lento degradare verso l’obiettivo 2% della FED con il tasso core che a dicembre è cresciuto al passo più basso da marzo 2021 (2.6%). Il mercato sconta per certo però un nulla di fatto nel FOMC del 28 gennaio mentre si moltiplicano le speculazioni sulla futura guida della FED visto che proprio Powell a maggio terminerà il suo mandato.
Bene anche il mercato del lavoro con i sussidi alla disoccupazione che inaspettatamente sono scesi la scorsa settimana.
Ma indubbiamente a tenere banco sullo sfondo sono soprattutto gli eventi geopolitici dove si intrecciano anche gli interessi europei, cinesi e medio orientali.
Dopo il Venezuela sembra adesso essere il turno dell’Iran con le rivolte popolari che mettono a rischio il regime che sta reagendo con una repressione molto violenta.
Passa in secondo piano anche la questione ucraina visto che per l’Europa si apre il fronte groenlandese con le mire di Trump sull’isola più grande del mondo sotto il controllo della Danimarca e comunque della Nato. L’invio di un piccolo contingente di forze militari pan europee rischia di aumentare le tensioni con gli USA.
Una serie di eventi che per il momento non hanno scalfito l’ottimismo di mercati azionari a nuovi massimi storici mentre è stallo sul mercato obbligazionario. Il dollaro invece riprende ancora qualche posizione sull’euro tornando in zona 1,16.
Da inizio anno EurUsd ha avuto praticamente una sola direzione che è stata quella moderatamente ribassista. Il ritorno di interesse sul biglietto verde ha motivazione di sentiment (c’era troppo ottimismo attorno al dollaro) e di stagionalità (gennaio e febbraio storicamente sono mesi favorevoli al biglietto verde).
Una tendenza che prosegue e che troverà nella linea di supporto di 1,15 il punto cruciale sul quale si potranno definire nuove strategie tattiche su EurUsd.
Non escludo un interessamento di questa zona di prezzo nelle prossime settimane.

L’ipercomprato estivo su EurUsd sta lasciando spazio ad una lunga fase laterale che normalizza il sentiment di operatori troppo esposti al lato long euro.
Un movimento, quello del cambio, che idealmente potrebbe portarci fino ai supporti di 1,124 dove probabilmente i compratori di euro si riaffaccerebbe in modo più convinto a quel punto con una condizione di oscillatori decisamente meno “estrema” rispetto ai mesi precedenti.
Per le prossime settimane sono quindi due i livelli sui quali potrebbe essere opportuno ricominciare ad accumulare posizioni long di euro, 1,15 e 1,124.
