La tregua che le parti in gioco si sono imposte nello scontro bellico nel Golfo sembra reggere seppur a fatica. Israele non molla la presa in Libano anche se Trump impone il cessate il fuoco, mentre l’Iran tiene ancora sotto scacco i paesi del Golfo riaprendo Hormuz a intermittenza. L’intervento della Cina nel processo diplomatico potrebbe essere una svolta per consentire nel prossimo round negoziale una fine delle ostilità.
Intanto Trump deve fare i conti con un evidente calo di popolarità che rischia di mettere il partito repubblicano in difficoltà nelle prossime elezioni autunnali di mid terms.
Gli esiti del conflitto e una caduta della fiducia anche negli interscambi commerciali di molti partners compresi gli europei, potrebbe impattare sugli esiti delle urne. Ma soprattutto l’aumento dell’inflazione che lo stesso Trump imputò a Biden durante la campagna elettorale del 2024, rischia di essere il fattore che metterà il Congresso nelle mani democratiche.
La FED intanto si muove con cautela. Servono nuove informazioni per capire gli impatti dei recenti rialzi nei prezzi anche sui salari. E poi c’è il rischio che il Tesoro americano, dopo il giudizio della Corte Suprema, debba rimborsare a imprese e consumatori parte dei dazi incassati. Scenario che potrebbe spiegare la debolezza del dollaro.
Le borse invece festeggiano dopo una modesta correzione e tornano sui massimi storici. In leggera ripresa i bond con il petrolio tornato sotto i 100 dollari al barile. Ma intanto EurUsd rimette il naso sopra 1,18 e questo è un segnale di vitalità importante per la moneta unica europea.
La scorsa settimana avevamo segnalato la concreta possibilità di un rimbalzo dell’euro, poi effettivamente arrivato e superiore alle attese. A questo punto l’analisi tecnica suggerisce tre scenari. Il più probabile, quello di un proseguimento della lateralità che va avanti da quasi un anno e che vede 1,14 come parete inferiore e 1,19/1,20 come parete inferiore.
Il secondo scenario che indica un ritorno di forza del dollaro con formalizzazione a quel punto di una figura di testa e spalla ribassista con la rottura di 1,14. Per ora meno probabile come del resto anche quello di un break della parete superiore del range che sposterebbe il cambio in estate verso 1,25. Scenario che potrebbe prendere forma solo con una FED che imposta una politica di tassi di interesse dovish rispetto ad una BCE più hawkins.

Il movimento di EurUsd all’interno delle bande di Bollinger conferma la lateralità e la regolarità con cui le due valute si stanno muovendo da un anno. Toccata la parete inferiore delle bande, ora si guarda a quella superiore come argine al rialzo. Serve uno scoppio della volatilità per uscire da questa fase. Quale potrebbe essere il market movers in grado di dare il via a questa fase ovviamente non lo sappiamo, ma l’uscita dal range sarà impattante per tutti i mercati.
