Messa in soffitta almeno per ora la questione Iran e prezzo del petrolio con l’inflazione che dovrebbe rapidamente rientrare, tutti gli occhi si spostano sulle future decisioni di una FED che dovrà capire se e come rallentare una crescita che rimane sostenuta.
Il tanto atteso dato sull’occupazione di giugno ha evidenziato una creazione di posti di lavoro di 57 mila nuove buste paga, meno delle attese. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2%. A maggio i nuovi posti di lavoro creati erano stati 129 mila, dato rivisto al ribasso. Teoricamente numeri dovish se non fosse per il progresso dei salari che rimane ancora su percentuali sostenute (3,5%). La parola passa dunque alla Federal Reserve.
L’inflazione dell’Eurozona intanto è salita a giugno nelle stime preliminari, meno del previsto al 2.8% contro il 3% atteso, e lo stesso accade anche per il dato core al 2.4%. Merito del repentino rientro dei prezzi dell’energia e questo indurrà la BCE a mettere in stand by il rialzo dei tassi previsto prima di agosto.
Permane comunque un mercato impostato in modalità hawkins con i tassi a 2 anni che per Euro, USA, UK e Giappone sono più elevati dei tassi ufficiali.
Un contesto dove il dollaro continua a essere pimpante proprio sull’idea che la FED non sarà dovish come si prevedeva solo qualche mese fa e che il differenziale di crescita continuerà a favorire l’afflusso di capitale verso il paese americano. Donald Trump sarà d’accordo in vista delle elezioni di medio termine?
Quello che si può osservare dal grafico che mette a confronto EurUsd (su scala invertita) e lo spread tra titoli di stato Usa e Germania a 10 anni, è proprio l’aiuto che il differenziale di rendimento sta offrendo al biglietto verde.
Dopo un minimo a 125 punti base lo spread è risalito sopra i 150 punti base, fattore che ha permesso al dollaro di riportarsi a ridosso dei supporti critici di 1,14 contro euro. Se la FED e l’economia americana dovessero mostrare ancora un atteggiamento positivo rispetto alle dinamiche di Eurolandia, quello del differenziale di rendimento potrebbe essere il fattore decisivo nel sancire il break prima di 1,14 e poi di 1,12.

Il grafico giornaliero che ormai proponiamo da settimane parla chiaro. La zona di supporto di 1,14 è decisiva in prospettiva ed un suo abbattimento proporrebbe una figura di testa e spalla che troverebbe conferma dal successivo break di area 1,12.
A quel punto, e solo a quel punto, per l’euro si prefigurerebbe una stagione decisamente negativa. Attenzione perché proprio da fine settembre comincia un periodo stagionale decisamente più positivo per il biglietto verde e per la moneta unica europea è consigliata arrivarci lontano dai livelli sopra citati.
