Settimana interlocutoria in attesa degli ultimi meeting delle banche centrali prima della chiusura di anno. I dati in arrivo dagli USA confermano che non si prospetta una recessione, mentre in Europa il taglio dei tassi appare più probabile visto lo stato di economia e inflazione. EurUsd si allontana intanto dalle resistenze.
Poche le informazioni macro arrivate nella scorsa settimana. Occupazione e inflazione saranno temi dei prossimi giorni così come i meeting attesissimi delle banche centrali. Stupisce in positivo la revisione del Pil americano del terzo trimestre e intanto per EurUsd comincia il mese stagionalmente più favorevole dell’anno.
Pochi eventi macroeconomici hanno caratterizzato una settimana corta per effetto della Festa del Ringraziamento americana. Le dichiarazioni immancabili di alcuni banchieri centrali e le elezioni politiche olandesi hanno fornito qualche spunto. EurUsd continua intanto ad allontanarsi da livelli critici e affronta adesso le resistenze di area 1,10.
L’inflazione americana rallenta più del previsto e i mercati festeggiano cominciando a sperare in generosi tagli nei tassi di interesse nel 2024 da parte della FED. In Europa intanto la recessione potrebbe non arrivare e l’euro riguadagna area 1,09 un po’ a sorpresa.
Poche informazioni quelle arrivate dai mercati valutari la scorsa settimana se non le dichiarazioni in ordine sparso di banchieri centrali che non lasciano trasparire il desiderio di allentare la morsa sui tassi. Un clima di attesa che ha consentito all’euro di recuperare terreno dirigendo la prua verso resistenze importanti e decisive. I mercati scruteranno con attenzione i dati in attesa dei meeting di dicembre.
Mentre il mondo continua a guardare con preoccupazione alle tensioni geopolitiche crescenti alle porte dell’Europa, l’inflazione mostra segni di moderazione che fanno sperare in banche centrali meno aggressive nel 2024. La FED osserverà con attenzione i dati di crescita, la BCE guarderà ad un’inflazione già in evidente rallentamento. Intanto EurUsd rimbalza tornando a ridosso delle resistenze che contano.
Le tensioni belliche in Medio Oriente hanno favorito la fuga dal rischio con i tassi di interesse che rimangono elevati vista la ferma volontà delle banche centrali di non perdere il controllo dell’inflazione, soprattutto adesso che rischia di vedere una ripresa a causa dei conflitti geopolitici. EurUsd intanto torna a premere sui supporti chiave in ottica di lungo periodo.
Dopo l’Ucraina, Israele, il mercato rinnova lo stato di tensione temendo un allargamento dei conflitti su scala globale. Le divisioni tra Occidente e Oriente aumentano un’incertezza di fondo che non fa bene ai mercati, mentre agevola il recupero di beni rifugio come l’oro e il dollaro. Ma non dei Treasuries americani che toccano il 5% sulle scadenze più lunghe.
La preoccupazione per un nuovo focolaio di guerra scoppiato questa volta in Medio Oriente, con Israele vigliaccamente aggredita dai terroristi palestinesi, trova negli asset più sicuri come oro e obbligazioni un porto verso cui convergere. La FED non sembra però intenzionata a mollare sui tassi, ma il mercato spera. Dollaro comunque premiato nella più classica delle fughe dal rischio.
Negli Stati Uniti gli strascichi dell’aumento del tetto del debito formalmente rinviato a novembre, proseguono, mentre i dati macroeconomici mostrano un’economia ancora forte con le buste paga che hanno doppiate le attese a settembre. Il dollaro rimane forte anche grazie alla nuova guerra in Israele, mentre l’euro subisce vendite alimentate per lo più da prospettive di crescita molto modeste che vedono certi paesi già in recessione come la Germania e altri prossimi ad entrare in questa fase.