Azioni ENI

ENI rappresenta una delle società multinazionali italiane più conosciute al mondo. Rappresenta l’ottavo gruppo petrolifero a livello globale con oltre 30 mila dipendenti e una presenza in 66 paesi su 5 continenti. Impegnata prevalentemente nell’esplorazione, estrazione, raffinazione e distribuzione di petrolio e gas, l’azienda nel corso degli anni ha diversificato il proprio business entrando nel settore chimico, elettrico e delle energie rinnovabili. Fondata dalla Stato italiano nel 1953, ENI si è trasformata in società per azioni nel 1992 e rappresenta oggi una delle azioni storiche della borsa italiana con dividendi e bilanci assolutamente di prim’ordine.

La storia di ENI

L’Ente Nazionale Idrocarburi (questo il significato della sigla ENI) fu istituito nel 1953 dallo Stato italiano come ente pubblico sotto la presidenza di Enrico Mattei, presidente della società fino alla sua morte nel 1962.
Nella sua mission iniziale, la società statale aveva il compito di “promuovere e intraprendere iniziative di interesse nazionale nei settori degli idrocarburi e del gas naturale”. La scoperta di alcuni giacimenti di metano in Pianura Padana negli anni ’50 restituì vigore a quella che sembrava una società in procinto di chiudere e che invece assunse il controllo di marchi come AGIP e SNAM. Lo sviluppo del business in quegli anni si concentrò soprattutto sulla rete distributiva di metano e benzina, ma anche nel salvataggio di società che nulla avevano a che fare con il settore degli idrocarburi (ad esempio: Nuovo Pignone e Lanerossi).

I consumi di energia stavano però crescendo velocemente in Italia, e così ENI assunse il ruolo di acquirente di energia dall’estero non essendo l’Italia un paese produttore se non per modeste quantità di petrolio e gas. Grazie a Enrico Mattei la società spostò la sua attenzione soprattutto verso l’Africa stringendo accordi che miravano a ottenere petrolio in cambio di infrastrutture di distribuzione grazie alle competenze ingegneristiche delle controllate Snamprogetti e Saipem.

Questo “sconfinamento” fuori dall’Italia di Mattei creò malumori tra quelle che allora erano le sette sorelle, ovvero le sette più grandi società petrolifere fino a quel momento operative in un regime di cartello oligopolistico. Il misterioso incidente che pose fine alla carriera di Mattei in ENI diede il via a un periodo non facile di transizione per la società italiana che culminò con la crisi petrolifera del 1973 quando ENI chiuse il suo bilancio in perdita.

Nel 1992 la società a partecipazione statale venne privatizzata dall’allora Governo Amato, preludio a una ristrutturazione piuttosto intensa orientata a focalizzare il business soprattutto nelle attività core di gas e petrolio, abbandonando ad esempio la chimica.

Nel 1995 ENI venne quotata sulle piazze di Milano e New York in seguito al collocamento di una prima tranche di quote societarie. Negli anni successivi il Tesoro limò ulteriormente le proprie quote di partecipazione fino ad arrivare al 30%. Dal momento della quotazione ENI, i maggiori investimenti aziendali si concentrarono sul business delle energie rinnovabili consolidando i ricavi derivanti da gas e petrolio i quali hanno sempre generato cash flow stabili.

In quale settore di mercato opera ENI

La società è oggi uno dei principali player impegnati nell’attività di esplorazione, estrazione e distribuzione di combustibili fossili. Attiva in Africa, Europa, Nord America, la compagnia italiana partecipa a importanti progetti anche in Venezuela e Kazakistan. Sono oltre 5000 le stazioni di servizio presenti in Europa che distribuiscono i carburanti prodotti da ENI. A questo si aggiungono 4.7 GW di potenza installata in termini di generazione di energia elettrica (di cui 1 GW da fonti rinnovabili) oltre naturalmente alla quota di 1,7 milioni di barili di petrolio prodotti ogni giorno.
L’impegno nelle energie rinnovabili è in costante aumento è l’obiettivo è quello di raddoppiare i GW entro fine anno. Il budget sostanzioso di ricerca e sviluppo dedicato alla tecnologia dell’idrogeno sembra scommettere sul futuro di questa fonte alternativa di energia.

Chi sono i competitor di ENI

ENI si confronta sul mercato con i giganti americani del petrolio Exxon e Chevron, ma anche con le europee Royal Dutch Shell, BP e Total. La competizione proveniente dal mondo emergente sta ovviamente aumentando. Società del calibro di Saudi Aramco, Petrobras, Pemex e la cinese Petrochina cercheranno nei prossimi anni di insidiare l’ottavo posto di produttore mondiale di idrocarburi attualmente detenuto dalla società italiana.

Chi sono gli azionisti principali della società

Nel corso degli anni il peso del Tesoro italiano nel capitale della società è diminuito fino a poco più del 30% attuale suddiviso tra il Ministero dell’Economia con il 4,3% e la controllata Cassa Depositi e Prestiti al 25,96%. Seguono con quote di minoranza inferiori al 3% BlackRock, Vanguard e il fondo pensione norvegese Norges Bank.

Utili e ricavi passati e futuri

I ricavi di ENI alla fine del 2021 supereranno i 63 miliardi di dollari, un valore comunque ancora inferiore ai 70 miliardi del 2019. Dopo la perdita del 2019 l’utile per azione previsto per la fine del 2020 tornerà in nero superando il dato di 0.80 cent del 2019. In termini di fatturato un terzo dei ricavi proviene dall’Italia e oltre il 40% dal resto dell’Europa. L’11% del fatturato viene generato in Africa. ENI è capace di produrre robusti flussi di cassa con oltre 4,7 miliardi generati nel primo semestre 2020. Numeri questi che consentono a ENI di tenere basso il debito ed erogare un dividendo 2021 di 0,86 € per azione con un programma di buy back da 400 milioni di euro.

Le performance di ENI in borsa

ENI risulta essere per capitalizzazione sul mercato italiano una delle società più importanti con oltre 37 miliardi di capitalizzazione di borsa.

Le quotazioni oggi non sono ancora riuscite a recuperare i livelli pre Covid di 15 € per azione. L’azione ENI ha toccato nel 2007 un massimo storico di 28,9€ mentre proprio nel pieno della tempesta Covid-19 il valore di mercato è sceso ai livelli più bassi dal 1996. Il recupero degli ultimi 12 mesi è stato notevole, con un rialzo del 35%. Negli ultimi 10 anni il titolo ha permesso agli investitori di ottenere un rendimento annuo composto del 2,7%, compresi i dividendi.

Pro e contro del business di ENI

Il business di ENI è solido, difficilmente scalabile e genera cash flow in grado di offrire a chi investe sull’azione italiana dividendi elevati e stabili. Il prezzo del titolo è correlato all’andamento del prezzo del petrolio e ovviamente segue i cicli congiunturali dell’economia globale. Per chi ritiene che i prezzi delle materie prime siano destinati, dopo annate decisamente deludenti, a proseguire la tendenza al rialzo cominciata a marzo 2020, ENI è un titolo assolutamente da tenere in portafoglio. Il suo business sta virando verso la sostenibilità e gli investimenti nel mondo delle energie rinnovabili ne fanno un grande player destinato a trovare spazio anche in questo business verde.

Tra i contro di ENI, come già detto, occorre citare la dipendenza dall’andamento mondiale dei prezzi delle materie prime soprattutto energetiche che rendono il titolo estremamente volatile. Uno scenario di recessione dell’economia, regolamentazioni più stringenti dal punto di vista ambientale, rischi geopolitici legati alla presenza di impianti di estrazione in paesi non stabili dal punto di vista politico, sono alcuni dei fattori che potrebbero impattare in senso negativo sull’andamento delle quotazioni del titolo in borsa.

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